Ricordo bene la mia prima visita a Napoli, avevo quattro anni, il lunghissimo viaggio era stato effettuato a bordo di una Ford Anglia celeste chiaro, esattamente come quella che avete visto nel film "Harry Potter e la camera dei segreti".
In un certo senso fu un viaggio fantastico, mio padre sedeva davanti, al volante un amico di famiglia che si stava recando dai propri parenti e che si era offerto di portarci direttamente a casa della mia nonna paterna, piovve ininterrottamente da Brescia fino a Roma, mio fratello aveva due anni e dormì per quasi tutto il viaggio, all'arrivo a Napoli una splendida luna piena ci accolse facendo capolino attraverso il loggiato su cui si affacciava l'appartamento di nonna Mina, Zia Clara corse ad abbracciarci, era una donna estroversa, molto affezionata a me, che porto lo stesso nome di suo padre.
L'appartamento della nonna era troppo piccolo per accoglierci, dall'altra parte della strada abitava mia zia Ciretta che ci mise a disposizione una camera matrimoniale con due lettini, mi addormentai di colpo, appena messo a letto con il pigiamino nuovo.
La mattina dopo corsi subito con mamma da zia Clara, il loggiato davanti all'ingresso dell'appartamento era bellissmo e dava su di un aranceto delimitato da un portale attraverso il quale si vedeva un Vesuvio talmente vicino che mi pareva quasi di poterlo toccare, i colori della vegetazione erano diversi da quelli di casa mia, il cielo era di un blu spettacolare.
Attraversando la strada avevo udito grida e rumori che non avevo mai sentito, tutti gridavano, chi vendeva frutta cantava qualcosa che non capivo, chi vendeva pesce cantava una cantilena a squarciagola, chiesi a mia madre cosa volesero dire quelle che per me erano canzoni e lei mi spiegò che stavano dicendo quanto fossero belli frutti e verdura e di quanto fossero freschi i pesci che stavano vendendo, mia mamma capiva bene il napoletano, l'aveva imparato dalle canzoni in voga nel dopoguerra , mio padre non lo parlava mai a casa
Appena dopo colazione con mamma e mio fratello andammo al mercato, ma non era come da noi, in piazza, con le bancarelle, qui c'era una via dove le auto continuavano a passare e le bancarelle strette e piccole erano sul marciapiede, mi fermai davanti ad una dove era esposto in vendita del pesce dietro il banchetto una bimba della mia età con i capelli neri e due grandi occhi scuri seduta su di uno sgabello di legno mi guardò sorridendo, notai che in un secchio c'erano delle "conchiglie" che si muovevano, mi avvicinai e ricevetti in faccia uno spruzzo di acqua salata, lo sberleffo di un mitile che si era rintanato in fondo al secchio.
La frutta e la verdura sembravano provenire da un altro mondo, i meloni gialli , i pomodori a grappolo ed i fichi d'india non li avevo mai visti, continuai a chiedere spiegazioni a mia madre che non si stancò di fornirmele.
Verso mezzogiorno tornammo a casa della Nonna Mina dove dovetti attendere un ora e mezza prima di mettermi a tavola, la mia pancia brontolava rumorosamente, ma la pastasciutta di zia Clara fu uno squisitezza e l'incontro con il pane di grano duro fu una sorpresa, saporito, dalla crosta spessa e scura, una meraviglia.
Mio padre proveniva da una famiglia poverissima, lui ed i suoi sette fratelli restarono senza padre in piena guerra e dovettero dare una mano per tirare avanti, papà fu costretto ad abbandonare la scuola dove se la cavava benissimo e la cosa gli pesava ancora a distanza di tanti anni; nonno Arturo era stato cacciato dalle regie ferrovie, dove svolgeva il lavoro di capotecnico, a causa del suo reiterato rifiuto ad iscrivesi al partito fascista, finì i propri giorni lavorando al silurificio di Baia dove assistette ai sabotaggi dei siluri aeronautici da parte di un ingegnere che alla fine della guerra venne processato ed assolto dall'accusa di sabotaggio.
Mio padre mal sopportava il chiasso ed un certo modo di essere guitto tipico di parte del popolo partenopeo, mi rendevo conto di quanto mal sopportasse il caos e le discussioni interminabili del dopo cena, sapevo che entro pochi giorni saremmo ripartiti perchè era chiarissimo quanto poco avrebbe sopportato il modo di vivere da cui se ne era andato a diciassette anni.
Papà è stato un militare molto poco militarista, ma profondamente legato ai propri doveri ed al proprio lavoro, lo capii sedici anni più tardi quano ebbi modo di vedere la sua competenza ed il profondo rispetto e la grande stima nei suoi confronti da parte dei suoi subalterni.
Il rientro fu un interminabile viaggio in treno, noioso, rumoroso, ne ho un ricordo poco piacevole, il ritorno alla casa della nonna fu una sorpresa, i colori del cielo, delle tende, della verdura erano molto meno vivaci di quelli visti a Napoli, i meloni erano giallini, i pomodori grossi, ma pieni di acqua ed il pane era smorto o molto meno saporito di quello di zia Clara.
Quando venni operato nel millenovecentonovanta (VEDI IL POST "IL BUIO E LA NOTTE") mia zia Clara prese il treno e venne a vedere come ero messo, averla intorno in quei giorni difficili fu una vera sorpresa, era affettuosa ed allegra, mi diede una mano con la sua presenza.
Purtroppo non ebbi altro modo di vederla, morì durante un intervento chirurgico, di "malasanità" si scriverebbe oggi.
Nessuno dei miei numerosi zii e zie paterni è ancora in vita e questo ha spezzato il cordone ombelicale che mi legava alla città partenopea, che continua a mancarmi con i suoi pregi e difetti ed i suoi cieli color zaffiro.
Ancora scusa per gli errori di battitura della prima stesura, prima o poi mi deciderò a rileggere quanto scrivo.....
lunedì 20 aprile 2015
giovedì 5 marzo 2015
Zulù
Ho incontrato per la prima volta l'amico Zulù (ma si è ovviamente un soprannome ) il cinque ottobre del 1977, primo
giorno di scuola in terza superiore.
L'Istituto B. C. era immenso, avevo frequentato il biennio in una sede distaccata dove eravamo in sedici in classe e si veniva interrogati non meno di quattro volte per materia ad ogni quadrimestre.
