giovedì 25 giugno 2015

L'INIZIO DELLA FINE (ROMA CAPUT MUNDI)

1503, santa romana chiesa è in fermento, la raccolta dei fondi per la costruzione della basilica di San Pietro sta aprendo una ferita insanabile fra i fedeli del nord Europa.

La vendita delle indulgenze è la pratica con cui la chiesa sta raccattando denaro con lo scopo di costruire strutture e soprattutto la nuova Basilica di San Pietro; sono davanti a quella che verrà chiamata antica basilica di San Pietro n Vaticano, la costruzione mi pare disarmonica, sono di fronte al quadriportico ed è difficile scorgere l'impianto originale della costruzione eretta per volontà dell'imperatore Costantino con l'appoggio incondizionato di papa Silvestro.

Questa basilica è stata depredata dai Saraceni nel nono secolo ed ha via via assunto le fattezze che sto guardando grazie a continue modifiche.

Anche se l'aspetto non mi pare all'altezza della fama questa basilica è il cuore del cristianesimo, qui vennero incoronati carlo Magno, Carlo il calvo, ottone primo, secondo e terzo, Federico primo (Il Barbarossa) e Federico secondo, è letteralmente ripiena di opere d'arte ed essa stessa è considerata un unico ed inestimabile gioiello.

Ma il nuovo papa, Giulio Secondo, ha un ambizione sterminata, tratta Santa Romana Chiesa come un possedimento terreno che va curato ed ampliato, e per questo deve edificare la nuova basilica, grande, immensa, a testimoniare il predominio della religione sulla laicità, il potere delL'IMMANENTE sulla VITA TERRENA per ottenerlo è disposto a calpestare qualsiasi prncipio, i denari per costruire la basilica saranno denari SANTI.

So come andrà a finire, sono in missione a Roma da cinque anni, il gruppo a cui appartengo è stato spazzato via da tempo, ma gli insegnamenti del Cristo  ci hanno fatto oltrepassare la barriera fra la vita e la morte, noi SIAMO, ed alcuni di noi vita dopo vita, svolgono un compito, una missione, ed oggi davanti a questa basilica so che qui ed ora sta per cambiare completamente questa religione così lontana dalla figura del Cristo e dai suoi isengnamenti, ma ancora legata ale origini, so che da qui in poi ogni legame residuo sarà spezzato e sento in me sentimenti di rabbia e dolore.

So che la parola del Cristo era già stata piegata a voleri tirannici fin dal primo concilio di Nicea, il Cristo era diventato pretesto per l'uso della forza, si potevano perseguitare gli eretici e lo scopo diventò poi l'impossessarsi delle loro ricchezze.

L'inquisizione Spangola portò tutto questo a livello di "Ars persecutoria" aggiungendo alla tortura l'abominio delle confessioni salvifiche in punto di morte.

Ma il Cristo con tutto questo non ha mai avuto nulla a che fare, mentre penso a tutto questo mi tornano in mente frammenti di ricordi, le lunghe chiaccherate nelle case delal gente che lo ospitava, i suoi occhi che trasmettevano cose al pari della voce, le sue risate, le sue urla, perchè un Dio adirato è il lampo ed il tuono fusi insieme.

Qui, davanti a questo gioiello con la consapevolezzza che nulla sarà come prima mi lascio alle spalle i mendicanti che sulla soglia del quadriportico chiedono qualcosa in cambio di nulla e penso all'ironia del tutto, una chiesa che chiede qualcosa in cambio di nulla non è forse da considerarsi alla stregua di un mendicante?, ma se essa in realtà non vive di stenti, ma al contrario possiede beni alla pari di un imperatore, in cosa si tramuta se chiede soldi in cambio di nulla?

In un LADRO.......

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3d/Affresco_dell%27aspetto_antico_della_basilica_costantiniana_di_san_pietro_nel_IV_secolo.jpg
Affresco dell'aspetto antico della basilica costantiniana di san pietro nel IV secolo



Jean Fouquet, Grandes Chroniques de France, Incoronazione di Carlo Magno, ambientata nella basilica vaticana.



