lunedì 23 giugno 2014

PASSIONE COMUNE

Giovedì scorso ho riunito quattro amici e mio figlio per una serata molto particolare, Il maestro di pianoforte del mio bimbo (fra poco mi supererà in altezza ma sempre bimbo resta visto che ha solo quattordici anni) possiede un organo sito in un piccolo santuario in provincia di Brescia, questo splendido strumento è stato costruito seguendo le metodologie utilizzate nel periodo barocco, per farla breve suona come un organo costruito da Silbermann ed è molto diverso dalle tipologie di strumenti rpesenti presso le nostre chiese, la differenza è data dal fatto che nella liturgia luterana l'organo è voce primaria, mentre (semplificando non poco) nella liturgia cattolica è prevalentemente strumento di accompagnamento alla voce.

Patrizio e Mauro non potevano mancare così come l'amico liutaio che aveva bisogno di una serata un po' diversa dopo un periodo pieno di traversie personali.

Ci siamo gustati un ora e passa di splendide esecuzioni barocche e la serata è finita in pizzeria dove l'argomento è stata la musica in ogni sua sfumatura.

Patrizio suona tasteire e chitarra, Mauro si arrangia con la chitarra, l'amico liutaio (che ha costruito violini che "suonano" in due delle più famose orchestre sinfoniche europee) è un chitarrista rock scatenato ed ha la fortuna di possedere una splendida Fender Stratocaster del 1964 COMPLETAMENTE ORIGINALE, il maestro del mio "bimbo" (che possiede un talento mica da poco) è un organista di grande preparazione e fama, ed io?, io me la cavo..., ma dopo questa serata mi è venuta una voglia pazza di mettermi seriamente a lavorare sugli spartiti adattati per chitarra classica di Domenico Scarlatti che sono sulla mia scrivania da troppo tempo...

Ripeteremo spesso queste serate, eprchè sono il pane ed il companatico per nutrire una delle più belle passioni che ci siano...LA MUSICA...

 

  Lo splendido organo protagonista della serata, in basso il link 
di una bella esecuzione (ad opera del maestro) della Triosonata n° 5
Allegro in DO Maggiore Di Johann Sebastian Bach






mercoledì 7 maggio 2014

Il cherubino e l'angelo caduto


Un racconto basato sulle credenze religiose di questa parte di pianeta

Primi anni novanta, in una Milano ruggente, la gente si affollava in via Montenapoleone, le vetrine dei gioiellieri e delle case di moda erano meravigliose e talmente invitanti da attrarre l'attenzione di un cherubino, che in missione sulla terra decise di andare a vedere le borse di Prada; che un cherubino non abbia sesso è cosa risaputa, che ogni essere celeste abbia una parte femminile ed una maschile è palese, ma che il nostro angelo fosse incline alla bellezza se ne era accorto lui stesso da mezza eternità.

Vestito in Jeans maglietta di cotone e scarpe sportive stava ammirando una splendida borsa e si ritrovò a commentare sommessamente "che finiture, che splendidi pellami, che colore meraviglioso"...

Lo strano ragazzo dal viso troppo dolce e dal fisico snello incuriosì un signore di mezza età che contrariamente agli altri passanti gli si rivolse direttamente "deve piacerti molto quella borsetta", il cherubino trasalì, non era solito ricevere le attenzioni di un umano, anzi, normalmente risultava a loro del tutto invisibile, ma a quanto pare l'attenzione per quella borsetta l'aveva reso oggetto delle attenzioni del misterioso signore.