Ero finito in una terza composta da altri ventiquattro soggetti provenienti da sedi distaccate, un bailamme di accenti diversi, fra le consonanti aspirate e dure dei Triumplini a quelle più dolci dei camuni, io ero finito in questa sezione con tre miei compagni di classe del biennio, presi posto accanto a Claudio, mentre Giamba e Franco, i restanti due compagni nel biennio, erano nella fila di destra.
Capimmo da subito che il nostro destino sarebbe stato quello di venire smembrati come classe, non esisteva un quarta Q, la cosa ci fu chiara fin dai primi giorni e reagimmo con un certo spirito di squadra, se fossimo stati promossi in una ventina forse avrebbero potuto creare la nuova sezione.
Fra i nuovi compagni due soggetti mi colpirono subito, Vax e Zulù, diversi come potrebbero essere diversi solo l'acqua ed il fuoco, timidissimo, incline a devastanti rossori il primo, guascone, mistificatore e chiassoso il secondo, fu facile legare con entrambi, Claudio Vax Zulù ed il sottoscritto formammo un quartetto con cui si divideva quel po' di tempo libero che le trentotto ore di lezioni settimanali ci concedevano.
Finimmo la terza e nonostante tutti i nostri sforzi venimmo smembrati, la maggior parte della pur valida terza Q andò a rimpolpare una sezione di eccellenza, la B, letteralmente decimata da un numero impressionante di bocciature, appena preso confidenza con i nuovi compagni Zulù non tardò a dar spettacolo, appena rientrato da un giro al bar dell'istituto mi unii al drappello riunito intorno a lui che stava raccontando come aveva trovato la soluzione al suo più grande cruccio fin dall'età di 15 anni; la propria verginità.
Zulù si era affidato ad un amico assiduo frequentatore di signorine prestatrici di servizi a pagamento lungo alcuni noti viali di Brescia, il quale aveva preso a cuore il dramma umano dell'amico l'aveva condotto sui suddetti viali in compagnia di un altro compare affetto dalla medesima patologia.
Dopo un intera ora trascorsa alla ricerca di una paritetica compassionevole e dopo ben tre rifiuti (vergini?, no no no si era sentito rispondere l'amico esperto di compravendita) Zulù aveva liquidato a male parole l'amico ed unitamente al compare erano andati alla ricerca di una professionista barando schifosamente su età ed esperienza.
Ho una certa esperienza su quale tipo di donna sceglierebbe un maschio alla sua prima esperienza, fra i trenta ed i quaranta, non troppo vistosa, Zulù inquadrato il soggetto contratta la cifra e unitamente al tremante compare si reca in un luogo appartato, l'amico vorrebbe andarsene, ma Zulù lo spinge fuori dall'auto in malo modo e l'accompagna sulla vettura della professionista.
Dopo dodici minuti esatti cronometrati con cura dal compagno di classe il compare apre la portiera della vettura dove è seduto Zulù ..”Zulù, un esperienza terribile”, ma l'amico ha già la daga incappucciata con il goldone di ordinanza, entra nella vettura della professionista che lo accoglie seminuda con tette e cosce bene in mostra...,”el tò amis el gaveva fùria, da ndove vegnì? Gli disse la signorina con accento vagamente mantovano “Dal lack” tagliò corto Zulù, (disse poi della signorina che poteva essere benissimo "mia madre o mia zia") aggiunse ridendo “certo che gavì na bela voia de ciavà per vègner dal làch...”,
“E poi?” aggiunse un curiosissimo compagno di classe...”Va aanti a fàt le seghe” gli rispose uno Zulù che non trattenne le risate che si fusero con quelle dei compagni.
Finita la scuola e conseguita la maturità Zulù ed io cominciammo immediatamente a lavorare Claudio si è laureato in ingenieria, ci si incontra di tanto in tanto a far due chiacchere con le gambe sotto ad un tavolo, recentemente ci siamo visti dopo molti anni, e gira e gira quando ci incontriamo il discorso va sempre sulle donne, Claudio è separato Zulù Vax ed io no, un paio di loro frequentano ancora professioniste del sesso, chi va a Milano in appartamento privato, chi predilige il giro a Lugano in un sexi bar, scelgono trentenni, possibilmente piuttosto calme “perchè se ad una tremano le mani nel mettermi il preservativo me ne vado subito” mi disse una sera uno dei tre.....
L'Istituto B. C. era immenso, avevo frequentato il biennio in una sede distaccata dove eravamo in sedici in classe e si veniva interrogati non meno di quattro volte per materia ad ogni quadrimestre.
Ero finito in una terza composta da altri ventiquattro soggetti provenienti da sedi distaccate, un bailamme di accenti diversi, fra le consonanti aspirate e dure dei Triumplini a quelle più dolci dei camuni, io ero finito in questa sezione con tre miei compagni di classe del biennio, presi posto accanto a Claudio, mentre Giamba e Franco, i restanti due compagni nel biennio, erano nella fila di destra.
Capimmo da subito che il nostro destino sarebbe stato quello di venire smembrati come classe, non esisteva un quarta Q, la cosa ci fu chiara fin dai primi giorni e reagimmo con un certo spirito di squadra, se fossimo stati promossi in una ventina forse avrebbero potuto creare la nuova sezione.
Fra i nuovi compagni due soggetti mi colpirono subito, Vax e Zulù, diversi come potrebbero essere diversi solo l'acqua ed il fuoco, timidissimo, incline a devastanti rossori il primo, guascone, mistificatore e chiassoso il secondo, fu facile legare con entrambi, Claudio Vax Zulù ed il sottoscritto formammo un quartetto con cui si divideva quel po' di tempo libero che le trentotto ore di lezioni settimanali ci concedevano.
Finimmo la terza e nonostante tutti i nostri sforzi venimmo smembrati, la maggior parte della pur valida terza Q andò a rimpolpare una sezione di eccellenza, la B, letteralmente decimata da un numero impressionante di bocciature, appena preso confidenza con i nuovi compagni Zulù non tardò a dar spettacolo, appena rientrato da un giro al bar dell'istituto mi unii al drappello riunito intorno a lui che stava raccontando come aveva trovato la soluzione al suo più grande cruccio fin dall'età di 15 anni; la propria verginità.
Zulù si era affidato ad un amico assiduo frequentatore di signorine prestatrici di servizi a pagamento lungo alcuni noti viali di Brescia, il quale aveva preso a cuore il dramma umano dell'amico l'aveva condotto sui suddetti viali in compagnia di un altro compare affetto dalla medesima patologia.
