venerdì 12 gennaio 2018

LA CHIMERA

Davanti al televisore stavo osservando l'ennesima scena di violenza "da parte di un gruppo di Chimere" all'interno di un ufficio governativo, il sangue dipingeva le pareti del più vivido rosso che avessi mai visto eppure il televisore aveva i colori tarati correttamente.


La TV governativa stava incolpando Moza, la Chimera “più violenta ed assetata di sangue” e la più ricercata in tutto il mondo di sotto, ma io non credevo a quanto stava blaterando quel mezzobusto di stato. 

Ero nato quarantanove anni prima nel mondo di sotto e molto presto mia madre si rese conto di quanto ero speciale, fin da quando nello spaccio alimentare a quattro anni, mi rivolsi al commesso con un pronome maschile, mia madre mi corresse dicendomi “guarda che Anisha è una bellissima signorina” ,ma io insistetti che era un uomo grasso e peloso, vidi il proprietario dello spaccio sbiancare è correre a prendere qualcosa sotto il bancone, "la signorina Anisha" corse fuori in strada e si mise a correre come un atleta sulle cento pard.


Fu così che scoprii che le illusioni delle Chimere non avevano effetto su di me.


La Statalità detestava le Chimere, così venivano chiamati i soggetti capaci di diffondere un immagine di se illusoria e come ogni stato totalitario ed in cui i regali dei costruttori di armi rappresentano una buona parte dei fondi donati ai governanti, si giunse presto alla caccia porta a porta.


Quando in uno stato una maggioranza inizia a temere, a torto o a ragione, una minoranza quest'ultima viene spietatamente soppressa e quando avevo dodici anni iniziò la durissima repressione, le chimere però trovarono nuovi ed insidiosi metodi per difendersi, non solo erano in grado di dissimulare l'immagine che davano di se agli altri, ma potevano entrare nella realtà oggettiva di chi si trovavano di fronte alterandone i percetti fino allo stato più estremo, la statalità scoprì presto che una chimera messa alle strette poteva fornire a chi la stava minacciando la terribile visione della loro morte sotto le ruote di un treno o precipitando da un viadotto, tali visioni causavano spesso la morte del soggetto in cui erano state indotte tali immagini.


Io non temevo le chimere, a sedici anni fui chiamato dalla statalità per diventare uno scopritore di chimere, ma io non volli far parte di questa maledetta caccia alle streghe, in fondo si trattava di esseri con un dono non troppo dissimile dal mio.


Con il tempo imparai non solo a vedere le chimere per ciò che erano, ma anche a capire che immagine stessero dando di se e fu notevole scoprire che sempre più chimere passeggiavano per srada con il loro vero aspetto, un modo per apparire sicure e sfuggire ai cacciatori assoldati dalla statalità, con gli anni anche le mie percezioni stavano cambiando, ora sentivo anche i loro pensieri, le loro paure, mentre la mia vita stava trascorrendo su dei binari troppo dritti davanti ad un semaforo pedonale incrociai lei, Moza mi passò accanto e seppi che mi aveva notato e mi chiese telepaticamente di seguirla al bar dell'angolo dietro Piazza Maggiore.




Ci andai subito e la trovai seduta con un sorriso smagliante, dava esattamente l'immagine di se per come era, aveva scelto un tavolino in disparte, non molto alta, capelli corvini e due occhi da lince, mi sedetti di fronte a lei, “perchè non collabori con la santissima inquisizione della statalità?” mi disse senza preamboli pronunciando il tutto con la pomposa dizione dei mezzobusti della TV, le risposi che la trovavo una porcata illegale, mi resi conto che era in grado di capire se stavo utilizzando una comunicazione sociale o se stessi esprimendo le mie idee, ma io pensavo sempre ciò che sentivo con il cuore.


Moza mi fissò a lungo sorridendo “un maschio sincero, una nuova specie od un errore genetico?”.

Provavo un attrazione incredibile per quella donna e sentivo che anche lei provava la medesima sensazione “cosa ne sai del mondo di sopra?” mi chiese a bruciapelo, le risposi che era un mondo collegato in qualche modo al nostro, ma non un pianeta gemello in questo universo, un amico esperto in fisica quantistica aveva ipotizzato che potesse essere lo stesso nostro pianeta, ma traslato a livello quantistico da qualche incidente che ci ha sfalsato, la vidi annuire poi guardandomi negli occhi come nessuno aveva mai fatto mi chiese “lo sai che sei l'unico a percepirlo fisicamente? Lo sai che io e te potremmo andarcene da questo porcile per cercare qualcosa di meglio?”

Lo avevo sempre saputo, invitai Moza a casa mia, accettò con un sorriso che avrebbe illuminato una notte senza lune.


