venerdì 3 ottobre 2014

UN SALUTO AI SOLITI QUATTRO GATTI

il blog torna on line, rinnovo il saluto ai soliti quattro gatti che seguono le mie arrampicate sugli specchi....

Un caro saluto a tutti voi....

giovedì 11 settembre 2014

IL SERVITORE

Issa si convertì alla nuova religione a dodici anni, gli emissari erano stati compassionevoli e molto convincenti, tuttavia la gente del villaggio continuava a rivolgersi all'uomo medicina e soprattutto allo stregone; la nuova religione predicava una benevola tolleranza nei riguardi dei vicini di casa e degli abitanti del vicino villaggio anche se ogni anno diversi giovani morivano in scontri feroci per i furti di bestiame subiti, o perpetrati.


Ogniqualvolta passava davanti alla capanna dello stregone un brivido gli correva lungo la schiena e più di una volta aveva sentito gli occhi, di quell'uomo anziano e schivo che lo fissavano, una sensazione che gli dava fastidio.


Quella mattina stava portando le capre al pascolo quando passando davanti alla capanna dell'anziano venne chiamato per nome da una voce cavernosa, si sentì totalmente costretto ad avvicinarsi alla capanna, lì, davanti a quell'uomo che reputava cattivo quanto l'angelo caduto della nuova religione fu invitato a sedersi.


"So che la nuova religione ha avuto molta presa sulla gente del villaggio, tu cosa ne pensi?"


Il ragazzino rispose che la riteneva giusta, buona e portatrice di pace, il vecchio gli rispose ridendo che una religione non poteva essere buona, perchè aveva avuto bisogno di un giuramento il che significava che il vincolo era certamente utile soprattutto agli emissari; il concetto fu chiarissimo al giovane che chiese all'anziano del perchè questi uomini avessero bisogno di così tante conversioni, si stavano preparando per combattere una guerra?, "si" rispose secco lo stregone, "una guerra molto simile a quelle che combattiamo con quelli del villaggio vicino, loro ci rubano le capre, ma anche noi lo facciamo, gli emissari ed altri che non conosco si stanno rubando le anime", il giovane non aveva ben chiaro il concetto di anima, ma gli avevano detto fosse qualcosa che quando si moriva andava da qualche altra parte per essere pregata dai vivi, ma la spiegazione gli era sembrata molto confusa.


Lo stregone fece avvicinare il ragazzo, lo guardò a lungo negli occhi, poi gli parlò con tono fermo "dovrai portare qualcosa della tua gente in un lungo viaggio ed usarla in un paese lontano, da oggi verrai da me tutti i giorni prima di portare le capre al pascolo”.


La mattina dopo  Issa si recò presso la capanna dello stregone, lo trovò seduto davanti ad una piccola pentola di terracotta e stava mescolando qualcosa, si rivolse ad Issa con fare perentorio "mastica finchè te lo dico io e poi sputa", il ragazzo obbedì l'erba era amarissima, ma continuò a masticare "ora succhia la poltiglia e poi sputala", Issa lo fece e sentì le ginocchia cedergli di colpo, si rese conto che lo stregone lo stava ponendo su di una stuoia poi fu catapultato in un posto che non conosceva, era in una città enorme, le case erano fatte di pietra bianca od erano colorate, i tetti erano rossi, e lui si sentiva un uccello che volava sopra la testa della gente, c'erano tanti bianchi come gli emissari e ad un tratto vide una persona con la pelle nera con i capelli bianchi che scendeva da una grande auto nera, indossava uno strano abito subito dopo si accorse che LUI stava scendendo dall'auto e che stava per entrare in una grande porta di legno sulla cui soglia due persone lo stavano attendendo.

Si svegliò che stava malissimo, i conati di vomito lo squassavano tutto, ci volle tempo prima che Issa potesse parlare, ma il vecchio stregone gli disse che doveva andare a pascolare le capre, di non parlarne con i suoi genitori o con gli emissari e di tornare da lui il giorno dopo.