Dopo un intera ora trascorsa alla ricerca di una paritetica compassionevole e dopo ben tre rifiuti (vergini?, no no no si era sentito rispondere l'amico esperto di compravendita) Zulù aveva liquidato a male parole l'amico ed unitamente al compare erano andati alla ricerca di una professionista barando schifosamente su età ed esperienza.
Ho una certa esperienza su quale tipo di donna sceglierebbe un maschio alla sua prima esperienza, fra i trenta ed i quaranta, non troppo vistosa, Zulù inquadrato il soggetto contratta la cifra e unitamente al tremante compare si reca in un luogo appartato, l'amico vorrebbe andarsene, ma Zulù lo spinge fuori dall'auto in malo modo e l'accompagna sulla vettura della professionista.
Dopo dodici minuti esatti cronometrati con cura dal compagno di classe il compare apre la portiera della vettura dove è seduto Zulù ..”Zulù, un esperienza terribile”, ma l'amico ha già la daga incappucciata con il goldone di ordinanza, entra nella vettura della professionista che lo accoglie seminuda con tette e cosce bene in mostra...,”el tò amis el gaveva fùria, da ndove vegnì? Gli disse la signorina con accento vagamente mantovano “Dal lack” tagliò corto Zulù, (disse poi della signorina che poteva essere benissimo "mia madre o mia zia") aggiunse ridendo “certo che gavì na bela voia de ciavà per vègner dal làch...”,
“E poi?” aggiunse un curiosissimo compagno di classe...”Va aanti a fàt le seghe” gli rispose uno Zulù che non trattenne le risate che si fusero con quelle dei compagni.
Finita la scuola e conseguita la maturità Zulù ed io cominciammo immediatamente a lavorare Claudio si è laureato in ingenieria, ci si incontra di tanto in tanto a far due chiacchere con le gambe sotto ad un tavolo, recentemente ci siamo visti dopo molti anni, e gira e gira quando ci incontriamo il discorso va sempre sulle donne, Claudio è separato Zulù Vax ed io no, un paio di loro frequentano ancora professioniste del sesso, chi va a Milano in appartamento privato, chi predilige il giro a Lugano in un sexi bar, scelgono trentenni, possibilmente piuttosto calme “perchè se ad una tremano le mani nel mettermi il preservativo me ne vado subito” mi disse una sera uno dei tre.....
lunedì 16 febbraio 2015
MAGGIO 1940
Un pivello a cui far crescere le penne in fretta prima che venga infilzato da qualche asso della Luftwaffe, "quante ore ragazzo" gli chiedo, "dieci sullo Spitfire MkII signore", "va bene, vieni in volo on me e sintonaizzati sul canale IV, decolliamo portandoci a 6.000 piedi" è una bella giornata nel sud dell'Inghilterra, la regina di Maggio sta facendo crescere rigogliosi grano ed orzo, mi stupisco ogni volta di quanto poco sia abitata quest'isola, puoi volare a 250 miglia all'ora e non vedere che piccoli borghi per decine di minuti, "bene ragazzo ora io mi sgancerò e farò di tutto per mettermi sulle tue piume di coda, tu vedi di tagliare la corda", effettuo un tonneau largo poi tiro verso di me la cloche ed effettuo una virata Himmelmann dando contemporaneamente manetta, so dov'è il pivello, sta volando a zig zag cercandomi in alto, in basso, in direzione del sole, alle sue spalle, scendo perdendo rapidamente quota ma tenendo sempre tutta manetta, mi sono portato più in basso risalgo puntando dritto su di lui lo sto attaccando con un angolo di venti gradi rispetto all'asse del suo velivolo e salgo con un inclinazione di sei gradi dal basso, sono virtualmente invisibile, arrivo a tiro poi mi posiziono di fianco e e gli urlo nelle cuffie "stupido!, a chi devo mandare i tuoi effetti personali?" "Signore stavo cercando di trovarla" "GUARDA!, e non hai gli occhi solo per guardare, ora ti servono per SOPRAVVIVERE devi CERCARE il nemico, non distrarti, cerca cerca e per l'amor di dio smettila di volare dritto per più di venti secondi in combattimento!"..."Si signore" "Riproviamo" gli urlo;
effettuo una cabrata a sinistra e prendo quota, mi giro e vedo che il pivello sta virando lentamente a destra continuando a guardarmi con la coda dell'occhio, davanti a noi un cumulo, mi ci infilo dentro a tutta velocità, conto i secondi prima della manovra, quattro, cinque e via!, tonneau stretto, mi butto in una picchiata secca, prendo rapidamente velocità, allento la pressione sulla cloche lentamente livello ed inizio a salire con larghe spirali, lo vedo, sta salendo di quota ed accenna una virata per osservare dove sia, accelero al massimo e scivolo sotto il suo velivolo finendo dal lato dove non può vederemi, sono in basso e la sua ala destra gli impedisce di quardare dalla mia parte, sono più in basso di lui di mille piedi, ma sono molto veloce ed ho ancora una buona energia, salgo come una saetta sbucando mille piedi davanti al muso del suo Spit, lo vedo dagli specchietti, dà gas, vedo i suoi scarichi sputare fumo come un drago infuriato, io tiro leggermente a me la cloche, tolgo manetta e tiro giù i flap, lo spit sussulta e recalcitra come un purosangue imbizzarrito, il pivello mi supera in tromba, ridò manetta, ritraggo i flap scendo leggermente per guadagnare più rapidamente velocità, il pivello sta salendo pensa che in questo modo non possa più raggiungerlo, ma io salgo disegnando ampie spirali che lui tenta di tagliare con ampie virate, ma ormai sono alla sua stessa quota, stringo la virata al punto di avere la vista periferica annebbiata ed eccolo lì ad ottocento piedi davanti a me....."SEI MORTO ancora una volta, allora, mi vuoi dire o no a chi mando la tua collezione di pin up scollacciate?" "Signore non sapevo cosa fare" "torniamo alla base, lì alla lavagna ti spiegherò come ho manovrato e vedrai tutte le sciocchezze che hai fatto".
Il prato del campo si avvicina, giù i flap, giù il carrello, davanti a me il novellino mette le ruote a terra sobbalzando, deposito il mio spit sull'erba compensando con la pedaliera il vento che sta rinforzando da est e rullando parcheggio per mettere il mio destriero nelle mani degli avieri.