Fare l'amore con Moza fu come allacciarsi ad un alter ego al femminile, per la prima volta sentii con tutto me stesso un orgasmo profondo femminile, persi i sensi, capii quanto una piccola morte fosse come premere un tasto di reset e dopo, quando i muscoli si rilassarono e l'endorfina lasciò spazio alla splendida e leggera spossatezza, mi sentii con la testa libera, per la prima volta.

Moza mi stava guardando sorridendo; in quel momento seppi dove era la strada per la via al mondo di sopra.

Le spiegai che dovevamo andare subito, con quello che avevamo addosso, presi i cinque lingotti d'oro da 50 grammi in cui avevo investito tutto i miei averi un anno prima ed uscimmo.

 Passeggiando lungo il viale alberato che dal portoncino di casa portava alla fermata della filobus provai a spiegarle “Vedi Moza, i nostri due mondi sono in realtà uno solo, deve essere successo qualcosa nel 1954 e penso di aver capito cosa, il progetto Siberia messo in pratica dalla statalità contro l'ondata di pazzia, (a loro dire) ed il successivo trasferimento di milioni di persone, nell'altro mondo è stato fermato, non è mai stato messo in atto!, nel mondo di sopra i governi vengono eletti dal popolo, la gente può avere dei diritti, forse proprio l'aver fermato questo progetto criminale ha creato lo sfasamento”.


Moza stava osservando in giro per capire se qualcuno ci stesse spiando, era tesa come un felino pronto allo scatto, "Art ci seguono", mi comunicò “lo so” le risposi e le anticipai che da li a dieci secondi ci avrebbero perso, avevo imparato a sentire gli schemi di ricerca dei cacciatori di chimere ed avevo imparato per gioco fin da ragazzo a coprire le chimere nelle vicinanze, per me erano uomini e donne e non animali da macello, come previsto il cacciatore ci perse ed io e Moza salimmo su di un filobus diretto alla periferia ovest della città.


La lunga fila di casette ed industrie dello stato si interruppero e noi scendemmo, ci trovavamo nuovamente in un viale alberato, la strada era dissestata, un grosso mezzo da scavo arrivava dalla città, due giovani cacciatori scesero con la rapidità di due scimmie e si arrampicarono sui rami di un albero, una chimera aveva provato a mimetizzarsi ma era stata uccisa giorni fa ora i due erano corsi a recuperare i poveri resti essiccati dal lanciaplasma degli sgherri di stato. Sentii Moza tremare, ma per me era troppo facile coprire una chimera acanto a me, la strinsi forte e la baciai, proseguimmo a piedi fino ad un muro che bloccava la via, ne parlai con Moza, ma lei non lo vedeva, seppi che quella era la porta per il mondo di sopra.


Tentammo di passare camminando attraversoil muro, ma ogni volta che lo facemmo non successe nulla, provammo e riprovammo, alla fine ci sedemmo per terra esausti e sfiduciati, il sole stava per tramontare  e fu proprio un riflesso anomalo sul muro che mi fece balenare un idea, il muro non era la porta ma era l'immagine del portale che in realtà si trovava sopra il muro, presi Moza sulle spalle e la spinsi sulla cima del muro e la vidi sparire completamente, da solo non riuscii a salire su di un muro che era un immagine, cercai qualcosa su cui arrampicarmi, ma non trovai nulla, tentai di spostare un cassonetto dei rifiuti, ma era pesantissimo, poi tentai di arrampicarmi su di un albero per lasciarmi cadere sulla sommità del muro, ma i miei tentativi di scalata insospettirono un uomo affacciato ad una finestra che dava sulla strada, lo vidi correre in casa, sentii che urlava alla moglie di correre a prendere il fucile perchè c'era una maledetta chimera che stava tentando di arrampicarsi su di un albero, mi lanciai verso la sommità del muro e sentii l'uomo sparare con il suo fucile.


Tempo e spazio erano una sottile linea biancastra, non avevo materia, non ero materia o assenza di materia, non ero dolore o assenza di dolore, non ero permanenza, solidità o assenza di solidità, mi sentivo recitare questa specie di Sutra quando in un esplosione di luce mi trovai steso sui sampietrini di una piazza, aprendo gli occhi vidi un monumento ad un Tritone che impugnava una forca a tre punte, una mano stava afferrando la mia, guardai il viso di chi mi stava aiutando a rialzarmi, Moza!



sabato 30 dicembre 2017

L'ANNO CHE VERRA'



Come ogni anno mi appresto a farvi gli auguri per l'anno nuovo che spero sia molto diverso da questo 2017.

Auguro a tutti i miei compatrioti (si lo so, un termine antico, ma mio padre li chiamava così) che il nuovo governo si occupi di noi, delle esigenze reali, della carenza di lavoro, dell'imbarbarimento dei rapporti fra stato e cittadini, insomma , un governo per i cittadini e non degli amici, delle banche, delle cooperative, elle corporazioni, delle logge, dei giornali, delle TV e dell'Europa.