Il passante appoggiò rumorosamente la punta metallica del bastone sul marciapiede "come ti chiami ragazzo?", IL cherubino trasalì, "Angelo" rispose con un filo di voce, "eh si, hai proprio un spetto ad una voce angelica" disse ridendo il passante "ho una proposta per te" aggiunse "sono immensamente ricco e potrei regalartela quella bella borsetta. pensa come sarebbe bello possederla tutta per te, pensa a quanta invidia potresti suscitare nei riguardi dei tuoi amici" Il cherubino fu tentato di andarsene sparendo, e normalmente l'avrebbe fatto, ma quella borsetta sarebbe stato motivo di vanto e di lustro per tutto il coro a cui apparteneva, "lei è molto gentile signore, ma io non saprei come ricambiarla", "Ma io si" affermò  il passante a voce troppo alta "so chi sei, so da dove vieni, dovrai farmi un piacere, uno soltanto" l'angelo sentì il proprio corpo tendersi come la corda di un violino "ma io non posso modificare la sorte delle persone" "E non dovrai farlo" disse sorridendo il passante "mi servirebbe che tu mi dicessi cosa succederà ad un azienda fra dieci anni, sai possiedo molte azioni di questa azienda, ma ho dei dubbi su come verrà condotta in futuro"...

Il cherubino cercò di capire come questo dato, una volta fornito al passante, avrebbe potuto modificare la sua vita e quelle delle persone coinvolte nell'azienda di cui il passante gli aveva parlato,
ma la borsetta era troppo bella,,, "va bene" rispose al signore distinto.

Il passante era raggiante "benissimo" disse ridacchiando mentre entrava nel lussuoso negozio di Prada.
Il cherubino era dubbioso, sentiva di aver commesso una grave violazione delle regole, ma ormai era in ballo, quando il passante uscì dal negozio porgendogli la splendida borsa però ebbe un tuffo al cuore,  aprì la bella confezione e sfiorò la pelle morbidissima, poi alzò gli occhi verso ilsignore distinto e gli disse che era pronto "vieni con me" gli disse, salirono su di un taxi che li conduse nella periferia sud ovest di Milano, la grande azienda aveva grandi capannoni. tanti palazzi  e copriva una superficie grande quanto una città, il passante ben vestito disse al cherubino "dimmi come sarà questa zona fra dieci anni", all'angelo bastò guardare nel futuro, vide edifici tutti uguali, nessuna traccia dei bei viali alberati che erano presenti nell'area dell'azienda,  nessun muro che la delimitasse, le strade erano semideserte, un ristorante, un teatro, guardò meglio e capì che tutta l'area era in realtà un quartiere universitario, a questo punto rivolgendosi al signore distinto disse "fra dieci anni non ci sarà più nulla , al posto di questa azienda sorgerà un quartiere universitario", il signore distinto era al settimo cielo dalla gioia ed iniziò a ridere in maniera dapprima fragorosa, poi acuta e stridula, il cherubino capì di essere caduto in una trappola "domani stesso venderò la metà del mio pacchetto azionario facendo crollare il titolo in borsa, poi andrò in consiglio di amministrazione con un offerta per l'acquisizione di tutta l'azienda, la comprerò per quattro soldi e tu sperimenterai la crudeltà del tuo signore e padrone quando ti scaraventerà sulla terra per punizione".

Il cherubino aveva capito con chi aveva avuto a che fare, l'angelo caduto era lì davanti a lui che rideva a crepapelle.

Non gli rimaneva che tornare per essere punito, prese la borsa che nonostante tutto voleva tenere ed ascese al cielo piangendo, le lacrime si trasformarono in gocce di cristallo che urtando l'asfalto emisero una una nota in tonalità minore.

Il cherubino fu accolto nel coro e salutò tutti i suoi pari, disse che aveva incontrato l'angelo caduto e che era stato vittima nella sua trappola, ma voleva che la borsa restasse in paradiso perché era talmente bella che riteneva giusto rimanesse lì, dai suoi pari, si mosse mestamente per il giudizio divino.

"Cosa hai fatto?" gli chiese il creatore "ho mancato ad un ordine cadendo in tentazione "cosa era l'oggetto della tua tentaziuone?" chiese  il capo, "una borsa"  "una borsa?" tuonò il signore, "si, una borsetta di Prada, era in una splendida vetrina in via Montenapoleone a Milano ed un signore me l'ha comprata in cambio di una mia visione del futuro", chinando la testa aggiunge "il signore si è poi rivelato essere l'angelo caduto", seguì un silenzio lungo una mezza eternità, "Va bene Angelo, hai mancato ad una precisa regola, ti rimando sulla terra come donna, perchè questa tua inclinazione al bello trovi realizzazione, trascorrerai una vita terrestre in Italia, la terra dell'arte del rinascimento, e poi, se vorrai, tornerai  fra i tuoi pari, la borsetta puoi tenerla, il buon gusto di certo non ti manca".