 Ricostruzione grafica della facciata paleocristiana vista dal quadriportico


 La facciata dell'antica basilica nell'affresco dell'Incendio di Borgo di Raffaello




Modello ligneo della Antica basilica di San Pietro in vaticano

giovedì 18 giugno 2015

SCRIVERE O NON SCRIVERE

Da un mese a questa parte non ho più voglia di scrivere e neppure di leggere, il lavoro mi pesa come un macigno sul groppone, le soddisfazioni latitano e cresce la voglia di starmene in disparte.
E' uno di quei periodi in cui avrei bisogno di isolarmi in un bilocale appollaiato su di una collina con il mare di fronte e nulla da dover fare.

Pesca dagli scogli la mattina presto (o la notte tardi, fate voi) colazione con focaccia salata e cappuccino (una tradizione squisitamente genovese), buone letture, se ho pescato qualcosa (In alternativa la pescheria di via Doria sarebbe un ripiego doveroso) pesce al cartoccio con i profumi che solo la Liguria sa dare, un insalatina mista come contorno.

Il pomeriggio un riposino ristoratore, verso le sedici una passeggiata fra le colline e la macchia mediterranea, in compagnia dello splendido cielo e del mare turchese.

Appena rientrato doccia rapida, preparazione de U'CUNDIUN per cena, la procedura è precisa,
lavare e tagliare a pezzetti i pomodori, la cipolla, i cetrioli, i peperoni, aggiungete l'aglio, le olive e i capperi dissalati, le acciughe sbriciolate, insaporite con l'origano e il basilico, condite con olio e sale. io ci aggiungo dell'insalata gentile o della voluttuosa riccia.
Il tutto va preparato un oretta prima di cena perchè pomodori, olive capperi ed aciughe rilascino il meglio di se da raccogliere (alla faccia della dietologa) con del pane casereccio.

Dopo cena preparazione di esche attrezzature e quant'altro per la battuta di pesca dopo di che il rito del tramonto, in Liguria il sole non tramonta sul mare, ma questo rende il momento magico, appena il sole sparisce dietro i monti il mare assume un colore chiaro che contrasta con il cielo scuro, ad un certo punto i colori si invertono fra loro, osservare il passaggio delle varie tonalità fino all'ora blu ed all'oscurità punteggiata dalle stelle e dalle lampare dei pescatori è un rito che concilia con la vita.
A mezzanotte partenza per la pesca, la foce del Merula è una buona postazione per insidiare qualche orata, ma anche saraghi e mormore non amncano,se il mare è mosso giusto all'alba si possono insidiare le spigole che tentano di infilarsi nel fiume cavalcando le onde, se il vento tira da ponente ci si può aspettare di pizzicare qualcosa, il vento da lì porta con se doni preziosi.

Di questo avrei bisogno, se in questo mio personalissimo Eden avessi accanto a me la compagna della mia vita il quadretto sarebbe eprfetto, ma lei è troppo occupata con i figli (soprattutto il maschio, un mammone di grande spessore),ed a me non resta che sognare un bilocale in alto sul mare, una buona scorta di libri ed il vento da ponenete che mi porti qualcosa di buono per il pranzo del giorno dopo....






lunedì 27 aprile 2015

IL PORCO ED ILCANE

La porcilaia era collocata ad una decina di metri dalla casa, il maiale pesava già oltre un quintale ed era in grado di appoggiarsi con le zampe anteriori sul bordo del muretto che delimitava il suo piccolo spazio, un pomeriggio mentre osservava il mondo intorno a se vide il cane da guardia che correndo verso di lui abbaiava furiosamente, il maiale riconobbe il responsabile di tanto schiamazzo e gli disse "ah eccoti qui, perchè fai tanta caciara?", il cane si arrestò di colpo e ringhiò al maiale "stai nel tuo posto e non uscire da lì", "eh ma che modi" ribattè il maiale, "sono certo che tu abbia di meglio da fare che abbaiare a tutti per poi meritarti i quattro ossi che ti allunga il padrone mentre io mangio minestre, polenta e tutto quello che avanza dalla mensa del padrone", "sempre meglio che ingozzarsi nei propri escrementi e morire a poco più di un anno di vita" abbaiò in risposta il cane da guardia "eh, ma guarda che le cose non stanno proprio così" gli rispose il porco, "si è vero a dicembre verrà il norcino e mi ucciderà, ma la mia carne nutrirà un intera famiglia per molti mesi e tutti si ricorderanno di me gustando la bontà dei miei cosciotti, della mia lonza e di tutto quanto è costituito il mio corpo, perchè di me non si butta via niente......" "sai che soddisfazione, ridacchiò il cane "tu muori e forse qualcosina di te lo mangerò anch'io"; 

