Ci
sono luoghi che mi sono familiari, pur non avendoli mai visitati mi
ritrovo ad accarezzare pietre, angoli di case, fontane, portoni sentendo che li ho conosciuti, che hanno già fatto parte della mia
vita.
Ma
ciò che mi è capitato in un borgo dell'entroterra ligure è stato
molto più di questo, avevo ventidue anni e piantato dalla mia
ragazza presi la mia autovettura ed alle quattro e trenta inboccata
la statale per Cremona mi diressi verso sud ovest, senza consultare
cartine stradali o altro, solo seguendo la mia voglia di andarmene e
di cambiare aria.
Via
via passavano comuni a me noti, Piacenza, Tortona e poi giù verso
Genova, tutto per strade statali e provinciali, seguendo i cartelli
blu delle indicazioni stradali, sorridendo a gente che non avrei mai
più rivisto e scambiando due parole con chi mi aveva fatto il pieno
di benzina, senza fretta senza meta, facendo colazione in un baretto
della zona di San Fruttuoso (a Genova) “pucciando” la focaccia
salata nel cappuccino (fatelo, vi darà dipendenza).
Normalmente
avrei proseguito verso il ponente, ma quel giorno presi una strada
comunale e mi diressi nell'entroterra, la strada si inerpicava
seguendo il percorso di un torrente e dopo molte curve arrivai ad un
borgo come ve ne sono tanti, parcheggiai l'auto e attraversando un
ponte di pietra entrai nel centro.
La
chiesa al centro della piazzetta era simile alle tante chiese delle
migliaia di brghi della nostra penisola, ma questa mi fece un effetto
strano, sapevo che all'interno c'era un ex voto che conoscevo,
entrando lo trovai dove sapevo di averlo lasciato, il piccolo
brigantino a due alberi era appeso al soffitto a testimonianza di un
brutto fortunale che mi aveva risparmiato la vita, da lì la
costruzione della piccola imbarcazione a ricordo delle preghiere
ascoltate dal Cristo.
Avevo
già avuto esperienze di ricordi provenienti da altri posti, da altre
vite, ma mai così vividi, uscendo dalla chiesa mi tornarono alla
mente le urla dei bimbi che giocavano, il garrito delle rondini che
verso sera sfrecciavano fra le vie, non molto distante sapevo
esserci la casa in cui avevo vissuto, tirato su i miei figli con mia
moglie ed in cui ero morto, ero pervaso da sentimenti contrastanti,
la logica spazzata via da ciò che sentivo.
Mi
appoggiai accanto al portone di quella che era stata casa mia e
sentii le lacrime scendere da sole, come pioggia trattenuta troppo a
lungo dalle nubi.
Dirigendomi
verso la mia vetturetta notai che un osteria stava preparando i
quattro tavoli per il pranzo, ricordo ancora che le trenette al pesto
e la cima alla genovese erano buonissime.
Mi
fermai nel mio borgo fino a sera, ed a pochi chilometri da lì
scendendo verso il mare trovai una pensioncina dove mi fermai a
dormire.
La
mattina mi svegliai prestissimo, tornai a fare colazione nel baretto
in cui ero stato la mattina prima e poi mi diressi verso levante,
arrivai a La Spezia, volli vedere Cadimare dove mio padre aveva fatto
dei corsi di specializzazione poi imboccai la statale della Cisa e tornai a casa da Parma, semrpe con molta calma e sempre e solo per
strade statali e provinciali.
Dopo
un paio di giorni mi resi effettivamente conto di quanto questo
viaggio mi avesse cambiato ed a tutt'oggi sono felice della scelta che
mi ha portato nel mio borgo.
Auguro
a voi tutti di ritrovare i vostri luoghi in cui siete stati
felici....