Angela si ritrovò ventisettenne nel millenovecentonovantadue in una Milano piena di vita, con una tessera sanitaria, ed un documento di identità nuovi di zecca, un bilocale in via Novara e due milioni di lire sul conto corrente, avrebbe dovuto imparare a vivere e per un angelo non sarebbe stato facile.

Marzo duemilaquattordici, Angela spira in un nosocomio milanese a soli quarantanove anni a causa delle complicazioni dovute ad un carcinoma alle vie respiratorie.

Ascendendo al cielo l'ex cherubino si chiese a quanto avrebbe dovuto rinunciare, all'uomo che aveva amato, ai due figli che sentiva parte della propria vita, alle amiche con cui faceva shopping, al lavoro come assistente sociale che le permetteva di aiutare persone in grande difficoltà, le sarebbe mancato tutto questo, ma anche la gente, il negozietto all'angolo della strada che le affettava il prosciutto crudo e lo disponeva ad arte sulla carta oleata, le sarebbero mancati i parenti acquisiti, la passione per le partite a pinacola, il pane con le noci, le caldarroste, il vino rosso, le vacanze in montagna.

I pensieri si sovrapponevano quando si presentò al cospetto del signore "ti ho seguita per tutta la vita, ti ho vista soffrire, lottare, non hai mai chiesto il mio aiuto mentre avresti potuto farlo, perchè?", "perchè sapevo di potercela fare" rispose il cherubino, "ma neppure in punto di morte hai chiesto il mio aiuto!" tuonò il creatore, "nella mia vita non ho mai chiesto favori, perchè in Italia nessuno te ne concede se non in cambio di cose ben peggiori che il chiedere cosa potrebbe succedere nel futuro, e poi la speranza non esiste più in quel paese, i miei due figli dovranno emigrare all'estero, la metà dei giovani sono disoccupati, mio marito dovrà lavorare fino a sessantacinque anni per poter percepire una misera pensione e con quanto guadagnavamo abbiamo potuto permetterci una vita appena decente, senza la vendita del bilocale che lei mi ha voluto donare non avremmo mai potuto permetterci un appartamento in periferia con due camere, ed inoltre l'aria di Milano è veramente satura di microparticelle, la speranza ha abbandonato quella nazione ed io avevo perso la mia". Il cherubino chinò la testa e sentì le lacrime rigargli il viso.

"Angela Angela, sei proprio una donna, testarda e splendida", disse ridendo il signore, "ora cosa vorresti per te, cosa potrei fare per te Angela?", il cherubino alzò il viso e rispose prontamente "Riportami dai miei affetti, d'ora in poi lotterò perchè le cose cambino in quella nazione".

Nel nosocomio milanese i medici furono realmente stupiti di come la signora Angela si fosse rianimata spontaneamente appena spirata e di come guarì in brevissimo tempo, Marito e figli piansero tutti insieme per la gioia ogni qualvolta le analisi di controllo confermavano l'ottima salute di Angela, la quale mantenne la promessa, la potete vedere in molti punti raccolta firme, in piccoli gazebo, nella sede di gruppi attivi per la tutela dell'ambiente,
  per Amnesty International, per la fuoriuscita dei condannati in via definitiva dal parlamento, potrebbe anche proporsi come candidata al parlamento nelle liste di un giovane movimento che potrebbe ridare speranza al paese  per le prossime politiche....., di certo io la voterei....

PS Sono passati un po' di Anni da quando Angela si è impegnata per il rinnovamento di questa bellissima nazione, ieri ha rassegnato le proprie dimissioni da rappresentante del nuovo movimento in quanto ritiene traditi la maggior parte dei principi per cui era stato fondato, ma se pensate che si arrenda  sbagliate di grosso, le rivoluzioni in Italia finiscono tutte a tarallucci e vino, vedremo Angela cosa avrà in mente nei prossimi mesi.....