Sopratutto l'Europa, matrigna infingarda spero se ne stia ben tranquilla fuori dalle balle, pensi ai titoli tossici di cui è imbottita la pancia di D. Bank.

Spero che il prossimo governo restituisca dignità ai risparmiatori, sulle cui chiappe sono stati ripianati i buchi dei banchieri alla faccia del'articolo 47 della nostra costituzione.

Se le banche hanno dei buchi enormi certamente gran parte della responsabilità è dovuta alla crisi economica che dal 2008 ha massacrato le aziende facendone fallire a migliaia, purtroppo essendoci noi giocati la sovranità monetaria assistiamo ogni anno alla penosa situazione in cui lo stato diventa un gestore creativo di finanza da delirio, da qui gli annullamenti di obbligazioni (e legalmente avrei qualcosa da dire perchè la natura stessa dell'obbligazione non può essere azzerata da un decreto del cazzo della peggiore legislatura della storia repubblicana).

Speriamo, come sempre; di certezze ne abbiamo poche, il sistema elettorale creato per mettere in difficoltà i cinque stelle potrebbe in realtà creare insperate aperture trasversali, staremo a vedere...

BUON ANNO A TUTTI VOI!!!!

PS il proposito di rileggere quanto scrivo durante il vecchio anno è stato disateso, il post era peno di orrori...

Scusate, scrivere per me è come suonare, viene di getto, rimetterci sopra l'attenzione mi è difficile, ma visto i risultati devo proprio sforzarmi di farlo.....







Risultati immagini per BUON ANNO

sabato 25 novembre 2017

L'Omino di Burro

Tutte le primavere arrivano le rondini, in Estate la gente va al mare, in autunno cadono le foglie ed in inverno la neve, con altrettanta puntualità ad ogni campagna elettorale questo omino di burro ci prospetta un meraviglioso paese dei balocchi, pieno di meritocrazia, dolci, giri gratis alle giostre e via via così andando.

Con metodica puntualità ad ogni suo governo dopo il solito pacchetto di leggi ad personam, priorità ripetitiva e sempre in primo piano per il nostro, ci scopriamo tutti, noi Italiani, con delle lunghe orecchie d'asino, vessati come e più di prima, derisi dai burocrati crucchi di un Europa germanocentrica.

Addirittura l'ultima volta in cui è stato eletto è fuggito a gambe levate con lo spauracchio dello spred lasciando il campo a Mangiafuoco Napolitano che grazie al duo Gatto e Volpe (Monti e Fornero) ci ha portato via le nostre quattro palanche e le nostre speranze di una pensione a 60 anni.

Signor Omino di Burro, nella Beauty Farm in cui ha perso qualche chiletto ci resti per un tre, quattro anni, non faccia ancora una volta promesse destinate ad essere disattese, spero che Salvini prenda un voto più di lei....
In Lomnbardia rideremmo per dei mesi........





martedì 7 novembre 2017

L'ultima vacanza

Come lo scorso anno, fra Settembre ed Ottobre, mi sono concesso una vacanza che condivido con un amico di vecchia data, la meta è sempre Andora, l'angolo di Liguria a cui sono legato da un affetto profondo.


Lo scorso anno le cose sono filate lisce come l'olio, fra passeggiate, qualche buon film, visite enogastronomiche nell'entroterra (ma anche in riva al mare) ed alcuni tentativi di pesca la settimana è stata "rigenerante", ho scoperto fra l'altro che la mia insonnia notturna nella ridente Liguria sparisce come per incanto.


Si, a dire il vero un “problema” c'era stato, lo scorso anno andando in giro ci sentivamo osservati, la cosa era iniziata fin da subito, abbiamo scelto di affittare un appartamento a cento emetri dal mare e la padrona di casa ci aveva fatto preparare una sola delle due camere matrimoniali, condicio sine qua non e prerequisito per la scelta dell'appartamento, La sompaticissima Loredana si è lasciata scappare un “ma io pensavo!” subito chiarito da me (con un sorriso) ”e hai sbagliato a pensare, questa è una settimana senza mogli e figli”, il giorno dopo Loredana ci ha fatto trovare in casa un ottima bottiglia di Vermentino....


Quest'anno le cose non sono filate lisce, durante il viaggio di andata l'amico ha ricevuto una telefonata dalla moglie, la suocera stava male, lei voleva andare a trovarla subito, ma per una serie di motivi per me del tutto incomprensibili non voleva o non poteva andare da sola, il viaggio Brescia Napoli lo si effettua in quattro ore e cinquanta minuti con un paio di treni giornalieri, ma lei non voleva andare in treno, in aereo o in auto, né da sola, né con la figlia (di ventisei anni).


Non entro in merito alle paturnie che ognuno di noi possiede e si coccola, ma il tutto mi pareva davvero eccessivo.