"ma vedi" argomentò il roseo porcello "tu sei e resterai uno schiavo, meni la coda se ti danno da mangiare, fai le feste per ricavare una carezza, ma se defechi vicino alla casa del contadino ti pigli anche una bella ramazzata dalla padrona" e aggiunse "io vivo da pari, mangio quello che mangiano i padroni, puliscono i miei escrementi, e nonostante viva a due passi da loro non si lamentano dei miei odori, eh si caro mio, fra noi due io faccio una vita migliore della tua, tutti si ricorderanno di me a lungo dopo la mia morte, mentre tu verrai seppellito vicino alla concimaia e dopo di te verrà un nuovo cucciolo da far scodinzolare, tu e la tua razza sarete sempre e solo servi".

Il cane si era sempre ritenuto superiore al maiale che vedeva come carne all'ingrasso, non aveva mai pensato a tutti gli argomenti che il porco gli aveva esposto,  provò un odio profondo verso quell'essere rosa e sporco, con un balzo piombò nel porcile ed affrontò a morsi il maiale ma presto si rese conto di aver sottovalutato il grassone che lo morse ripetutamente staccandogli quasi una zampa.

Il contadino accorse verso la porcilaia attirato dai grugniti altissimi e dai latrati furiosi del cane, entrò nella procilaia e tirò fuori il cane malridotto e sanguinante, "stupido!" gli urlò contro il suo padrone, il cane guaiva di dolore e di riconoscenza , era ferito gravemente.

Il contadino adagiò l'animale sul fondo di una carriola e lo portò  in fondo all'orto, con quella zampa malconcia avrebbe zoppicato per il resto della vita, non avrebbe più potuto accompagnarlo  a caccia e neppure fare il proprio dovere di cane da guardia, lo sollevò dalla carriola, lo depose per terra e gli sparò da un metro di distanza.

Il maiale vide la scena dal muretto della porcilaia e non ne fu felice.

Seppellito il proprio cane da guardia il contadino si avvicinò al maiale, aveva ricevuto un morso profondo sul muso e sanguinava, "caro mio dovremo anticiparti la festa" gli disse il contadino.

La mattina seguente arrivò il norcino ed il maiale sentì gelarsi il sangue  quando quell'uomo orribile gli puntò la fredda canna della pistola in mezzo agli occhi, le mattine stavano diventando fredde in quell'inizio di Novembre, un attimo prima di morire il maiale capì che alla fine della fiera la sua vita non era stata molto diversa rispetto a quella vissuta dal cane, anche lui aveva servito un padrone, la sua vita non era stata null'altro che un mero calcolo fatto da altri sopra la sua testa, che tu sia cane o porco, se accetti  di vivere alla corte di qualcuno finisci sempre per mettere il tuo destino nelle mani di altri e non potrai neppure ribellarti al fatto che siano le stesse persone a decidere della tua vita.

poco prima che il norcino sparasse vide  una luce particolare negli occhi del maiale, e nonostante ne avesse uccisi a centinaia non riuscì più a togliersi dalla mente quello sguardo.

QUELLA STRANA AMBIZIONE AD ESSERE SERVI DELLO STATO

lunedì 20 aprile 2015

NAPOLI

Ricordo bene la mia prima visita a Napoli, avevo quattro anni, il lunghissimo viaggio era stato effettuato a bordo di una Ford Anglia celeste chiaro, esattamente come quella che avete visto nel film "Harry Potter e la camera dei segreti".

In un certo senso fu un viaggio fantastico, mio padre sedeva davanti, al volante un amico di famiglia che si stava recando dai propri parenti e che si era offerto di portarci direttamente a casa della mia nonna paterna, piovve ininterrottamente da Brescia fino a Roma, mio fratello aveva due anni e dormì per quasi tutto il viaggio, all'arrivo a Napoli una splendida luna piena ci accolse facendo capolino attraverso il loggiato su cui si affacciava l'appartamento di nonna Mina, Zia Clara corse ad abbracciarci, era una donna estroversa, molto affezionata a me, che porto lo stesso nome di suo padre.