Gabbiano reale,  scatto effettuato nel parco del Sasso a Manerba del Garda.


martedì 29 aprile 2014

IL CIELO IN UNA STANZA

Dietro casa c'è una collina con un bosco
risuona di canti e di richiami
il periodo degli amori è l'armonia dei canti
di fringuelli usignoli e merli neri.

Oggi  la mia testa era piena di pensieri
riguardo all'oggi e certamente pure al domani
ma l'appoggiarmi al bordo del balcone
e sentire il concerto degli amanti
mi ha riportato alla vita in un momento

Mi son sdraiato sul divano con la finestra aperta
i fischi e cinguettii entravano e pian piano
il soffitto pieno di nuvole si è fatto
ed io avevo un prato per cuscino

E l'erba alta mi carezzava i piedi
la brezza lieve mi portava i profumi
del carpine fiorito e del sambuco
e i rintocchi di campane lontane erano lievi

 Un nibbio bruno planava molto in alto
le rondini ad urlare a bassa quota
mi son rimesso in piedi sorridendo
 uscendo dalla mia stanza con le nubi.




giovedì 17 aprile 2014

L'ALBA DEL GIORNO DOPO

Un possibile futuro

Dopo la fuga precipitosa della notte, ci eravamo fermati sul ciglio della strada a riposare per qualche minuto, caricare in fretta e furia le poche cose che avremmo potuto portare era stato doloroso, ma la frenesia e la minaccia dell'ineluttabile catastrofe aveva spazzato via le remore.

Tutto quello che ci restava erano quattro piumoni con due ricambi per ognuno, quattro pentole e due padelle, due scatole stipate di cibo conservato, sei pacchi di acqua, un po' di cibo fresco contenuto nel frigo portatile, le due grosse valige con i vestiti e due borse di scarpe era tutto ciò di cui potevamo disporre, i nostri gatti erano nei due trasportini li mettemmo nel bagagliaio dell'auto di mia moglie.

L'incidente era avvenuto due giorni prima, l'incendio era visibile dalla nostra casa e impiegai pochi secondi per capire da dove provenisse, ne parlai con mia moglie e decidemmo di partire entro ventiquattr'ore se le fiamme avesserro continuato a divorare la base militare collocata sui primi contrafforti delle prealpi.

Per tutto il giorno prima decine e decine di autopompe ed elicotteri con grossi contenitori d'acqua prelevata dal lago di Garda erano accorsi e le sirene facevano da contrappunto ai clacson delle auto bloccate sulla tangenziale che era stata chiusa a metà mattina.

A tarda sera decisi che il rischio era troppo grande, chiudemmo tutte le finestre sprangandole e fissando dall'interno listelli robusti di legno che mi ero procurato il pomeriggio, li avvitai sul telaio degli scuri con lunghe viti autofilettanti, chiusi e sigillai l'abbaino, bloccai da dentro le basculanti dei garage, una minima speranza di poter tornare era doverosa, mia moglie decise di preparare i bagagli con mia figlia.

Nessuno risuscì a chiudere occhio, le sirene erano una colonna sonora continua, alle due decisi di partire, le auto erano cariche come muli, i serbatoi erano pieni, caricammo le ultime cose per riempire ogni spazio libero, e partimmo chiamando con i cellulari gli amici ed i parenti più prossimi avvertendoli  della nostra decisione ed esortandoli ad andarsene immediatamente.

Calcolai che un esplosione da cento megatoni avrebbe devastato in maniera diretta non meno di mille chilometri quadri eliminando ogni singolo batterio esposto al flash, il successivi diecimila chilometri quadri sarebbero stati esposti ad un fall out apocalittico, i venti, secondo le previsioni meteo,   avrebbero soffiato da ovest ad est per una settimana circa, decisi di muovermi verso ovest.

L'autostrada A4 era stata chiusa per far accorrere i mezzi NBC della protezione civile e dell'esercito, eravamo prossimi al disastro, imbocccai la statale per Cremona, la nostra destinazione era la riviera ligure.