Il ragazzo pensò tutto il giorno a quanto gli era accaduto, a metà mattina tentò di mangiare qualcosa che si era portato nella bisaccia, ma lo vomitò subito, aveva sete, e bevve tutta la fiaschetta che aveva con se, tornando a casa ripassando davanti alla tenda dello stregone vi sbirciò dentro, ma il vecchio non c'era, durante la notte fece strani sogni di luoghi incredibili.


La mattina dopo Issa trovò il vecchio seduto ad aspettarlo, si fece spiegare cosa avesse visto nel suo viaggio e cosa avesse sognato durante la notte, il ragazzo fece fatica a rendere chiaro cosa avesse visto, ed i sogni erano confusi, cosi strani per lui, ma alla fine del racconto il vecchio gli disse che quello che aveva visto era il suo futuro e che in quella città fatta di pietre lui avrebbe portato la magia del suo popolo affinchè non scomparisse "cosa dovrò fare con la magia?" chiese Issa "cose che non puoi nemmeno immaginare, ci sarà un giorno in cui potrai comandare un esercito di anime che lotteranno per te contro i tuoi nemici", Issa non capiva, ma sentiva chiaramente che quello era il suo futuro, il destino che lo attendeva.


La sera stessa lo stregone parlò ai genitori del ragazzo, lo fece con toni perentori, non ammise alcuna replica e non si voltò neppure quando la madre del ragazzo in lacrime cercò di trattenerlo.


Il ragazzo entrò a far parte del progetto di formazione nella grande capitale della sua nazione, furono gli emissaari a portarlo in auto, era stato il vecchio stregone a fargli seguire questa via, e lui era andato dagli uomini bianchi della emissione dicendo loro che avrebbe voluto diventare uno di loro e he avrebbe voluto studiare e diventare il rappresentante della propria gente, come previsto dallo stregone le porte del collegio formativo gli si schiusero con grande facilità.


Il nuovo dio che aveva giurato di seguire era buono e magnanimo, ma la sofferenza esisteva anche nelle belle grandi città di pietra ed anche se le persone morivano da vecchie le loro malattie davano le stesse sofferenze di cui pativa il suo popolo, Issa si chiedeva perchè questo dio non potesse far vivere più a lungo la gente, perchè la gente dovesse continuare a morire senza poter vedere i figli dei propri nipoti, ma col tempo il ragazzo che proveniva da un villaggio dove le capanne erano fatte di fango e paglia capì che la nuova religione era vicino alla gente solo per poterne disporre in maniera non troppo diversa rispetto agli spiriti degli antenati che si impossessavano dei giovani durante le cerimonie di inizio estate, gli emissari bianchi qui nella città di pietra erano ossessionati dal poter indossare abiti e simboli che fornivano loro più controllo sui propri simili e sui fedeli, era tempo che Issa tornasse dallo stregone per l'ultima volta.

Sorvolando il continente da cui proveniva Issa capì quanto avrebbe voluto che la sua gente potesse vivere una vita con maggiori opportunità.

Lo stregone accolse Issa invitandolo a sedersi nella sua capanna, “ti vedo grande e venerato”, esordì il vecchio “sono sempre il ragazzo che tirava sassi e fabbricava le lance da usare contro i ladri di
capre” rispose sorridendo il giovane, il vecchio rise, “Issa ora ti insegnerò qualcosa che è più antico dell'uomo stesso, la magia che ti permetterà di condurre una guerra per i tuoi scopi e per quelli del nuovo dio, ma che servirà soprattutto a non far sparire questa fonte di potere, questo sarà un segreto fra noi ed il nostro popolo".
Issa apprese molto in fretta l'antica arte di evocare le anime soggiogate dalla forza e dall'ubbidienza ad una magia antica e potente.

 Poco prima che lo stregone morisse fra le sue braccia un mese esatto dal suo ritorno fra la propria gente, il giovane capì di possedere il sapere del vecchio che gli sarebbe stato accanto
  ancora un po' come essere incorporeo, ma saggio ed amico.