Per farla breve, inizia un balletto di telefonate e messaggi che ci porta a Martedi sera (noi eravamo arrivati in Liguria Sabato mattina), l'amico mi chiede di portarlo a casa, ed io non accetto (eravamo con la mia auto), mi rendo disponibile ad accompagnarlo a Genova dove in treno in due ore e mezza sarebbe giunto a Brescia, viene invece la figlia ed il suo ragazzo a prelevarlo al casello di Arenzano.


Decido di rimanere in Liguria da solo, ed inizio un percorso diverso, mi concedo lunghe passeggiate, scopro nuovi posti in cui pescare, scogli antichi, l'ideale per insidiare orate e spigole.


Pesco anche alla foce del fiume, catturo qualche Leccia di piccola taglia che prontamente rilascio.


Riscopro il silenzio, il rumore del vento fra il cordame delle barche a vela nel porto, torno ancora una volta vicino alle due stanze che mi avevano visto innamorato perso all'età che ora ha mio figlio, noleggio un piccolo natante con un motore da 40 hp, non è necessaria la patente nautica, la signora del noleggio è gentilissima, mi spiega i limiti entro cui posso navigare, ma io ho intenzione di fare qualcos'altro, faccio fare il pieno di carburante, mi consegnano la barca (cinque metri, tendina parasole, timone ed acceleratore azionabili dalla colonna, si può navigare anche seduto.


Esco fra mille attenzioni e molto lentamente dal porto e mi dirigo a sud, il mare è piatto come un asse da stiro, accelero pur restando a velocità moderata, mi allontano dalla costa, inizio a vedere l'isola Gallinara antistante Alassio, proseguo, i rumori sono solo quelli del motore e dell'acqua spinta via dalla prua.


Dopo un ora di navigazione non vedo più la spiaggia, neppure la riva, vedo solo le montagne, spengo il motore e mi lascio cullare, il silenzio è rotto da qualche raro gabbiano, non è stagione di passaggio di cetacei, un tonfo sulla mia destra, un pesce che ha compiuto un balzo fuori dall'acqua, scopro un silenzio diverso, fatto dal dondolio leggero dell'imbarcazione, dal fruscio del vento sulla tenda, a volte lieve, a volte la fa sbattere sui propri supporti, mi godo un periodo indefinito senza tempo, senza inganni, frenesie, deliri.


Scopro che non ho alcun timore, né del mare né delle mie reazioni e come uno scampato al calore del deserto bevo avidamente questo tempo indefinito, indefinibile.

Ricordo quando a sedici anni andai in barca a pescare con un amico di famiglia, ricordo quanto amai quell'esperienza e quelle che seguirono.


Rientro quando la fame mi spinge a farlo, il vento mi ha fatto scarrocciare a levante, rientro verso terra e mi scopro quasi un miglio più ad Est, spingo sull'acceleratore e rientro verso il porto.


Il Sabato successivo sono rientrato a casa, mi sono chiesto se condividerò ancora con qualcuno le mie vacanze autunnali....


Isola Gallinara


domenica 6 agosto 2017

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI

No, nulla a che vedere con il film dalla colonna sonora carina tranne le brutture di Venditti....



Vi parlo della MIA notte prima degli esami e, come nel film, dei giorni che hanno preceduto la maturità.



Le materie che costituivano "terreno" d'esame erano elettrotecnica, Misure elettriche, Impianti elettrici ed (ovviamente) Italiano, Io ho "portato" Elettrotecnica come prima materia ed Italiano come seconda, studiavo spesso da solo, con metodo, ma anche con qualche grattacapo, la mia ragazza se ne era andata in Germania a fare la ragazza alla pari con lo scopo di portare il proprio tedesco a livello professionale, giuro, non sto scherzando, tuttavia data la mia testardaggine mi ero buttato a pesce nello studio continuando a sognarla notte dopo notte.



Per quanto riguarda lo studio “collettivo” lo dividevo con Vax, Zulu e Claudio, i quattro moschettieri tutt'ora compagni di merende, lo studio a dire il vero veniva spesso deviato da troppi goccetti di Ballantines, Pernaud e salatini vari, in elettrotecnica ce la cavavamo tutti piuttosto bene, ma in Italiano solo Claudio ed io eravamo all'altezza della situazione.



Io temevo la quarta materia, Impianti elettrici era la materia del membro interno, un Ingeniere poco portato all'insegnamento e decisamente troppo pieno di se per ammetterlo, per gli ultimi due anni avevo avuto con lui sottili battibecchi che mi erano costati un punto in meno nella valutazione, ma io lo reputavo un pessimo insegnante e per lui ero un alunno borioso, la cosa coinvolgeva anche Dario, un soggetto di pochissime parole, ma scritte nel granito che l'aveva messo in lieve, ma costante difficoltà per tutto l'ultimo biennio.