L'appartamento della nonna era troppo piccolo per accoglierci, dall'altra parte della strada abitava mia zia Ciretta che ci mise a disposizione una camera matrimoniale con due lettini, mi addormentai di colpo, appena messo a letto con il pigiamino nuovo.

La mattina dopo corsi subito con mamma da zia Clara, il loggiato davanti all'ingresso dell'appartamento era bellissmo e dava su di un aranceto delimitato da un portale attraverso il quale si vedeva un Vesuvio talmente vicino che mi pareva quasi di poterlo toccare, i colori della vegetazione erano diversi da quelli di casa mia, il cielo era di un blu spettacolare.

Attraversando la strada  avevo udito grida e rumori che non avevo mai sentito, tutti gridavano, chi vendeva frutta cantava qualcosa che non capivo, chi vendeva pesce cantava una cantilena a squarciagola, chiesi a mia madre cosa volesero dire quelle che per me erano canzoni e lei mi spiegò che stavano dicendo quanto fossero belli frutti e verdura e di quanto fossero freschi i pesci che stavano vendendo, mia mamma capiva bene il napoletano, l'aveva imparato dalle canzoni in voga nel dopoguerra , mio padre non lo parlava mai a casa

Appena  dopo colazione con mamma e mio fratello andammo al mercato, ma non era come da noi, in piazza, con le bancarelle, qui c'era una via dove le auto continuavano a passare e le bancarelle strette e piccole erano sul marciapiede, mi fermai davanti ad una dove era esposto in vendita del pesce dietro il banchetto una bimba della mia età con i capelli neri e due grandi occhi scuri seduta su di uno sgabello di legno mi guardò sorridendo, notai che in un secchio c'erano delle "conchiglie" che si muovevano, mi avvicinai  e ricevetti in faccia uno spruzzo di acqua salata, lo sberleffo di un mitile che si era rintanato in fondo al secchio.

La frutta e la verdura  sembravano provenire da un altro mondo, i meloni gialli , i pomodori a grappolo ed i fichi d'india non li avevo mai visti, continuai a chiedere spiegazioni a mia madre che non si stancò di fornirmele.

Verso mezzogiorno tornammo a casa della Nonna Mina dove dovetti attendere un ora e mezza prima di mettermi a  tavola, la mia pancia brontolava rumorosamente, ma la pastasciutta di zia Clara fu uno squisitezza e l'incontro con il pane di grano duro fu una sorpresa, saporito, dalla crosta spessa e scura, una meraviglia.

Mio padre proveniva da una famiglia poverissima, lui ed i suoi sette fratelli restarono senza padre in piena guerra e dovettero dare una mano per tirare avanti, papà fu costretto ad abbandonare la scuola dove se la cavava benissimo e la cosa gli pesava ancora a distanza di tanti anni; nonno Arturo era stato cacciato dalle regie ferrovie, dove svolgeva il lavoro di capotecnico, a causa del suo reiterato rifiuto ad iscrivesi al partito fascista, finì i propri giorni lavorando al silurificio di Baia dove assistette ai sabotaggi dei siluri aeronautici da parte di un ingegnere che alla fine della guerra venne processato ed assolto dall'accusa di sabotaggio.

Mio padre mal sopportava il chiasso ed un certo modo di essere guitto tipico di parte del popolo partenopeo, mi rendevo conto di quanto mal sopportasse il caos e le discussioni interminabili del dopo cena, sapevo che entro pochi giorni saremmo ripartiti perchè era chiarissimo quanto poco avrebbe sopportato il modo di vivere da cui se ne era andato a diciassette anni.

Papà è stato un militare molto poco militarista, ma profondamente legato ai propri doveri ed al proprio lavoro, lo capii sedici anni più tardi quano ebbi modo di vedere la sua competenza ed il profondo rispetto e la grande stima nei suoi confronti da parte dei suoi subalterni.

Il rientro fu un interminabile viaggio in treno, noioso, rumoroso, ne ho un ricordo poco piacevole, il ritorno alla casa della nonna fu una sorpresa, i colori del cielo, delle tende, della verdura erano molto meno vivaci di quelli visti a Napoli, i meloni erano giallini, i pomodori grossi, ma pieni di acqua ed il pane era smorto o molto meno saporito di quello di zia Clara.