Il viaggio continuò in un silenzio spettrale, alle sei di mattina eravamo a Genova, ma io volevo mettere un altro centinaio di chilometri alle mie spalle, il GR delle sei annuncò l'immediato sgombero di una ventina di comuni, fra i quali il nostro, era la fine, mio figlio che era accanto a me piangeva sommessamente.


Proseguimmo sulla A10 fino ad Andora dove ero certo che una vecchia amica di famiglia ci avrebbe ospitato nel suo minuscolo bilocale.
 Usciti dall'autostrada ci fermammo, stanchi, profondamente preoccupati, nessuno disse una parola per molti minuti, fu mia moglie a chiamarmi con il walkie talkie con cui comunicavamo fra un auto e l'altra, sapevamo che in caso di disastro i cellulari sarebbero stati inutilizzabili.
 Suonai il campanello della signora Tina alle nove di mattina.

Ci accolse incredula, le spiegammo dell'incombente ecatombe, la esortammo a chiamare la figlia, che abitava a Milano, a fuggire e a raggiungerla, ma la rete telefonica era in crisi a causa del sovraccarico, la raggiunse telefonicamente alle undici, stava lasciando l'abitazione, ma tutte le autostrade del nord Italia erano bloccate, avrebbe fatto il possibile per raggiungerla.

Passammo il pomeriggio a sbrigare alcune faccende, aprii un conto corrente in una banca locale svuotando con due assegni i nostri conti correnti personali, nella speranza che la transazione sarebbe avvenuta prima del disastro, mi assicurarono che entro domani avrei avuto i fondi a disposizione, ma io speravo solo che ci sarebbe stato un domani.

Venne la sera, una notte agitata vegliò sul nostro poco sonno, dormimmo sul pavimento del salotto, abbracciati, trascorremmo la mattina a sistemare i ragazzi nel garage della Signora Tina dove era stato realizzto un soppalco con due letti.

Alle tre di pomeriggio il tempo si fermò

Non ci fu rumore di alcun tipo, ma nessu gabbiano si levò in volo, il vento cessò di colpo e capimmo che era successo.

Restammo senza corrente, i telefoni non funzionavano più, la radio era muta, la TV un riquadro inerte.

L'onda d'urto fece il giro del pianeta per ben tre volte.

La stupidità aveva trionfato, le cento testate nucleari depositate a sei chilometri in linea d'aria da casa mia, ignorate da decine di governi, erano esplose, l'olocausto nucleare avrebbe spazzato via non meno di tre milioni di vite e distrutto per sempre la parte più produttiva del paese, i posti in cui ero
cresciuto, le splendide colline dove crescevano le orchidee selvatiche, la spiaggia dove facevo il bagno e soprattutto, molti dei miei affetti.

Dei miei fratelli, dei miei suoceri, di tanti amici ero certo non avrei saputo più nulla

L'alba della mattina successiva dipinse il giorno di un rosso vivido che riempì il cielo, collegando l'antenna del mio walkie talkie al cavo dell'antenna TV iniziai a sentire sui vari canali  cosa fosse successo e della gravità dell'accaduto, in Italia il governo non esisteva più, la barca era squartata ed i topi stavano fuggendo dalla stiva...

Dovrò trovare la forza di ricominciare tutto da capo, superando l'angoscia ed il dolore per i miei cari persi per sempre, ma avrò vicino a me la mia famiglia.






sabato 5 aprile 2014

Il RITO E LA NUOVA STAGIONE

Domenica 30 Marzo, nonostante una notte in cui il sonno  è rimasto assente all'appello, decido che non posso esimermi dal celebrare il rito annuale, mi alzo dal letto piuttosto tardi, le nove di mattina, indosso jeans pesanti, maglietta a maniche corte, camicia ed il  giubbotto senza maniche ma dalle nuemerose tasche.

Metto insieme l'attrezzatura fotografica in tre minuti ed esco di casa.

Nessuno della mia famglia ha voluto seguirmi, ma stare un po' da solo mi serve anche per schiarirmi le idee.

Indosso un paio di scarpe sportive, i miei scarponi da trekking sono stati buttati via per errore da mia moglie e da mia figlia, avevo chiesto di comprarmene un paio al più presto (visto il danno spettava a loro riparare), ma così non è stato.