Sono un volontario, a trent'anni non volevano arruolarmi nella RAF, ma il mio brevetto di volo amatoriale e le mie 500 ore di volo come istruttore hanno fatto cambiare idea al reclutatore.
Ho combattuto in Francia contro un nemico molto ben organizzato, ho volato sugli Hurricane, un buon velivolo ma nettamente inferiore come velocità massima al Messerschmitt 109 Emil, tuttavia la maggirore manovrabilità in virata mi ha consentito di tirarmi fuori dai guai più di una volta, sono riuscito ad abbattere due crucchi, in un caso ho visto il pilota buttarsi con il paracadute, rientrato in patria dopo la ritirata di Dunquerque sono stato assegnato ad un nuovo squadrone ed ho effettuato il passaggio sullo Spitfire, un velivolo veramente notevole, leggemente più veloce dei caccia crucchi, un vero cavallo di razza.
Mio padre è morto sui cieli della Francia nel dicembre del 1914 abbattuto mentre volava sulle linee nemiche a bordo di un velivolo da ricognizione, ricordo la disperazione di mia madre, avevo solo quattro anni, ora so di poterlo vendicare.
L'ascesa di Hitler al potere era il preludio ad un altra guerra, era palese, quasi scontato che saremmo tornati ad incrociare i nostri destini contro questa gente, siamo rimasti noi soli, su di questa isola unico baluardo contro le orde naziste.
Sono il caposquadra ed il pivellino con cui sono uscito è una nuova assegnazione che va a rimpiazzare il mio gregario di destra ricoverato in ospedale a causa di un brutto atterraggio in fuoripista causato da una piantata secca del motore subito dopo il decollo.
So che ci attaccheranno prestissimo, ho questo presentimento, me lo sento scorrere nelle vene, so che tenteranno di annientarci e sarà come in un girone dell'inferno, ma noi non ci arrenderemo, non ci daremo mai per vinti.
Durante il mese di Maggio ho fatto accumulare esperienza ai miei due gregari ed ho spiumato per bene qualche volatile fresco di scuola di volo e particolarmente duro di comprendonio per ordine del maggiore che comanda lo squadrone.
Il primo allarme giunge una mattina presto, ci alziamo il prima possibile, continuo a chiamare i mie due gregari perchè non voglio che si scollino dalle mie ali, un gruppo di velivoli nazisti sta attaccando le postazioni radar vicino a Dover, ci siamo alzati in oltre quattro minuti dovremo imparare a farlo nella metà del tempo, i miei gregari mi stanno appiccicati, avvisto per primo i velivoli nemici, comunico la posizione via radio alle tre formazioni impegnate, stanno piccchiando sulle antenne radar, attacchiamo, niente caccia di scorta all'orizzonte, la mia vic deve occuparsi dei velivoli di testa della formazione nemica, chiamo a raccolta i gregari ed attacco puntando deciso sul secondo velivolo, gli Ju 87 sono lenti e corro il rischio di accorciare troppo presto rischiando di non riuscire a mettere a segno che qualche colpo, sono troppo veloce, cribbio, impreco nella maschera, rompo la formazione, tonneau a botte largo, vedo dove sono finiti i crucchi, stringo la virata mi piazzo in coda al primo che mi capita davanti ed incurante del fuoco del mitragliere di coda premo il pulsante di sparo da meno di mille piedi dallo Stuka, vedo la carlinga crivellata dalle mie brownig da 7,7mm, lo spit rincula sotto i colpi delle otto mitragliatrici, l'aereo tedesco prende fuoco picchiando verso il suolo privo di controllo, richiamo i miei gregari che incredibimente mi sono stati vicino, sciolgo la formazione dicendo loro di prendersi un bersaglio qualunque, punto un altro stuka che sta tentando di svignarsela, lo attacco lateralmente calcolando l'inclinazione della traiettoria dei proiettili, ancora una volta la pioggia di fuoco innesca una cascata di schegge, metallo e fiamme, gli ho tirato addosso non meno di trecento proiettili, sto rischiando di rimanere presto a secco di munizioni, viro stretto a sinistra per capire in quali condizioni è il velivolo che ho colpito, vedo la carlinga sporca di olio e d un fumo denso e nero uscire dagli
scarichi di destra, il pilota sta cercando di buttarsi fuori, apre il tettuccio, ribalta l'aereo e si getta nel vuoto, il mitragliere fa altrettanto mentre lo Stuka è ormai una pira fiammeggiante.
Vedo con la coda dell'occhio il mio gregario di destra, chiamo a raccolta l'altro, l'azione è terminata, non ci sono altri velivoli nemici in volo, atterriamo in pochi minuti, ci attende il lungo debriefing, il mio gregario di sinistra si è visto aggiudicare mezzo velivolo, mentre quello di destra uno, confermato, me ne viene assegnato uno e mezzo perchè il primo era già stato danneggiato da un altro caposquadriglia.
I nostri velivoli hanno subito danni minori, il più inesperto dei miei gregari si è beccato una raffica sull'ala sinistra da parte del mitragliere di coda di una stuka, ma si è comportato bene, sopravvivere al battesimo del fuoco è la prova suprema per un pivello, in Francia ne ho persi tre, e per quanto ci si sforzasse di addestrarli e addestrarli ancora alla fine erano sempre loro i primi a cadere sotto il fuoco delle mitragliatrici tedesche.
E' una legge non scritta, ma che si è dimostrata vera in ogni guerra, ma oggi nessuno dei miei due gregari è stato abbattuto, dovrò pagar loro da bere, ammesso che ne abbia il tempo.....
Dedicato ai seicento piloti del Fighter command che resistettero alla Luftwaffe fra Giugno ed ottobre del 1940 impedendo di fatto lo sbarco nazista in Inghilterra (operazione Leone Marino) ed ai duecento piloti caduti nell'aviazione della RSI combattendo una guerra già persa, ma tentando di difendere le città del nord Italia dai bombardamenti alleati.
Fra aviatori c'è un profondo rispetto, nel dopoguerra sono nate spesso amicizie fra chi ha combattuto sui due fronti.
