venerdì 12 gennaio 2018

LA CHIMERA

Davanti al televisore stavo osservando l'ennesima scena di violenza "da parte di un gruppo di Chimere" all'interno di un ufficio governativo, il sangue dipingeva le pareti del più vivido rosso che avessi mai visto eppure il televisore aveva i colori tarati correttamente.


La TV governativa stava incolpando Moza, la Chimera “più violenta ed assetata di sangue” e la più ricercata in tutto il mondo di sotto, ma io non credevo a quanto stava blaterando quel mezzobusto di stato. 

Ero nato quarantanove anni prima nel mondo di sotto e molto presto mia madre si rese conto di quanto fossi speciale, fin da quando nello spaccio alimentare a quattro anni, mi rivolsi al commesso con un pronome maschile, mia madre mi corresse dicendomi “guarda che Anisha è una bellissima signorina” ,ma io insistetti che era un uomo grasso e peloso, vidi il proprietario dello spaccio sbiancare è correre a prendere qualcosa sotto il bancone, "la signorina Anisha" corse fuori in strada e si mise a correre come un atleta sulle cento yard.


Fu così che scoprii che le illusioni delle Chimere non avevano effetto su di me.


La Statalità detestava le Chimere, così venivano chiamati i soggetti capaci di diffondere un immagine di se illusoria e come ogni stato totalitario ed in cui i regali dei costruttori di armi rappresentano una buona parte dei fondi donati ai governanti, si giunse presto alla caccia porta a porta.


Quando in uno stato una maggioranza inizia a temere, a torto o a ragione, una minoranza quest'ultima viene spietatamente soppressa e quando avevo dodici anni iniziò la durissima repressione, le chimere però trovarono nuovi ed insidiosi metodi per difendersi, non solo erano in grado di dissimulare l'immagine che davano di se agli altri, ma potevano entrare nella realtà oggettiva di chi si trovavano di fronte alterandone i percetti fino allo stato più estremo, la statalità scoprì presto che una chimera messa alle strette poteva fornire a chi la stava minacciando la terribile visione della loro morte sotto le ruote di un treno o precipitando da un viadotto, tali visioni causavano spesso la morte del soggetto in cui erano state indotte tali immagini.


Io non temevo le chimere, a sedici anni fui chiamato dalla statalità per diventare uno scopritore di chimere, ma io non volli far parte di questa maledetta caccia alle streghe, in fondo si trattava di esseri con un dono non troppo dissimile dal mio.


Con il tempo imparai non solo a vedere le chimere per ciò che erano, ma anche a capire che immagine stessero dando di se e fu notevole scoprire che sempre più chimere passeggiavano per strada con il loro vero aspetto, un modo per apparire sicure e sfuggire ai cacciatori assoldati dalla statalità, con gli anni anche le mie percezioni stavano cambiando, ora sentivo anche i loro pensieri, le loro paure, mentre la mia vita stava trascorrendo su dei binari troppo dritti davanti ad un semaforo pedonale incrociai lei, Moza mi passò accanto e seppi che mi aveva notato e mi chiese telepaticamente di seguirla al bar dell'angolo dietro Piazza Maggiore.




Ci andai subito e la trovai seduta con un sorriso smagliante, dava esattamente l'immagine di se per come era, aveva scelto un tavolino in disparte, non molto alta, capelli corvini e due occhi da lince, mi sedetti di fronte a lei, “perchè non collabori con la santissima inquisizione della statalità?” mi disse senza preamboli pronunciando il tutto con la pomposa dizione dei mezzobusti della TV, le risposi che la trovavo una porcata illegale, mi resi conto che era in grado di capire se stavo utilizzando una comunicazione sociale o se stessi esprimendo le mie idee, ma io pensavo sempre ciò che sentivo con il cuore.


Moza mi fissò a lungo sorridendo “un maschio sincero, una nuova specie od un errore genetico?”.

Provavo un attrazione incredibile per quella donna e sentivo che anche lei provava la medesima sensazione “cosa ne sai del mondo di sopra?” mi chiese a bruciapelo, le risposi che era un mondo collegato in qualche modo al nostro, ma non un pianeta gemello in questo universo, un amico esperto in fisica quantistica aveva ipotizzato che potesse essere lo stesso nostro pianeta, ma traslato a livello quantistico da qualche incidente che ci ha sfalsato, la vidi annuire poi guardandomi negli occhi come nessuno aveva mai fatto mi chiese “lo sai che sei l'unico a percepirlo fisicamente? Lo sai che io e te potremmo andarcene da questo porcile per cercare qualcosa di meglio?”