EPILOGO
Issa scese dall'auto nera e lucida davanti al grande portone di legno, due funzionari lo accolsero ossequiosamente “il primo l'attende, ha bisogno dei suoi consigli”, non era più né un ragazzo né un giovane, aveva i capelli bianchi e portava una veste sgargiante, ma sapeva che il momento era arrivato, l'esercito
delle anime che a lungo aveva evocato e tenuto sotto il proprio controllo assoluto sarebbe sceso in campo nel nome del suo popolo.
“Prescelto, la trovo bene” esordì il Primo, “ho bisogno di una preghiera speciale per un grosso problema”, “se possiamo parlarne mio Primo, non può essere così grave” rispose Issa con un largo sorriso.....

 
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mercoledì 20 agosto 2014

LA GUERRA DI PIERO

Più storie fuse in una sola
.

Non aveva avuto la possibilità di scegliere con calma da che parte stare, il suo carattere ribelle lo aveva fatto scappare da casa a sedici anni per aggregarsi ai gruppi di combattenti che pattugliavano le valli alpine.

Le squadre fasciste ed i tedeschi non avevano pietà per i "banditi" Piero era stato cacciato dal primo gruppo che aveva contattato "ta sèt en gnàro, torna a la to cà", ma Piero era testardo a dispetto della propria giovane età, dopo una settimana di cammino  si era infine agrgegato ad un gruppo di ex soldati del regio esercito comandati da un tenente piemontese, Piero sapeva sparare andava a caccia da un paio di anni, gli venne insegnato come usare il vecchio moschetto 91 e gliene venne consegnato uno con il calcio attraversato da una profonda crepa.

Fare il aprtigiano voleva dire tanto cammino e tantissima fame, poche le famiglie che passavano un po' di polenta a chi bussava alla propria porta con gentilezza, più di una casa era stata bruciata perchè gli occupanti avevano dato aiuto ai "banditen".

Il primo scontro a fuoco lo ebbero dopo un paio di settimane, il gruppo di Piero avvistò un camion isolato con a bordo una decina di soldati, il mezzo militare avrebbe dovuto affrontare un tornante con una forte pendenza e fu lì che venne affrontato dal gruppo, i primi spari uccisero l'autista ed il crucco seduto accanto a lui, i soldati della Wermacht scesero armi in pugno, Piero ebbe il tempo di mirare con calma e da trenta metri colpì ion pieno petto un soldato appena sceso dal mezzo.

lo scontro durò dieci minuti, troppo ben nascosti i partigiani, troppo esposti i tedeschi per poter organizzare una resistenza efficace, sei soldati furono uccisi ed altrettanti si diedero alla fuga nel canalone sotto il tornante, il camion venne ispezionato rapidamente, vennero presi due pacchi di gallette, della carne in scatola, delle coperte dopo di che ad un segnale del tenente tutti corsero via correndo verso l'alto.

La sera, davanti alle braci tutti erano eccitati  per l'ottimo risultato, ma Piero aveva davanti agli occhi lo sguardo del ragazzo che aveva ucciso, aveva forse due anni più di lui, chissà se era veramente un animale, come definivano "i crucchi" i suoi commilitoni.

La mattina furono svegliati poco prima dell'alba dal latrato dei cani, decisero di salire verso la cima e di scollinare il prima possibile, le voci dei republichini erano nitide, Piero era terrorizzato, si resero conto di essere circondati prima di aver fatto cento passi, la metà dei propri compagni venne uccisa nell'intenso scontro a fuoco, Piero finì le munizioni sparando alla cieca, si rannicchio nell'incavo delle radici di un pino, ma fu subito scoperto, venne colpito con il calcio di un fucile perdendo i sensi.

Si svegliò in una cella, aveva uno zigomo rotto, gli venne notificato che lui ed i quattro superstiti sarebbero stati impiccati all'alba del giorno dopo come monito ai valligiani, Piero era terrorizzato, come sarebbe stato morire?, sarebbe certamente andato all'inferno perchè aveva ucciso un uomo, un ragazzo come lui, ma l'inferno gli faceva meno paura del momento in cui gli avrebbero stretto la corda al collo, mentre pensava a tutto questo piangeva come può piangere un ragazzo di sedici anni, pensava a tutto quanto non aveva fatto, in questa vita, aeva ucciso un uomo, ma non era mai stato con una donna, non aveva mai visto il mare.