Un pomeriggio (-4 dal primo scritto) decido di andare a casa di Guido per buttare giù una simulazione del tema di esame, ci accampiamo nel salotto ed iniziamo a sfogliare l'ultima settimana di quotidiani, Guido sarebbe diventato geometra ed entrambi decidemmo di gettarci sul tema di attualità, fra gli articoli pubblicati nell'ultimo periodo il corriere della sera aveva un bell'articolo sulla crisi energetica e sulle possibili fonti di energia “pulita” a firma di un Vittorio Feltri assai distante dalle attuali posizioni.



L'articolo aveva una buona struttura, portava tesi condivisibili ed auspicava soluzioni dotate di una certa logica, decidemmo di effettuare la nostra simulazione su di un tema basato sulla crisi energetica e le possibili soluzioni.



Il giorno -3 lo trascorsi sui problemi di elettrotecnica posti come tema d'esame dal 1954 al 1977, li avevo già svolti tutti, mi resi conto in cinque ore che avrei saputo risolverli tutti brillantemente, finii la giornata con un ripasso sulle macchine elettriche.



-2 Ci trovammo con Tazio, un laureato in sociologia che improvvisò la classica interrogazione nella amteria che Vax e Zulu temevano più di ogni altra cosa, Italiano, alla fine della simulazione la sentenza fu chiarissima, io dovevo solo organizzarmi un po', idem per Claudio, ma aggiunse che Vax e Zulu erano praticamente fottuti, ma la cosa era più che altro una battuta per mollare la tensione....



-1 Decisi di non vedere nessuno, di non aprire nessun libro e di non fare nulla, dormii parecchio, ma il pensiero di lei si intrufolava in ogni pertugio e tener duro fu un bell'esercizio di tenacia.



D-Day

Tema di Italiano, apertura delle buste. Tema storico, tema di letteratura, poi l'attualità, CRISI ENERGETICA E POSSIBILI SOLUZIONI...



Signori è andata esattamente così, Guido ed io abbiamo azzeccato il tema d'esame del 1979....



Scrissi cinque facciate fitte di dati, riscontri, certezze ed ipotesi scientifiche, azzardai persino un accusa ai governi di allora per la mancanza di una seria pianificazione energetica nazionale, che ci crediate o no non stanno pianificando una beata fava neppure adesso!



D Day +1

Il secondo scritto era ELETTROTECNICA, il problema era l'unione di DUE problemi d'esame dati negli anni precedenti, nulla di complesso, negli ultimi due anni il Prof. Rossi ci aveva torchiato per bene e l'averci catalogato come una classe “VB” di seconda fascia (A e B erano classificate la crema delle sezioni di elettrotecnica nel mio istituto) mi diede un ulteriore carica, ricordo ancora la sua espressione mentre agli ultimi colloqui disse a mio padre (non a me che ero lì accanto) che non mostravo il sacro fuoco per l'apprendimento, gli risposi, benchè non interpellato, che per me studiare elettrotecnica non differiva poi molto dallo studiare diritto o Filosofia.



Finii il tema in un ora e mezza, feci in tempo a passare la formula del rifasamento a Zulu (dietro di me come posto) scrivendogliela su di una pagina interna del manuale di elettrotecnica con tanto di passaggi e calcolo...., il manuale è ancora con me, dietro la mia schiena metre scrivo, insieme ai testi di lettrotecnica ed elettronica industriale.



Gli scritti erano andati alla grande. Poi arrivarono le pubblicazioni della seconda materia........, ovviamente Dario ed io eravamo gli unici a cui era stata cambiata, io avevo Misure elettriche, il bastardo si era vendicato, ma io gli avrei dato filo da torcere.



L'orale volò via come un soffio, una domanda di elettrotecnica semplice, una complessa che spiegai brillantemente, il professore mi chiese se volessi continuare all'università, risposi che probabilmetne vevo già un posto di lavoro (era vero!) commentò con un "che peccato", misure elettriche, il prof attaccò con una domanda banale, gli chiesi di andare oltre (l'arroganza dei 19 anni) mi chiese qualcosa di molto tecnico sul moto dei contatori, nessun problema, con il prof di italiano vedemmo poi il mio tema, non vidi nessuna correzione tranne un ossessiva cancellatura dei puntini sulle i che io sposto semrpe sulla lettera dopo!



Mi ero giocato i 60/60 per una coglionata..



Maturità tecnica con 56/60......



Breve vacanza e subito lavoro, servizio militare e di nuovo lavoro.....

Un tour de force che continua dopo 38 anni........
Francamente sto detestando non poco la legge Fornero.....



PS

Qualcosa del mio modo di affrontare le cose devo averlo trasmesso a mia figlia, alla SUA maturità ha fatto un errore di eccessiva sicurezza e si è giocata il 100/100......, ma si è laureata con 110 e lode ed ha conseguito con lode anche il successivo Master.....pugno di ferro in guanto di velluto, la migliore definizione possibile per la mia ragazza......



AH, come nel film vi dico dove diavolo si sono cacciati i miei quattro amici con cui ho condiviso speranze e rassegnazioni....