In omaggio a quel grande cacciatore che Fu Luigi Gorrini (Medaglia d'oro al VM), recentemente scomparso, vi passo un link che potrà mettere un po' di luce su quegli anni bui e spiegare chi furono quei duecento piloti che persero la vita per una guerra che non potevano vincere.....
http://www.eaf51.org/newweb/Documenti/Storia/Gorrini.pdf

Luigi Gorrini
effettuo una cabrata a sinistra e prendo quota, mi giro e vedo che il pivello sta virando lentamente a destra continuando a guardarmi con la coda dell'occhio, davanti a noi un cumulo, mi ci infilo dentro a tutta velocità, conto i secondi prima della manovra, quattro, cinque e via!, tonneau stretto, mi butto in una picchiata secca, prendo rapidamente velocità, allento la pressione sulla cloche lentamente livello ed inizio a salire con larghe spirali, lo vedo, sta salendo di quota ed accenna una virata per osservare dove sia, accelero al massimo e scivolo sotto il suo velivolo finendo dal lato dove non può vederemi, sono in basso e la sua ala destra gli impedisce di quardare dalla mia parte, sono più in basso di lui di mille piedi, ma sono molto veloce ed ho ancora una buona energia, salgo come una saetta sbucando mille piedi davanti al muso del suo Spit, lo vedo dagli specchietti, dà gas, vedo i suoi scarichi sputare fumo come un drago infuriato, io tiro leggermente a me la cloche, tolgo manetta e tiro giù i flap, lo spit sussulta e recalcitra come un purosangue imbizzarrito, il pivello mi supera in tromba, ridò manetta, ritraggo i flap scendo leggermente per guadagnare più rapidamente velocità, il pivello sta salendo pensa che in questo modo non possa più raggiungerlo, ma io salgo disegnando ampie spirali che lui tenta di tagliare con ampie virate, ma ormai sono alla sua stessa quota, stringo la virata al punto di avere la vista periferica annebbiata ed eccolo lì ad ottocento piedi davanti a me....."SEI MORTO ancora una volta, allora, mi vuoi dire o no a chi mando la tua collezione di pin up scollacciate?" "Signore non sapevo cosa fare" "torniamo alla base, lì alla lavagna ti spiegherò come ho manovrato e vedrai tutte le sciocchezze che hai fatto".
Il prato del campo si avvicina, giù i flap, giù il carrello, davanti a me il novellino mette le ruote a terra sobbalzando, deposito il mio spit sull'erba compensando con la pedaliera il vento che sta rinforzando da est e rullando parcheggio per mettere il mio destriero nelle mani degli avieri.
Sono un volontario, a trent'anni non volevano arruolarmi nella RAF, ma il mio brevetto di volo amatoriale e le mie 500 ore di volo come istruttore hanno fatto cambiare idea al reclutatore.
Ho combattuto in Francia contro un nemico molto ben organizzato, ho volato sugli Hurricane, un buon velivolo ma nettamente inferiore come velocità massima al Messerschmitt 109 Emil, tuttavia la maggirore manovrabilità in virata mi ha consentito di tirarmi fuori dai guai più di una volta, sono riuscito ad abbattere due crucchi, in un caso ho visto il pilota buttarsi con il paracadute, rientrato in patria dopo la ritirata di Dunquerque sono stato assegnato ad un nuovo squadrone ed ho effettuato il passaggio sullo Spitfire, un velivolo veramente notevole, leggemente più veloce dei caccia crucchi, un vero cavallo di razza.
Mio padre è morto sui cieli della Francia nel dicembre del 1914 abbattuto mentre volava sulle linee nemiche a bordo di un velivolo da ricognizione, ricordo la disperazione di mia madre, avevo solo quattro anni, ora so di poterlo vendicare.
L'ascesa di Hitler al potere era il preludio ad un altra guerra, era palese, quasi scontato che saremmo tornati ad incrociare i nostri destini contro questa gente, siamo rimasti noi soli, su di questa isola unico baluardo contro le orde naziste.
Sono il caposquadra ed il pivellino con cui sono uscito è una nuova assegnazione che va a rimpiazzare il mio gregario di destra ricoverato in ospedale a causa di un brutto atterraggio in fuoripista causato da una piantata secca del motore subito dopo il decollo.
So che ci attaccheranno prestissimo, ho questo presentimento, me lo sento scorrere nelle vene, so che tenteranno di annientarci e sarà come in un girone dell'inferno, ma noi non ci arrenderemo, non ci daremo mai per vinti.
Durante il mese di Maggio ho fatto accumulare esperienza ai miei due gregari ed ho spiumato per bene qualche volatile fresco di scuola di volo e particolarmente duro di comprendonio per ordine del maggiore che comanda lo squadrone.
Il primo allarme giunge una mattina presto, ci alziamo il prima possibile, continuo a chiamare i mie due gregari perchè non voglio che si scollino dalle mie ali, un gruppo di velivoli nazisti sta attaccando le postazioni radar vicino a Dover, ci siamo alzati in oltre quattro minuti dovremo imparare a farlo nella metà del tempo, i miei gregari mi stanno appiccicati, avvisto per primo i velivoli nemici, comunico la posizione via radio alle tre formazioni impegnate, stanno piccchiando sulle antenne radar, attacchiamo, niente caccia di scorta all'orizzonte, la mia vic deve occuparsi dei velivoli di testa della formazione nemica, chiamo a raccolta i gregari ed attacco puntando deciso sul secondo velivolo, gli Ju 87 sono lenti e corro il rischio di accorciare troppo presto rischiando di non riuscire a mettere a segno che qualche colpo, sono troppo veloce, cribbio, impreco nella maschera, rompo la formazione, tonneau a botte largo, vedo dove sono finiti i crucchi, stringo la virata mi piazzo in coda al primo che mi capita davanti ed incurante del fuoco del mitragliere di coda premo il pulsante di sparo da meno di mille piedi dallo Stuka, vedo la carlinga crivellata dalle mie brownig da 7,7mm, lo spit rincula sotto i colpi delle otto mitragliatrici, l'aereo tedesco prende fuoco picchiando verso il suolo privo di controllo, richiamo i miei gregari che incredibimente mi sono stati vicino, sciolgo la formazione dicendo loro di prendersi un bersaglio qualunque, punto un altro stuka che sta tentando di svignarsela, lo attacco lateralmente calcolando l'inclinazione della traiettoria dei proiettili, ancora una volta la pioggia di fuoco innesca una cascata di schegge, metallo e fiamme, gli ho tirato addosso non meno di trecento proiettili, sto rischiando di rimanere presto a secco di munizioni, viro stretto a sinistra per capire in quali condizioni è il velivolo che ho colpito, vedo la carlinga sporca di olio e d un fumo denso e nero uscire dagli
scarichi di destra, il pilota sta cercando di buttarsi fuori, apre il tettuccio, ribalta l'aereo e si getta nel vuoto, il mitragliere fa altrettanto mentre lo Stuka è ormai una pira fiammeggiante.