La sottile speranza che avevo nutrito anno dopo anno aveva trovato l'innesco, invitai Moza a casa mia, accettò con un sorriso che avrebbe illuminato una notte senza lune.


Fare l'amore con Moza fu come allacciarsi ad un alter ego al femminile, per la prima volta sentii con tutto me stesso un orgasmo profondo femminile, persi i sensi, capii quanto una piccola morte fosse come premere un tasto di reset e dopo, quando i muscoli si rilassarono e l'endorfina lasciò spazio alla splendida e leggera spossatezza, mi sentii con la testa libera, per la prima volta.

Moza mi stava guardando sorridendo; in quel momento seppi dove era la strada per la via al mondo di sopra.

Le spiegai che dovevamo andare subito, con quello che avevamo addosso, presi i cinque lingotti d'oro da 50 grammi in cui avevo investito tutto i miei averi un anno prima ed uscimmo.

 Passeggiando lungo il viale alberato che dal portoncino di casa portava alla fermata della filobus provai a spiegarle “Vedi Moza, i nostri due mondi sono in realtà uno solo, deve essere successo qualcosa nel 1954 e penso di aver capito cosa, il progetto Siberia messo in pratica dalla statalità contro l'ondata di pazzia, (a loro dire) ed il successivo trasferimento di milioni di persone, nell'altro mondo è stato fermato, non è mai stato messo in atto!, nel mondo di sopra i governi vengono eletti dal popolo, la gente può avere dei diritti, forse proprio l'aver fermato questo progetto criminale ha creato lo sfasamento”.


Moza stava osservando in giro per capire se qualcuno ci stesse spiando, era tesa come un felino pronto allo scatto, "Art ci seguono", mi comunicò “lo so” le risposi e le anticipai che da li a dieci secondi ci avrebbero perso, avevo imparato a sentire gli schemi di ricerca dei cacciatori di chimere ed avevo imparato per gioco fin da ragazzo a coprire le chimere nelle vicinanze, per me erano uomini e donne e non animali da macello, come previsto il cacciatore ci perse ed io e Moza salimmo su di un filobus diretto alla periferia ovest della città.


La lunga fila di casette ed industrie dello stato si interruppero e noi scendemmo, ci trovavamo nuovamente in un viale alberato, la strada era dissestata, un grosso mezzo da scavo arrivava dalla città, due giovani cacciatori scesero con la rapidità di due scimmie e si arrampicarono sui rami di un albero, una chimera aveva provato a mimetizzarsi ma era stata uccisa giorni fa ora i due erano corsi a recuperare i poveri resti essiccati dal lanciaplasma degli sgherri di stato. Sentii Moza tremare, ma per me era troppo facile coprire una chimera acanto a me, la strinsi forte e la baciai, proseguimmo a piedi fino ad un muro che bloccava la via, ne parlai con Moza, ma lei non lo vedeva, seppi che quella era la porta per il mondo di sopra.


Tentammo di passare camminando attraversoil muro, ma ogni volta che lo facemmo non successe nulla, provammo e riprovammo, alla fine ci sedemmo per terra esausti e sfiduciati, il sole stava per tramontare  e fu proprio un riflesso anomalo sul muro che mi fece balenare un idea, il muro non era la porta ma era l'immagine del portale che in realtà si trovava sopra il muro, presi Moza sulle spalle e la spinsi sulla cima del muro e la vidi sparire completamente, da solo non riuscii a salire su di un muro che era un immagine, cercai qualcosa su cui arrampicarmi, ma non trovai nulla, tentai di spostare un cassonetto dei rifiuti, ma era pesantissimo, poi tentai di arrampicarmi su di un albero per lasciarmi cadere sulla sommità del muro, ma i miei tentativi di scalata insospettirono un uomo affacciato ad una finestra che dava sulla strada, lo vidi correre in casa, sentii che urlava alla moglie di correre a prendere il fucile perchè c'era una maledetta chimera che stava tentando di arrampicarsi su di un albero, mi lanciai verso la sommità del muro e sentii l'uomo sparare con il suo fucile.


Tempo e spazio erano una sottile linea biancastra, non avevo materia, non ero materia o assenza di materia, non ero dolore o assenza di dolore, non ero permanenza, solidità o assenza di solidità, mi sentivo recitare questa specie di Sutra quando in un esplosione di luce mi trovai steso sui sampietrini di una piazza, aprendo gli occhi vidi un monumento ad un Tritone che impugnava una forca a tre punte, una mano stava afferrando la mia, guardai il viso di chi mi stava aiutando a rialzarmi, Moza!



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