Vax: Capo del settore elettrico di una famosa acciaieria bresciana, in pensione anticipata per esposizione a materiale fissile ed asbesto, sposato, una figlia......



Zulu: direttore di un grande stabilimento tessile, ora in pensione per motivi di salute, oggi stimatissimo progettista elettrico, una figlia ed un figlio ben instradati...



Claudio: Architetto con affermatissimo studio, nel consiglio di amministrazione di una banca, due figlie....



Guido: ha fatto fortuna con il settore immobiliare, attualmente gira con un Porche (ma nn chiedetemi il modello) dopo aver sposato una modella con cui ha avuto una figlia ho finito con il perderne le tracce...



Arturo..., bhè, continuate a leggermi ;-)) 

ITIS B.C. in una foto d'epoca....

LA COLLINA

Sono cresciuto in un piccolo appartamento in un paesello della bassa bresciana, una cucina con microscopico tinello, una sala da pranzo e la camera da letto dei miei genitori, appena ebbi compiuto sette anni, la nostra sala venne attrezzata per farci dormire, i nostri letti erano due paggetti (letti pieghevoli) che veninano approntati poco prima di andare a dormire, il che nelle serate d'inverno voleva dire subito dopo carosello, in estate, appena finita la scuola, ci trasferivamo dai nonni a qualche centinaio di metri da casa (vedi il post ESTATI) e potevamo scatenarci, ma per irestanti mesi questo piccolo appartamento era il nostro castello, dalla terrazza e dalle nostre finestre godevamo della vista di una collina prevalentemente coltivata a vite, la mattina in inverno il sole sorgeva giusto dietro la cascina che vedevamo sulla sua cima, ma prima il cielo veniva riempito da colori meravigliosi.

In primavera non era raro che ci si avventurasse sulle pendici della collina, la strada d'accesso partiva dallo stradone principale, ogni volta che vi andavamo mamma ci raccomandava di stare attentissimi, ma di pericoli non ve n'erano davvero, dallo stradone alla fine della via in cui abitavamo, dedicata al patriota bresciano Tito Speri, bastava fare venti passi per giungere alla stradina sterrata al cui angolo vi era una fontana in ghisa, da lì iniziava l'avventura, decsi un giorno, in compagnia del fratellino,  di prendere appunti e di vedere dove sbucasse il viottolo, prima la discesa, un largo campo acquistrinoso sulla sinistra, non vi si coltivava nulla e le code di cavallo e le cannucce che vi crescevano indicavano chiaramente la presenza di acqua, proseguimmo passando accanto alla casa delle nostre cugine, poi il viottolo si restringeva e si inerpicava, trovammo la pelle di un "serpente" (una biscia) e ci allarmammo, cercammo dei bastoni e proseguimmo con molta cautela, dopo alcuni minuti giungemmo alla cima della collina, la strada costeggiava alcuni prati circondati da vigne, ne attraversammo uno e giungemmo al limite meridionale della colline, che corre  perpendicolare alla strada statale che unisce Brescia a Mantova.

La giornata era limpida, scorgemmo in distanza il duomo di Montichiari ed il castello che dal colle di San Pancrazio domina la cittadina, mio fratello mi chiese se si riuscisse a vedere la casa della zia Ada, ma gli risposi che era impossibile.

Ritornammo sul sentiero passando accanto al cascinale che vedevamo da casa nostra "e ora?" chiese mio fratello, gli risposi che andavamo fino alla fine della strada, passato il cascinale vidi un altro piccolo cascinale in cui sapevo vi abitasse Giannino, un mio compagno di classe bravissimo a catturare ogni tipo di animale, dagli scoiattoli ai fringuelli, la strada sterrata, appena disegnata una curva, ci mostrò un gruppo di case, alcuni bambini stavano giocando a pallone ed appena ci videro smisero di farlo, decidemmo di proseguire, passammo accanto ai loro sguardi diffidenti ed arrivammo in fondo alla strada.

Eravamo sbucati sulla strada comunale che portava alla frazione  del nostro comune a sud della collina, decidemmo di tornare  casa seguendo la via asfaltata, percorremmo via XV Giugno e poi tornammo nella nostra via, mio fratello mi tenne la mano ogniqualvolta si era sul marciapiede di una strada asfaltata, era un bimbo di poche parole, estremamente intelligente e dalla battuta fulminante nonostante la giovanissima età.

Arrivammo a  casa fra gli strepiti della mamma perennemente ansiosa, la nostra esplorazione era durata un paio di ore, il sole stava tramontando ed andando sulla terrazza vidi che la collina si stava tingendo di arancione.

La collina oggi è cambiata, non è più possibile percorrere il sentiero che ho descritto, in realtà buona arte della zona più alta è stata acquistata da una famiglia facoltosa che ha modificato la cascinetta in cui viveva Gannino ridisegnando un ampia porzione della collina stessa creando un enorme catino al cui centro vi è la sontuosa costruzione dalla cubatura dieci volte maggiore rispetto alla cascinetta originale.