Vedo con la coda dell'occhio il mio gregario di destra, chiamo a raccolta l'altro, l'azione è terminata, non ci sono altri velivoli nemici in volo, atterriamo in pochi minuti, ci attende il lungo debriefing, il mio gregario di sinistra si è visto aggiudicare mezzo velivolo, mentre quello di destra uno, confermato, me ne viene assegnato uno e mezzo perchè il primo era già stato danneggiato da un altro caposquadriglia.
I nostri velivoli hanno subito danni minori, il più inesperto dei miei gregari si è beccato una raffica sull'ala sinistra da parte del mitragliere di coda di una stuka, ma si è comportato bene, sopravvivere al battesimo del fuoco è la prova suprema per un pivello, in Francia ne ho persi tre, e per quanto ci si sforzasse di addestrarli e addestrarli ancora alla fine erano sempre loro i primi a cadere sotto il fuoco delle mitragliatrici tedesche.
E' una legge non scritta, ma che si è dimostrata vera in ogni guerra, ma oggi nessuno dei miei due gregari è stato abbattuto, dovrò pagar loro da bere, ammesso che ne abbia il tempo.....
Dedicato ai seicento piloti del Fighter command che resistettero alla Luftwaffe fra Giugno ed ottobre del 1940 impedendo di fatto lo sbarco nazista in Inghilterra (operazione Leone Marino) ed ai duecento piloti caduti nell'aviazione della RSI combattendo una guerra già persa, ma tentando di difendere le città del nord Italia dai bombardamenti alleati.
Fra aviatori c'è un profondo rispetto, nel dopoguerra sono nate spesso amicizie fra chi ha combattuto sui due fronti.
In omaggio a quel grande cacciatore che Fu Luigi Gorrini (Medaglia d'oro al VM), recentemente scomparso, vi passo un link che potrà mettere un po' di luce su quegli anni bui e spiegare chi furono quei duecento piloti che persero la vita per una guerra che non potevano vincere.....
http://www.eaf51.org/newweb/Documenti/Storia/Gorrini.pdf
| Supermarine Spitfire nella classica formazione vic (leader e due gregari) |
Luigi Gorrini
sabato 7 febbraio 2015
INCONTRI
Un post scritto anni fa e recuperato miracolosamente dall'amico Pasone....

Questa
notte ho dormito male, ho continuato a girarmi e rigirarmi.
Questa
mattina, molto presto, molto sonno, mi sono recato in centro a
Brescia per una questione di lavoro, un appuntamento alle 7 mi
consente di evitare il casino del traffico e mi lascia più tempo per
me, sono in anticipo di 15 minuti e vado a prendermi un caffè in un
bar che non frequento da molti anni, uscendo passo davanti ad
un giardinetto con due panchine, una è stata spettatrice di un
pomeriggio passato con una ragazza, il mio primo vero amore molto
tempo e qualche amore fa.
Sono
solito gettare uno sguardo su questa vecchia panchina in cemento,
scomoda, improbabile, ma le sono affezionato e la cosa, ogni volta
che la rivedo, mi strappa sempre un sorriso per cui questa mattina
non mi stupisco se la testa mi si giri con modalità "auto" verso
l'angolo del giardinetto, ma con mia enorme sorpresa la panchina non è vuota, mi
fermo di scatto, non è vuota come al solito, c'è una figura seduta
con un grande ombrello blu, sta leggendo;
quasi in preda ad un comando mi avvicino guardo meglio e sobbalzo; il
libro che tiene fra le mani è la metamorfosi di Kafka, uno dei suoi
preferiti, la figura scosta l'ombrello ed io mi ritrovo in un
caleidoscopio di sensazioni, non può essere vero,
lei è seduta di fronte a me, gli anni sono passati anche per lei i
lineamenti non sono più dolci come quelli di tanti anni fa, ma gli
occhi color nocciola e con pagliuzze dorate sono identici, i capelli
biondi e lunghissimi sembrano gli stessi di tanto tempo fa, il viso
le torna di colpo fresco come allora aprendosi in un sorriso
dolcissimo "ciao", non so cosa dirle, non so se sto
sognando o se qualcuno mi ha infilato qualcosa nel caffè, non riesco
a proferire verbo, la saluto con un cenno "allora ti ricordi
ancora di me, non mi hai dimenticata" come avrei potuto, le dico
con un filo di voce, la vita ha azionato uno scambio e noi siamo
finiti su binari diversi, ma il breve viaggio che abbiamo fatto
insieme non è stato nè banale nè inutile, la vedo abbozzare un
cenno di assenso, "io ci sono sempre stata, eri tu che non
volevi ritrovarmi, questa mattina è cambiato qualcosa ed eccomi qua"
le sue parole hanno un qualcosa di definitivo.
Taccio
per qualche secondo squadrandola da capo a piedi, questa mattina sono
ancora meno sveglio
del solito, le chiedo cosa intenda con "ci sono sempre stata",
"semplicemente questo, mi sussurra, ero al tuo matrimonio, in un
angolo vicino alla fonte battesimale, c'ero quando stavi per perdere
la vita, c'ero anche quando tua figlia era quasi senza speranza,
c'ero quando hai salutato tuo padre per l'ultima volta e quando hai
tentato di rianimare quello sconosciuto, ero vicina a te, sempre".
Capisco,
abbasso lo sguardo, "quando te ne sei
andata?" lei con una mano mi sposta il mento verso l'alto "mai,
non potevo, sono rimasta con te perchè fra tutte le persone che ho
conosciuto tu eri il più strano di tutti, ed alla prova dei fatti
sei stato uno che non mi ha ingannata" le dico che non penso di
essere poi un esempio e lei ride di gusto "no di certo, però ti
ricordi di me, ed il tuo ricordo è talmente vivo che starti vicino
anche senza essere notata non è triste", mi si avvicina
riparandomi con il suo ombrello, e senza preamboli si
stringe a me,
il bacio è stato lunghissimo e la sensazione di essere guardato da
dentro è la stessa di allora "Ti saluto" mi ha detto
all'improvviso, le chiedo dove sarebbe andata "non so, a
ricominciare da qualche parte come mi dicevi tu" le dico che ora
che l'avevo trovata non avrei voluto perderla un altra volta "non
preoccuparti, il tuo binario ti sta portando su di una via diversa ed
io sono arrivata ad una stazione", abbasso lo sguardo, "addio
Anna".