La notte si mise a tremare come una foglia per la paura ed il freddo, prima dell'alba un prete venne a benedire i compagni, si chiese come un prete potesse benedire un ragazzo che andava a morire.

Piero fu portato in piazza all'alba, le ginocchia non gli permettevano di camminare, venne trascinato da due aguzzini che lo schernirono, era stato preparato un rozzo patibolo, un tronco posizionato fra due piante a cui erano appesi cinque cappi di fil di ferro,  con infinita crudeltà fu impiccato per ultimo, vide morire i quattro suoi compagni, sentì i gemiti strozzati, l'odore degli escrementi, ma quando toccò a lui la paura gli era sparita, in questo mondo non voleva più vivere e certamnte l'aver tentato di fare qualcosa per cambiarlo era stato molto meglio che il subirlo, salutò con un sorriso il proprio boia.

Se solo Piero avesse saputo dello sfacelo della repubblica nata dalle ceneri delle barbarie nazifasciste, forse sarebbe rimasto a casa a mangiar polenta, forse avrebbe conosciuto una donna, ma la sua morte non può costituire un pretesto per nessuno e non può essere utilizzata come alibi per raccattare voti o per gettar fango su chi come lui (da una parte o dall'altra) diede la vita per le proprie idee, in quanti, oggi, CHI, in questa Italia di devastazione, potrebbe dare la propria vita per un sogno?





lunedì 11 agosto 2014

UNA FORATURA ALLE TRE DEL MATTINO

Una foratura alle tre del mattino, sto tornando a casa da una splendida cena  tra amici in un piccolo borgo bresciano situato a mille metri di quota, la strada che ho imboccato è quella che porta ad Idro, ma all'altezza degli ultimi due tornanti ed ormai in vista della frazione Crone si è manifestata questa rottura di scatole.

Parcheggio l'auto sull'ampio ciglio della strada ed apro il baule ingombro dei libri dei figli che devo portare in biblioteca, li trasbordo appoggiandoli sui tappetini e sul sedile posteriore, apro la botola sotto il bagagliaio e mi rendo conto che la mia auto NON HA la ruota di scorta, ma un kit di riparazione ed una piccola pompa elettrica per ripristinare la pressione dello pneumatico forato, accanto alla bomboletta le istruzioni; sono stanco,  ho apprezzato un po' troppo lo splendido spiedo ed il pollo ai porcini con polenta che ha preparato la moglie dell'amico che ci ha ospitato,  lo stomaco sta lavorando a tutto vapore ed ho una fastidiosa sonnolenza.

Allora, "cercare e rimuovere l'oggetto che ha provocato la foratura dello pneumatico"...., le istruzioni asettiche tradotte dal tedesco non tengono conto della situazione in cui mi trovo, ispeziono con la torcia elettrica lo pneumatico, ma non trovo nulla, solo dopo quindici minuti di ispezione minuziosa scovo un triangolino metallico che si è infilato giusto nella parte meno in rilievo del battistrada, cerco di toglierlo, ma non è facile, mentre mi arrabatto una voce alle mie spalle mi fa compiere un balzo all'indietro "mi scusi, potrebbe aiutarmi?", mi giro di scatto e alla luce della torcia appare un giovanotto sui vent'anni alto non meno di un metro e novanta, biondo e con occhi fin troppo chiari, "bhè, come vede sono nei guai anche io....,  cosa le serve?" il ragazzo mi guarda mentre tento di rimuovere lo stramaledetto pezzo di metallo ed estrae da una piccola tasca posta sulla parte alta dei pantaloni una pinza non più lunga di dieci centimetri e di foggia piuttosto strana, non solo le ganasce sono regolabili in lunghezza, ma anche il manico, è realizzata con un metallo grigio, simile al titanio, mi chiedo quanto possa costare un attrezzo così ben fatto, si china sul mio pneumatico, gli indico dove è l'oggetto che lo ha forato e puntando le pinze con le ganasce al contrario di quanto avrebbe dettato la mia esperienza ed apparentemente senza alcuno sforzo estrae il pezzo di metallo lungo non meno di cinque centimetri.