Tempo fa avevo descritto la cascina in cui con i miei amici avevamo affitato due stanzoni (vedi post LA LUNA E LA VECCHIA CASCINA.)
esprimevo il rammarico per il fatto che i cambiamenti in fin dei conti non siano mai MIGLIORAMENTI e così è stato anche per la collina del Roccolo.

Nel comune in cui ora vivo vi è una maggiore attenzione verso natura ed ambiente, recentemente sono stati tracciati e ripuliti 22 chilometri di sentieri da percorrere a piedi od in mountain bike, è bastata questa iniziativa per far aumentare le presenze nei vari B&B ed agriturismi della zona, l'attenzione per l'ambiente è una risorsa, solo le menti vecchie ed ingorde lo utilizzano come un bancomat.

La parrocchiale del natio borgo vista dalla dall'inizio della collina del Roccolo....




 La quarta casa è quella che fu dei miei nonni materni.

venerdì 9 giugno 2017

IL RISVEGLIO!

Nacqui in una famiglia di tessitori, ero cresciuto fra tessuti sgargianti e gli odori forti dei prodotti per la tintura, la nostra famiglia aveva l'onore di rifornire il monastero più importante della nostra provincia ed io, figlio primogenito ebbi l'onore di tentare l'ingresso nel monastero.



A cinque anni venni condotto davanti alla porta del monastero e lì venni lasciato, vi ero stato condotto da mio padre, “vedi Galo, ti attende una vita complicata, di sacrifici, ma come ti aveva predetto il santone un anno fa, i sacrifici in questa vita ti porteranno grandi benefici nella prossima”, “Padre, ma io vivo già in una famiglia rispettabile, perchè devo sottopormi a privazioni e fatiche dato che sono nato nella tua rispettabile famiglia?”, mio padre si scurì in volto, l'avevo messo in difficoltà, mia madre non era voluta venire, non mi aveva neppure salutato quella mattina, il proprio dolore era grande ed incontrollabile, mio padre preferì non arrecarle ulteriore sofferenza, “Padre, se tu ritieni che entrare nel monastero sia una cosa saggia, io lo farò”.



Dopo un breve saluto venni lasciato davanti alla grande porta, in attesa di entrare, pensai, ma nessuno venne ad aprirmi, il sole illuminava le cime delle vette ed io non sapevo che fare, iniziai a giocare con dei sassi, ne feci un piccolo cumulo e poi tentai di colpirlo prima da venti passi, poi da trenta, appena finii di giocare iniziai a contare gli uccelli in cielo, il sole era ormai alto quando la porta si aprì ed apparve l'essere più spaventoso che avessi mai visto, un grasso monaco con la tunica sudicia mi afferrò per il bavero, “quale uccello avrà mai lasciato questo schizzo di merda davanti al sacro monastero?”, ribattei che mi chiamavo Galoon Dongstan e che la tunica che aveva così mal tenuto era opera della mia rispettabile famiglia.



Venni scaraventato a terra “vattene, non c'è posto per i figli dei commercianti e dei macellai”, con uno scatto tentai di intrufolarmi fra le grosse gambe del monaco, ma ricevetti un calcio che mi ribattè indietro. Mi sedetti davanti alla porta, e piansi tutte le lacrime di cui disponevo, pensavo a mia madre, a quest'ora a casa si serviva il riso dolce con il thè nero, oramai non potevo tornare indietro, avrei disonorato mio padre e la mia famiglia, sconsolato e molto pensieroso attesi così fino a sera, il freddo mi stava intorpidendo le dita delle mani e dei piedi, nessuno durante tutto il giorno era più uscito ed io mi ero convinto che non mi avrebbero potuto lasciare morire fuori dalla porta, poi la notte cadde velocemente ed io battei i denti talmente forte da pensare che si sarebbero rotti, poi mi colse il torpore e mi addormentai sapendo che chi si addormenta al freddo è destinato a morire in un ultimo barlume di consapevolezza sperai che mio padre alla notizia della mia morte avrebbe cessato le forniture delle vesti al monastero.



Aprii gli occhi davanti ad un braciere, “Buongiorno!” chi mi aveva apostrofato era una persona anziana che portava con grande dignità la veste color zafferano, “cinque anni e ti saresti lasciato morire pur di non fallire?”, con un filo di voce gli dissi che non potevo disonorare mio padre, “ nessun padre vorrebbe vedere morto il proprio figlio”, gli risposi che non sarebbe stato lui ad uccidermi, ma loro, il mio interlocutore aprì il viso ad un enorme sorriso “sei saggio, ed hai la ligua molto affilata, mangia qualcosa Gal, domattina avrai molte cose da fare”.