Quando venni operato nel millenovecentonovanta (VEDI IL POST "IL BUIO E LA NOTTE") mia zia Clara prese il treno e venne a vedere come  ero messo, averla intorno in quei giorni difficili fu una vera sorpresa, era affettuosa ed allegra, mi diede una mano con la sua presenza.

Purtroppo non ebbi altro modo di vederla, morì durante un intervento chirurgico, di "malasanità" si scriverebbe oggi.

 Nessuno dei miei numerosi zii e zie paterni è ancora in vita e questo ha spezzato il cordone ombelicale che mi legava alla città partenopea,  che continua a mancarmi con i suoi pregi e difetti ed i suoi cieli color  zaffiro.

Ancora scusa per gli errori di battitura della prima stesura, prima o poi mi deciderò a rileggere quanto scrivo.....










giovedì 5 marzo 2015

Zulù

Ho incontrato per la prima volta l'amico Zulù (ma si è ovviamente un soprannome ) il cinque ottobre del 1977, primo giorno di scuola in terza superiore.

L'Istituto B. C. era immenso, avevo frequentato il biennio in una sede distaccata dove eravamo in sedici in classe e si veniva interrogati non meno di quattro volte per materia ad ogni quadrimestre.


Ero finito in una terza composta da altri ventiquattro soggetti provenienti da sedi distaccate, un bailamme di accenti diversi, fra le consonanti aspirate e dure dei Triumplini a quelle più dolci dei camuni, io ero finito in questa sezione con tre miei compagni di classe del biennio,  presi posto accanto a Claudio, mentre Giamba e Franco, i restanti due compagni nel biennio, erano nella fila di destra.

Capimmo da subito che il nostro destino sarebbe stato quello di venire smembrati come classe, non esisteva un quarta Q, la cosa ci fu chiara fin dai primi giorni e reagimmo con un certo spirito di squadra, se fossimo stati promossi in una ventina forse avrebbero potuto creare la nuova sezione.


Fra i nuovi compagni due soggetti mi colpirono subito, Vax e Zulù, diversi come potrebbero essere diversi solo l'acqua  ed il fuoco, timidissimo, incline a devastanti rossori il primo, guascone, mistificatore e chiassoso il secondo, fu facile legare con entrambi, Claudio Vax Zulù ed il sottoscritto formammo un quartetto con cui si divideva quel po' di tempo libero che le trentotto ore di lezioni settimanali ci concedevano.

Finimmo la terza e nonostante tutti i nostri sforzi venimmo smembrati, la maggior parte della pur valida terza Q andò a rimpolpare una sezione di eccellenza, la B, letteralmente decimata da un numero impressionante di bocciature, appena preso confidenza con  i nuovi compagni Zulù non tardò a dar spettacolo, appena rientrato da un giro al bar dell'istituto mi unii al drappello riunito intorno a lui che stava raccontando come aveva trovato la  soluzione al suo più grande cruccio fin dall'età di 15 anni; la propria verginità.


Zulù si era affidato ad un amico assiduo frequentatore di signorine prestatrici di servizi a pagamento lungo alcuni noti viali di Brescia, il quale aveva preso a cuore il dramma umano dell'amico l'aveva condotto sui suddetti viali in compagnia di un altro compare affetto dalla medesima patologia.


Dopo un intera ora trascorsa alla ricerca di una paritetica compassionevole e dopo ben tre rifiuti (vergini?, no no no si era sentito rispondere l'amico esperto di compravendita) Zulù aveva liquidato a male parole l'amico ed unitamente al compare erano andati alla ricerca di una professionista barando schifosamente su età ed esperienza.


Ho una certa esperienza su quale tipo di donna sceglierebbe un maschio alla sua prima esperienza, fra i trenta ed i quaranta, non troppo vistosa, Zulù inquadrato il soggetto contratta la cifra e unitamente al tremante compare si reca in un luogo appartato, l'amico vorrebbe andarsene, ma Zulù lo spinge fuori dall'auto in malo modo e l'accompagna sulla vettura della professionista.