Lo guardo dal basso in alto "Grazie, ed ora in cosa posso esserle utile?", tace per tre secondi e poi mi dice "lei ha per caso una striscia di supporto plastico o telato su cui solo su di un lato è applicata una colla elastica?", lo guardo sorridendo "del nastro adesivo?" "si ecco quello, mi servirebbe largo così" e con la mano indica circa cinque centimetri.

Gli spiego che ho in auto un nastro a supporto telato con una colla molto tenace, gli passo il rotolo, lo soppesa "la ringrazio, ma mi sembra uno spreco, a me ne serve solo tanto così", e mi indica la lunghezza dello spazio fra mignolo e pollice della mano aperta, "ma non si preoccupi, sono io che devo ringraziarla" gli dico mentre inizio ad armeggiare con la bomboletta ripara pneumatici, "sa" esordisce lo spilungone "ho dovuto utilizzare il kit per le piccole riparazioni per sistemare un anello di tenuta ed ho finito la colla ionica", non ho mai sentito parlare di colla ionica, ma questo ragazzo ha dei modi così per bene da lasciarmi quasi perplesso.

"Dove va di bello?" gli chiedo, "Torno a casa dopo un periodo di tre mesi di servizio", mi risponde "ah, ma lei è un militare", osservo "in un certo senso si", gli chiedo come si sia stata la sua esperienza,  capisco che sta soppesando le parole "è stata un esperienza inaspettata, certo qui sembra che i governi nazionali siano asserviti a gruppi economici e finanziari che hanno i propri interessi in molti settori, questo non aiuta lo sviluppo,
 anzi, sembra che il sistema finanziario si nutra delle crisi che provoca per incamerare ancora più beni", lo guardo perplesso "ma lei è un economista?" "no no, ma è strano vedere una parte del pianeta sfruttata da una piccola minoranza che detiene la grande maggioranza dei beni e delle riusorse planetarie", annuisco, "ha ragione, ce lo chiediamo in tanti" gli rispondo "ma con la comunicazione, i media, e persino la ricerca controllata dagli investimenti privati gli interessi dei cittadini in pratica non li fa più nessuno", tocca a lui annuire, mi guarda sorridendo e mi ringrazia nuovamente "devo andare, ho una serie di controlli da effettuare prima della partenza", gli stringo la mano e gli auguro un buon rientro a casa.

Inserisco la parte terminale flessibile della bomboletta ripara gomme nella valvola dello pneumatico forato, ho regolarmente agitato la bomboletta per i canonici sessanta secondi e premo la valvolina di rilascio, il sibilo si esaurisce con la fine del contenuto  gonfiando contemporaneamente lo pneumatio, le istruzioni recitano che devo procedere per circa trecento metri e poi fermarmi nuovamente per verificare la pressione con l'apposita pompa elettrica dotata di teutonico manometro d'ordinanza.

Salgo in auto, durante le operazioni di riparazione il pensiero del giovane non mi ha abbandonato, estremamente pacato e gentile, due aggettivi che raramente si possono dare ad un singolo soggetto.

Parto ed una intensissima luce azzurra sovrasta le cime dei castagni,  un oggetto lungo una ventina di metri  a forma di uovo sta prendendo rapidamente quota nel più assoluto silenzio.

Che gentilezza e pacatezza siano realmente virtù di un altro mondo?

domenica 27 luglio 2014

UNA DOMENICA INERPLANETARIA

Sto rileggendo un libro di fantascienza che ritengo essere un capolavoro assoluto, "Le Fontane del paradiso" di Arthur Clarke edito nel 79, a quei tempi ero abbonato alla collana URANIA ed ogni due settimane giungeva a casa un nuovo libro che normalmente mi leggevo entro i successivi due giorni, ricordo che quando mia rrivò il libro di Clarke lo divorai in quattro ore di lettura ininterrotta, mi conquistò fin dalle primissime righe.