Il tempo è meraviglioso, vedo gente che sta potando gli ulivi appena sotto le mura del castello di Puegnago, in dieci minuti sono al parcheggio del parco naturale del Sasso.

Inforco lo zaino e mi metto i vecchissimi scarponi che utilizzo solo quando devo spalare la neve dallo scivolo di casa, mi rendo conto che sono stretti, li indossavo nelle mie escursioni da ragazzo, il piede si è incicciottito di una taglia (anche tutto il resto, suvvia tanto vale ammetterlo) i primi passi sono uno strazio, torno all'auto, ma poi decido che visto che si tratta di un rito un po' di penitenza può anche starci.

Arrivo al laghetto, lo separa dals entiero solo una bella staccionata, del percorso protetto e del punto di osservazione protetto che avrebbe dovuto lasciare tranquilla la fauna, non vi è traccia, il solito progetto a metà della solita italietta....,una copia di Germani reali sguazza pacificamente, ma è chiaro che non siano uccelli di passo, semplicemnte volatili che dal Garda hanno trovato un buon posto nell'anfiteatro del Monte Sasso.

Salgo lungo il sentiero e dopo due passi trovo inaspettatamente una bella Orchis Morio, la stagione è in anticipo di una ventina di giorni, a differenza dell'orchis Speghodes, che dispone di un "orologio solare" e che fiorisce indipendentemente dalle condizioni climatiche, l'Orchs Morio evidentemente ha approffittato delle belle giornate di un Marzo insolitamtne mite per far capolino.

Continuo a salire, ed arrivato vicino al belvedere trovo decine e decine di queste piccole orchidee fiorite, ho molti scatti di questa specie, molto comune sul Sasso, ma vi sono molte ibridazioni e molte sottospecie, cerco qualche esemplare che non ho ancora catturato ed alla fine lo trovo, una variante della Orchis Morio che avevo ritratto una sola volta, "Grandflora" perchè il labello risulta più largo del solito e quasi diviso intre parti, clic!

Orchis morio var. Grandflora...
 Orchis Morio

Continuo per cercare la regina di marzo, l'Orchis Speghodes affiche il rito venga celebrato in pieno.

Cerco lungo il sentiero che scende dal belvedere, ma ormai l'orchidea non cresce più nella culla accanto alla scogliera a picco sul algo, per anni vi ho trovato bellissimi esemplari, ma da due primavere non vi cresce più nulla, non mi perdo d'animo, conosco altri posti in cui fiorisce.

incontro altri tre appassionati che stanno ritraendo una bella Orchis Morio, scambiamo due chiacchere, mi offro di portarli dove fioriscono le orchis Speghodes, un rito dopotutto è certamente più efficace se officiato in gruppo...

Arriviamo nel luogo che stavoc ercando e vi troviamo due splendidi esemplari in piena fioritura, prendo posizione sdraiato, il flash anulare è tarato correttamente, scatto...
 
   
Clicca sull'immagine per ingrandirla

Il rito è compiuto, ancora una volta, mi aspetta una primavera di caccia a queste gemme rpeziose, fra due ore partirò con le persone che ho incontrato sul Sasso per cercare di catturare due orchidee della specie Ophris che non ho mai catturato. 

Strana gente i fotografi, amano condividere i propri gioielli, non sono gelosi delle prorpie piccole gioie, la salvaguardia di queste gemme passa anche dalla passione di chi le cerca fra speroni di roccia, campi, prati aridi e colline.

Torno al parcheggio lentamente, i piedi mi fanno un male cane, mi ripropongo di acquistare un paio di scarponcini da trekking entro tre giorni.

Sono all'auto, mi tolgo gli scarponi e mi rimetto le scarpe sportive, sembrano comode quanto pantofole.

Guidando verso casa passo accanto al lago Lucone, un lago prosciugato nel 700 dove da anni si stanno effettuando scavi archeologici e dove da poco sono state classificate molte specie di orchidee selvatiche, sarà il mio nuovo terreno di caccia (proprio dietro casa).... 