Dopo dodici minuti esatti cronometrati con cura dal compagno di classe il compare apre la portiera della vettura dove è seduto Zulù ..”Zulù, un esperienza terribile”, ma l'amico ha già la daga incappucciata con il goldone di ordinanza, entra nella vettura della professionista che lo accoglie seminuda con tette e cosce bene in mostra...,”el tò amis el gaveva fùria, da ndove vegnì? Gli disse la signorina con accento vagamente mantovano “Dal lack” tagliò corto Zulù, (disse poi della signorina che poteva essere benissimo "mia madre o mia zia") aggiunse ridendo “certo che gavì na bela voia de ciavà per vègner dal làch...”,
“E poi?” aggiunse un curiosissimo compagno di classe...”Va aanti a fàt le seghe” gli rispose uno Zulù che non trattenne le risate che si fusero con quelle dei compagni.

Finita la scuola e conseguita la maturità Zulù ed io cominciammo immediatamente a lavorare Claudio si è laureato in ingenieria, ci si incontra di tanto in tanto a far due chiacchere con le gambe sotto ad un tavolo, recentemente ci siamo visti dopo molti anni, e gira e gira quando ci incontriamo il discorso va sempre sulle donne, Claudio è separato Zulù Vax ed io no,  un paio di loro frequentano ancora professioniste del sesso, chi va a Milano in appartamento privato, chi predilige il giro a Lugano in un sexi bar, scelgono trentenni, possibilmente piuttosto calme “perchè se ad una tremano le mani nel mettermi il preservativo me ne vado subito” mi disse una sera  uno dei tre.....





lunedì 16 febbraio 2015

MAGGIO 1940

Un pivello a cui far crescere le penne in fretta  prima che venga infilzato da qualche asso della Luftwaffe, "quante ore ragazzo" gli chiedo, "dieci sullo Spitfire MkII signore", "va bene, vieni in volo on me e sintonaizzati sul canale IV, decolliamo portandoci a 6.000 piedi" è una bella giornata nel sud dell'Inghilterra, la regina di Maggio sta facendo crescere rigogliosi grano ed orzo, mi stupisco ogni volta di quanto poco sia abitata quest'isola, puoi volare a 250 miglia all'ora e non vedere che piccoli borghi per decine di minuti, "bene ragazzo  ora io mi sgancerò e farò di tutto per mettermi sulle tue piume di coda, tu vedi di tagliare la corda", effettuo un tonneau largo poi tiro verso di me  la cloche ed effettuo una virata Himmelmann dando contemporaneamente manetta, so dov'è il pivello, sta volando a zig zag cercandomi in alto, in basso, in direzione del sole, alle sue spalle, scendo perdendo  rapidamente quota ma tenendo sempre tutta manetta, mi sono portato più in basso risalgo puntando dritto su di lui lo sto attaccando con un angolo di venti gradi  rispetto all'asse del suo velivolo e salgo con un inclinazione di sei gradi dal basso, sono virtualmente invisibile, arrivo a tiro poi mi posiziono di fianco e e gli urlo nelle cuffie "stupido!, a chi devo mandare i tuoi effetti personali?" "Signore stavo cercando di trovarla" "GUARDA!, e non  hai gli occhi solo per guardare, ora ti servono per SOPRAVVIVERE  devi CERCARE il nemico, non distrarti, cerca cerca e per l'amor di dio smettila di volare dritto per più di venti secondi in combattimento!"..."Si signore" "Riproviamo" gli urlo; 


effettuo una cabrata a sinistra e prendo quota, mi giro e vedo che il pivello sta virando lentamente a destra continuando a guardarmi con la coda dell'occhio, davanti a noi un cumulo, mi ci infilo dentro a tutta velocità, conto i secondi prima della manovra, quattro, cinque e via!, tonneau stretto, mi butto in una  picchiata secca, prendo rapidamente velocità, allento la pressione sulla cloche lentamente livello ed inizio a salire con larghe spirali, lo vedo, sta salendo di quota ed accenna una virata per osservare dove sia, accelero al massimo e scivolo sotto il suo velivolo finendo dal lato dove non può vederemi, sono in basso e la sua ala destra gli impedisce di quardare  dalla mia parte, sono più in basso di lui di mille piedi, ma sono molto veloce ed ho ancora una buona energia, salgo come una saetta sbucando mille piedi davanti al muso del suo Spit, lo vedo dagli specchietti, dà gas, vedo i suoi scarichi sputare fumo come un drago infuriato, io tiro leggermente a me la cloche, tolgo manetta e tiro giù i flap, lo spit sussulta e recalcitra come un purosangue imbizzarrito, il pivello mi supera in tromba, ridò manetta, ritraggo i flap scendo leggermente per guadagnare più rapidamente velocità, il pivello sta salendo pensa che in questo modo non possa più raggiungerlo, ma io salgo disegnando ampie spirali che lui tenta di tagliare con ampie virate, ma ormai sono alla sua stessa quota, stringo la virata al punto di avere la vista periferica annebbiata ed eccolo lì ad ottocento piedi davanti a me....."SEI MORTO ancora una volta, allora, mi vuoi dire o no a chi mando la tua collezione di pin up scollacciate?" "Signore non sapevo cosa fare" "torniamo alla base, lì alla lavagna ti spiegherò come ho manovrato e vedrai tutte le sciocchezze che hai fatto".