Mi svegliò il canto dei monaci, era ancora buio, un ragazzo della mia età mi disse di lavarmi e vestirmi in tutta fretta, mi avrebbe accompagnato alla lezione, ma prima dovevo assistere al sutra del cuore, feci il più in fretta possibile ed entrai nella grande stanza giusto per l'inizio, il monaco anziano che mi aveva accolto stava per iniziare.....




Immerso nella saggezza suprema davanti a monaci e Bodhisattva riuniti, Kannon (Avalokitesvara) Bodhisattva della compassione, risponde all'allievo Shariputra insegnando la dottrina del vuoto.

Oh Shariputra, la forma non è che vuoto, il vuoto non è che forma;
ciò che è forma è vuoto, ciò che è vuoto è forma;
lo stesso è per sensazione, percezione, discriminazione e coscienza.
Tutte le cose sono vuote apparizioni, Shariputra.
Non sono nate, non sono distrutte, non sono macchiate, non sono pure;
non aumentano e non decrescono.
Perciò nella vacuità non c'è forma né sensazione, né percezione, né discriminazione, né coscienza;
Non ci sono occhi né orecchi, naso, lingua, corpo, mente;
Non ci sono forma né suono, odore, gusto, tatto, oggetti;
né c'è un regno del vedere,
e così via fino ad arrivare a nessun regno della coscienza;
non vi è conoscenza, né ignoranza,
né fine della conoscenza, né fine dell'ignoranza,
e così via fino ad arrivare a né vecchiaia né morte;
né estinzione di vecchiaia e morte;
non c'è sofferenza, karma, estinzione, via;
non c'è saggezza né realizzazione.
Dal momento che non si ha nulla da conseguire, si è un bodhisattva.
Poiché ci si è interamente affidati alla prajna paramita,
la mente non conosce ostacoli;
dal momento che la mente non conosce ostacoli
non si conosce la paura, si è oltre il pensiero illusorio,
e si raggiunge il Nirvana.
Poiché tutti i Buddha
del passato, del presente e del futuro
si affidano interamente alla prajna paramita, conseguono la suprema illuminazione.
Sappi dunque che la prajna paramita è il grande mantra,
il mantra più alto,
il mantra supremo e incomparabile,
capace di placare ogni sofferenza.
Ciò è vero.
Non è falso.
Perciò io recito il mantra della prajna paramita,
Che dice:
andate, andate, andate insieme all'altra sponda, completamente sull'altra sponda, benvenuto risveglio!



Ero stupito, quale era la condizione in tutto quello che conoscevo non esisteva?

I Sutra del Cuore mi era noto, ma oggi, mi poneva innanzi adomande che sapevo essermi già posto.



Venni condotto insieme a numerosi ragazzi a fare colazione, thè con burro di yak, poi a lezione.



Un giovane monaco mi chiese di definire il termine "impermanenza” ed io risposi “tutto, niente di quello che ci circonda è eterno neppure le grandi montagne”, mia madre mi aveva spiegato molte volte che se la vita è un continuo divenire tutto è decadimento e nulla è per più di qualche attimo, nasciamo e moriamo e così fanno gli animali e le cose, e solo noi, come spiriti siamo eterni, vita dopo vita nella condanna alla reincarnazione.



Il giovane monaco allora mi chiese come si potesse sfuggire alla condanna della reincarnazione, gli risposi che visto che mi era stato predetto che avrei avuto benefici nella prossima vita avrei voluto raggiungere tale stato la vita successiva; gli alunni scoppiarono a ridere, ma il giovane monaco andò su tutte le furie e così toccò a me pulire la grande sala in cui era stato recitato il Sutra del Cuore.



Mentre pulivo con attrezzi troppo grandi per un bimbo di cinque anni, il vecchio monaco che mi aveva accolto mi passò accanto e mi apostrofò “la tua lingua ha mietuto un altra vittima?” sorrisi a questa persona che mi ispirava una grande fiducia, “non volevo offendere nessuno, ho solo detto ciò che pensavo”, "ed è un pregio mio piccolo amico, ma io temo che tu sappia molto più di quanto mostri di sapere e certamente più di quanto possano far presupporre i tuoi cinque anni, vieni lascia le pulizie, dobbiamo parlare".



Fui un fiume in piena, si, il sutra del cuore lo sapevo a memoria, ma non perchè l'avessi imparato, lo sapevo e basta, come mi sembrava di conoscere il monastero ed anche chi avevo davanti, i ricordi affioravano ad ondate, sapevo chi fosse, come si chiamava, e sapevo che avremmo dovuto incontrarci lì ed allora.



Lacrime uscirono copiose dai miei occhi, erano lacrime di gioia, ero tornato a casa e stavo riprendendo un cammino troppo presto interrotto nella mia vita precedente ed avevo un vecchio amico che mi avrebbe guidato.



Replica di un manoscritto sanscrito su foglia di palma del 609 contenente il Sutra del Cuore


 Una parte del Sutra del Cuore dal film il piccolo Buddha di Bernardo Bertolucci