Accanto
ad una panchina con un ombrello blu fra le mani alle 6:55
mentre pioveva a dirotto e
con i piedi in una pozzanghera non ho ben capito cosa sia successo.
Mi
sono incamminato verso l'ufficio del cliente con i miei documenti
sottobraccio in una Brescia più silenziosa e vuota del solito e per
la prima volta in tanti anni mi sono
sentito
inconsolabilmente solo.

sabato 24 gennaio 2015
Lettera ad un presidente non eletto
Caro Signor presidente, so che Lei non è ancora stato eletto, ma da cittadino vorrei trasmetterle le mie preoccupazioni che con il passare degli anni stanno diventando semrpe più evidenti anche alle persone care che mi circondano.
Mi pare ovvio che gli ultimi tre governi abbiano tirato la costituzione in una secca assai pericolosa, ormai anche un governo NON ELETTO si sente autorizzato a metter mano alla costituzione, ed io, me lo lasci dire, non penso proprio che i nostri padri fondatori ne sarebbero molto felici.
Le chiedo semplicemente di vegliare sulla volontà ormai palese di renderci un paese dove i doveri siano certamente più numerosi dei diritti; a fronte di quest'orgia di deregulation sul lavoro, di ripresa non v'è traccia alcuna e la disoccupazione è ai massimi storici.
Signor presidente impedisca che il senato della repubblica venga trasformato in un elargitore di diarie a nominati dai partiti, il mio senatore vorrei votarlo io, non mi si tolga questo diritto.
Se potesse tirare le orecchie a chi ci costringe ad andare in pensione troppo avanti con gli anni e potesse esortare il governo a fare qualcosa epr l'orrida pressione fiscale sulle aziende e su noi tutti le giuro che diverrebbe un beniamino.
La saluto
Arturo
Mi pare ovvio che gli ultimi tre governi abbiano tirato la costituzione in una secca assai pericolosa, ormai anche un governo NON ELETTO si sente autorizzato a metter mano alla costituzione, ed io, me lo lasci dire, non penso proprio che i nostri padri fondatori ne sarebbero molto felici.
Le chiedo semplicemente di vegliare sulla volontà ormai palese di renderci un paese dove i doveri siano certamente più numerosi dei diritti; a fronte di quest'orgia di deregulation sul lavoro, di ripresa non v'è traccia alcuna e la disoccupazione è ai massimi storici.
Signor presidente impedisca che il senato della repubblica venga trasformato in un elargitore di diarie a nominati dai partiti, il mio senatore vorrei votarlo io, non mi si tolga questo diritto.
Se potesse tirare le orecchie a chi ci costringe ad andare in pensione troppo avanti con gli anni e potesse esortare il governo a fare qualcosa epr l'orrida pressione fiscale sulle aziende e su noi tutti le giuro che diverrebbe un beniamino.
La saluto
Arturo
mercoledì 24 dicembre 2014
BUON NATALE
Buon Natale a tutti voi, che questo giorno vi riempia il cuore di speranza.
Che possiate goderne in famiglia con i vostri cari o con chiunque amiate.
un abbraccio
Arturo
Che possiate goderne in famiglia con i vostri cari o con chiunque amiate.
un abbraccio
Arturo
sabato 6 dicembre 2014
IOLE
Iole era nata quattro giorni dopo di me, una marzolina scura di capelli con due ochi nocciola, iniziai a giocarci quando avevo quattro anni, certo, lei amava le bambole dai lunghi capelli ed io gli aereoplani e le auto, ma stavo spesso a guardarla mentre cucinava squisitezze assolute per le sue amiche tutte rigorosamente con i capelli biondi.
Io non frequentai l'asilo (si lo so ora si chiama scuola materna, ma allora si chiamava asilo infantile), mentre Iole si, la vedevo passeggiando con la nonna con il suo grembiulino rosa mentre giocava con le amiche nel giardino dell' asilo.
In prima elementare Iole finì in una sezione non distante dalla mia per cui all'ingresso ci si incontrava poi via nelle nostre rispettive classi rigorosamente separate in maschili e femminili.
La mia vicina di casa si stava via via trasformando in una bellissima ragazzina, a dieci anni era oggetto di attenzioni dei maschetti di buona parte dell'istituto, io ero stato spostato nella sezione distaccata dell'ex convento delle Canossiane, ci si vedeva più di rado, la sua famiglia si era trasferita in una villetta bifamiliare in fondo al paese, in prima media finimmo in due sezioni diverse, lei nella sezione A ed io nella D, la sezione ribelle che aveva scelto l'inglese come lingua straniera, Iole era ormai una bellissima ragazza, aveva un accenno di seno, due gambe lunghe ed era diventata alta due dita più di me, ma le occasioni per incontrarci erano sempre meno, andai a trovarla con la bicicletta nuova in un pomeriggio di Agosto, era appena tornata dalle ferie era bellissma ed abbronzata, sua madre mi chiese dei miei genitori, poi ci fece sedere in veranda offrendomi un aranciata, Iole mi raccontò delle sue vacanze al mare ed io della liguria e della mia passione per la pesca, ma era sempre lei che iniziava un argomento nuovo, la mia proverbiale timidezza piano piano stava prendendo il sopravvento, riuscii tuttavia a trascorrere due bellissime ore e ci riproponemmo di incontrarci ancora.
Successe una settimana dopo, Iole venne a trovarmi da mia nonna, dove ci eravamo rifugiati per sfuggire al calore estivo, ci sedemmo nella stanza in basso al fresco, stavo facendo i compiti delle vacanze e mi lasciò finirli, era una ragazza molto intelligente, interessata a quello che le capitava intorno, da grande avrebbe voluto diventare un medico, mi disse, io le spiegai che speravo di diventare ingeniere, pilota militare non potevo di certo visto la mia leggera miopia, finiti i compiti le feci vedere la casa della nonna, silenziosa, in penombra, la portai a vedere la cantina e fu lì che Iole prese l'iniziativa e mi baciò, un bacio gentile, sulla bocca, da me cambiato con un tuffo al cuore, staccate le labbra ci scambiammo un lungo sorriso.
Andai a comperare due ghiaccioli, verde per lei rosso per me, ce lo gustammo al fresco senza scambiarci una parola ma guardandoci sorridendo.