La Fantascienza ha spesso anticipato scoperte scientifiche o addirittura, come nel caso dell' "universo" Star Treck ideato da Gene Roddenberry, si avvale di scienziati che vengono spinti ad anticipare possibili scoperte.

Inutile dire che la fantasia di Arthur Clarke era basata su alcunne intuizioni realmente geniali, ma anche da "soffiate" provenienti dal mondo scientifico, senza destare molto clamore esiste dal 2008 l'INTERNATIONAL SPACE ELEVATOR CONSORTIUM che come scopo ha la realizzazione di un ascensore spaziale ancorato nell'area equatoriale ad una grande stazione spaziale e che consentirà di trasportare merce nello spazio a costi quaranta volte inferiori a quelli attuali, si apsserebbe infatti dai circa 20.000 dollari al kg ai 500 dollari per ogni kg trasportato in orbita alta.

I vantaggi sarebbero innumerevoli, i metalli e le leghe realizzate in un campo gravitazionale hanno legami e reticoli che naturalmente sono orientati dalla forza di gravità, il fonderli in assenza di gravità potrebbe fornire una nuova generazione di materiali dalle caratteristiche innovative.

La realizzazione in orbita di astronavi per la conquista del sistema solare sarebbe oltremodo economico in quanto l'energia, in termini di combustibile e sovradimensionamento strutturale, per poter far staccare un missile dal pianeta, potrebbe essere immagazzinata in una struttura più funzionale con lo scopo di poter accorciare i tempi di percorrenza delle tratte interplanetarie, ad esempio un astronave con propulsione ionica potrebbe essere fatta accelerare a centomila km/h con un ventesimo del carburante rispetto ad un lancio effettuato dalla superficie del pianeta, e basterebbe un razzo convenzionale con una spinta venti volte inferiore. lanciata iniziarebbe poi ad accelerare grazie alla propulsione ionica, si potrebbero ottenere velocità di crociera di oltre 250.000km/h indispensabili epr un viaggio su marte che fra andata e ritorno (rispettando le finestre di lancio favorevoli) è vicino ad un miliardo di km...

Vi passo il link di un intervista al presidente dell'International Space Elevator consortium

 http://daily.wired.it/news/tech/2013/07/04/swan-esplorazione-spaziale-562785.html

PS, rigurdo al libro..., ve lo raccomando caldamente...



giovedì 24 luglio 2014

MALANIMO

L'aria pesa e sa di muffa
il tuo umore la rispecchia
pensi a cose e sensazioni
pensi ad un altro posto
pensi ad un altro tempo
pensi ad un altro corpo
e non hai nessun calcio da dare
ad un pallone o ad un pianeta
e le montagne non hanno più neve
e le spiagge non hanno più sole
e i prati non hanno più fiori
e non riesci a suonare, scrivere o fotografare
 perchè neve e sole fiori e suoni
musica e fotografie
sono spariti
dai tuoi occhi
e dal tuo cuore.

mercoledì 2 luglio 2014

L'OSSERVATORIO

Briciole di sogni sparsi sul tetto rovente
il pomeriggio accecante ti rammenta di molti anni fa
quando le certezze camminavano con te
le notti erano corte e popolate di sogni

come quando sognasti una splendida bimba
danzava ne le petit rats e ne rimanesti ammaliato
 e quando apristi gli occhi ti scopristi innamorato
 a dieci anni

dall'abbaino vedi briciole sbiancate dal sole
il caldo soffoca e l'odore di polvere  sale alle narici
scendi dalla scala del tuo osservatorio
ti immergi nell'odierno dove non si sogna più

dove il quotidiano è il divenire sono la stessa cosa
e le rughe diventano profonde
di speranze non si può  parlare
ed il sorriso serve a mostrare i denti

 
Le petit rats, dal film francese "l'age heureux" a destra la protagonista Delphine Desyeux