AGGIORNAMENTO

L'altro ieri ricevo una telefonata da parte delle eprsone incontratte sul Sasso la scorsa domenica, mi prospettano una passeggiata in una valletta alle spalle di Brescia nota per ospitare moltissime specie di orchidee, posto un paio di scatti...

 Orchis Simia, clicca sull'immagine per ingrandirla

 Ophris Benacense clicca sull'immagine per ingrandirla

 Ophris Insectifera, clicca sull'immagine per ingrandirla

Purtroppo il sensore è piuttosto sporco, servirà un lavoro di fino con photoshop...

 




martedì 18 marzo 2014

Dove vivo

Abito da dieci anni in un comune della Valtenesi  e ieri durante l'ora di pranzo ho preso la mia reflex digitale ed il mio contax 18mm (appena adattato alla Canon con un lavoro di lima e di fresa degno di un orologiaio) per effettuare due scatti presso la chiesetta della frazione accanto a dove abito.

Si tratta di una chiesa che per tipologia e forma deve essere antecedente al 600 (data ufficiale di fondazione), non ho trovato molte indicazioni sulle origini, ma penso meriti un approfondimento.,

Al suo esterno vi è una splendida fontana anch' essa di difficile datazione, come sempre, tutte le chiese delle frazioni del mio comune sono aperte durante il giorno, una bellissima  abitudine che non ho trovato in nessun altro posto, in particolare la chiesa in oggetto possiede una pala dalla pregevole fattura di cui però non so nulla.

Non essendo un frequentatore assiduo di questi luoghi di culto mi sono stupito dall'ottimo statodi conservazione e dalla pulizia.

In questa disgrazatissima nazione l'arte è di casa quanto il buon vino, forse non ci rendiamo conto di quanto questo possa essere ricercato da chi, nella propria nazione, ne disponga solo in un infinitesima parte rispetto alla nostra, un certo tipo di turismo attento alla cultura ed all'ambiente potrebbe essere attirato in Valtenesi con i 500 e passa sentieri per gli amanti delle mountain bike, con i numerosi bed and brekfast, l'alto Garda ha fatto la propria fortuna con questa tipologia di clienti, forse è il caso che le amministrazioni prendano in esame la situazione, pubblicizzino al meglio eventi, cultura ed intinerari.

PS, la pagina in questione è stata da poco inserita nel sito del mio comune, mancano parecchi fatti storici, ma è piuttosto completa per quanto riguarda le opere d'arte custodite nelle chiese,

 STORIA

PS2, Cercando qua e là nel web ho trovato il sito di uno studio di ingegneria che ha compiuto rilievi su molte strutture della mia zona, troverete molte chiese e chiesette del mio comune (colpito dal sisma del novembre 2004), mi riprometto di chiedere il permesso per scattare qualche fotografia agli affreschi, perchè quanto troverete non rende loro giustizia...

EDIFICI DI CULTO 

Cliccate sulle fotografie con il tasto sinistro el mouse epr ingrandirle


Chiesa di Moniga Del Bosco 



Fontana sita accanto alla chiesa





domenica 2 marzo 2014

Alla mia donna.


Dormi amore mio, chiudi gli occhi e sogna
di quando da ragazzi sdraiati su di un plaid 
contavamo le nuvole e ridevamo delle loro forme.

Sogna di quando entrammo di nascosto
in quell'albergo abbandonato, fra velluti
saloni,  marmi ed essenze rare

Sogna di quando la nostra panda 
diventava un letto a due piazze 
e ci facevamo l'amore fino all'alba

Sogna i posti che abbiamo visitato insieme
la giornata trascorsa a Pompei
gli splendidi orizzonti a Lanzarote

Sogna l'acqua limpida di Curacao
gli acquazzoni estivi 
tanto caldi da sembrar di entrare in una doccia

Sogna amore mio, sogna tutto questo
i giorni brutti passeranno, il dolore sparirà
di tutto questo resterà un ricordo lieve.

le tue lacrime non scorreranno più
delle paure di oggi  rideremo insieme
E avremo posti da vedere e gioie da provare ancora.