Fu l'ultima volta che la vidi, Iole morì di leucemia fulminante prima di poter iniziare la sua seconda media.
Era la prima volta che perdevo qualcuno di importante.
Al suo funerale non piansi, mi sembrava di averla vicina, sentivo il profumo dello shampoo che usava, ma per i genitori ed i parenti fu un vero e proprio strazio, quando chiusero la pietra tombale mi sentii perso, il suo bellissimo sorriso, la sua intelligenza acuta, le sue lunghe gambe, i suoi capelli neri e gli occhi nocciola non c'erano più, avremmo potuto metterci insieme, vivere insieme, ma lei se n'era andata.
La mia seconda media non fu certo al livello della prima, non avevo molta voglia di studiare, pensavo spesso a Iole, quando lo stesso anno nel cinema parrocchiale proiettarono Love story andai a vederlo, ma appena capii che lei non ce l'avrebbe fatta mi alzai ed uscii dal cinema a capo chino....
Iole non è una persona vera, non è mai vissuta e non è mai morta, è la somma di tutte le esperienze, sorrisi, baci, rossori, parole al vento, occasioni perse; i rimpianti, le delusioni della mia vita da ragazzo.
Ho sofferto di una solitudine desolante, sorda, a volte stridente pur avendo intorno a me una famiglia. amici ed un caro amico in particolare con cui ci si frequenta tutt'ora; Iole è di fatto l'incarnazione delle mie speranze da ragazzo fin troppo complicato e falsamente estroverso quale ero io.
Quel ragazzo, come la Iole del racconto, è morto da molto tempo, i suoi sogni e desideri irrisolti, le sue speranze disattese.
La pietra tombale a sigillo del luogo ove sono sepolti sogni desideri e speranze reca come epitaffio una sola frase , "avrei potuto".
Spero che i miei figli inseguano i propri sogni con maggior tenacia.

Erik Satie, trois Gymnopedies
Io non frequentai l'asilo (si lo so ora si chiama scuola materna, ma allora si chiamava asilo infantile), mentre Iole si, la vedevo passeggiando con la nonna con il suo grembiulino rosa mentre giocava con le amiche nel giardino dell' asilo.
In prima elementare Iole finì in una sezione non distante dalla mia per cui all'ingresso ci si incontrava poi via nelle nostre rispettive classi rigorosamente separate in maschili e femminili.
La mia vicina di casa si stava via via trasformando in una bellissima ragazzina, a dieci anni era oggetto di attenzioni dei maschetti di buona parte dell'istituto, io ero stato spostato nella sezione distaccata dell'ex convento delle Canossiane, ci si vedeva più di rado, la sua famiglia si era trasferita in una villetta bifamiliare in fondo al paese, in prima media finimmo in due sezioni diverse, lei nella sezione A ed io nella D, la sezione ribelle che aveva scelto l'inglese come lingua straniera, Iole era ormai una bellissima ragazza, aveva un accenno di seno, due gambe lunghe ed era diventata alta due dita più di me, ma le occasioni per incontrarci erano sempre meno, andai a trovarla con la bicicletta nuova in un pomeriggio di Agosto, era appena tornata dalle ferie era bellissma ed abbronzata, sua madre mi chiese dei miei genitori, poi ci fece sedere in veranda offrendomi un aranciata, Iole mi raccontò delle sue vacanze al mare ed io della liguria e della mia passione per la pesca, ma era sempre lei che iniziava un argomento nuovo, la mia proverbiale timidezza piano piano stava prendendo il sopravvento, riuscii tuttavia a trascorrere due bellissime ore e ci riproponemmo di incontrarci ancora.
Successe una settimana dopo, Iole venne a trovarmi da mia nonna, dove ci eravamo rifugiati per sfuggire al calore estivo, ci sedemmo nella stanza in basso al fresco, stavo facendo i compiti delle vacanze e mi lasciò finirli, era una ragazza molto intelligente, interessata a quello che le capitava intorno, da grande avrebbe voluto diventare un medico, mi disse, io le spiegai che speravo di diventare ingeniere, pilota militare non potevo di certo visto la mia leggera miopia, finiti i compiti le feci vedere la casa della nonna, silenziosa, in penombra, la portai a vedere la cantina e fu lì che Iole prese l'iniziativa e mi baciò, un bacio gentile, sulla bocca, da me cambiato con un tuffo al cuore, staccate le labbra ci scambiammo un lungo sorriso.
Andai a comperare due ghiaccioli, verde per lei rosso per me, ce lo gustammo al fresco senza scambiarci una parola ma guardandoci sorridendo.
Fu l'ultima volta che la vidi, Iole morì di leucemia fulminante prima di poter iniziare la sua seconda media.
Era la prima volta che perdevo qualcuno di importante.
Al suo funerale non piansi, mi sembrava di averla vicina, sentivo il profumo dello shampoo che usava, ma per i genitori ed i parenti fu un vero e proprio strazio, quando chiusero la pietra tombale mi sentii perso, il suo bellissimo sorriso, la sua intelligenza acuta, le sue lunghe gambe, i suoi capelli neri e gli occhi nocciola non c'erano più, avremmo potuto metterci insieme, vivere insieme, ma lei se n'era andata.
La mia seconda media non fu certo al livello della prima, non avevo molta voglia di studiare, pensavo spesso a Iole, quando lo stesso anno nel cinema parrocchiale proiettarono Love story andai a vederlo, ma appena capii che lei non ce l'avrebbe fatta mi alzai ed uscii dal cinema a capo chino....
Iole non è una persona vera, non è mai vissuta e non è mai morta, è la somma di tutte le esperienze, sorrisi, baci, rossori, parole al vento, occasioni perse; i rimpianti, le delusioni della mia vita da ragazzo.
Ho sofferto di una solitudine desolante, sorda, a volte stridente pur avendo intorno a me una famiglia. amici ed un caro amico in particolare con cui ci si frequenta tutt'ora; Iole è di fatto l'incarnazione delle mie speranze da ragazzo fin troppo complicato e falsamente estroverso quale ero io.
Quel ragazzo, come la Iole del racconto, è morto da molto tempo, i suoi sogni e desideri irrisolti, le sue speranze disattese.
La pietra tombale a sigillo del luogo ove sono sepolti sogni desideri e speranze reca come epitaffio una sola frase , "avrei potuto".
Spero che i miei figli inseguano i propri sogni con maggior tenacia.

Erik Satie, trois Gymnopedies
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