Il prato del campo si avvicina, giù i flap, giù il carrello,  davanti a me il novellino mette le ruote a terra sobbalzando, deposito il mio spit sull'erba compensando con la pedaliera il vento che sta rinforzando da est e rullando  parcheggio per mettere il mio destriero nelle mani degli avieri.

Sono un volontario, a trent'anni non volevano arruolarmi nella RAF, ma il mio brevetto di volo amatoriale e le mie 500 ore di volo come istruttore hanno fatto cambiare idea al reclutatore.

Ho combattuto in Francia contro un nemico molto ben organizzato, ho volato sugli Hurricane, un buon velivolo ma nettamente inferiore come velocità massima al Messerschmitt 109 Emil, tuttavia la maggirore manovrabilità in virata mi ha consentito di tirarmi fuori dai guai più di una volta, sono riuscito ad abbattere due crucchi, in un caso ho visto il pilota buttarsi con il paracadute, rientrato in patria dopo la ritirata di Dunquerque sono stato assegnato ad un nuovo squadrone ed ho effettuato il passaggio sullo Spitfire, un velivolo veramente notevole, leggemente più veloce dei caccia crucchi, un vero cavallo di razza.

Mio padre è morto sui cieli della Francia nel dicembre del 1914 abbattuto mentre volava sulle linee nemiche a bordo di un velivolo da ricognizione, ricordo la disperazione di mia madre, avevo solo quattro anni, ora so di poterlo vendicare.

L'ascesa di Hitler al potere era il preludio ad un altra guerra, era palese, quasi scontato che saremmo tornati ad incrociare i nostri destini contro questa gente, siamo rimasti noi soli, su di questa isola unico baluardo contro le orde naziste.

Sono il caposquadra ed il pivellino con cui sono uscito è una nuova assegnazione che va a rimpiazzare il mio gregario di destra  ricoverato in ospedale a causa di un brutto atterraggio in fuoripista causato da una  piantata secca del motore subito dopo il decollo.

So che ci attaccheranno prestissimo, ho questo presentimento, me lo sento scorrere nelle vene, so che tenteranno di annientarci e sarà come in un girone dell'inferno, ma noi non ci arrenderemo, non ci daremo mai per vinti.

Durante il mese di Maggio ho fatto accumulare esperienza ai miei due gregari ed ho spiumato per bene qualche volatile fresco di scuola di volo e particolarmente duro di comprendonio per ordine del maggiore che comanda lo squadrone.

Il primo allarme giunge una mattina presto, ci alziamo il prima possibile, continuo a chiamare i mie due gregari perchè non voglio che si scollino dalle mie ali, un gruppo di velivoli nazisti sta attaccando le postazioni radar vicino a Dover, ci siamo alzati in oltre quattro minuti dovremo imparare a farlo nella metà del tempo, i miei gregari mi stanno appiccicati, avvisto per primo i velivoli nemici, comunico la posizione via radio alle tre formazioni impegnate, stanno piccchiando sulle antenne radar, attacchiamo, niente caccia di scorta all'orizzonte, la mia vic deve occuparsi dei velivoli di testa della formazione nemica, chiamo a raccolta i gregari ed attacco puntando deciso sul secondo velivolo, gli Ju 87 sono lenti e corro il rischio di accorciare troppo presto rischiando di non riuscire a mettere a segno che qualche colpo, sono troppo veloce, cribbio, impreco nella maschera, rompo la formazione, tonneau a botte largo, vedo dove sono finiti i crucchi, stringo la virata mi piazzo in coda al primo che mi capita davanti ed incurante del fuoco del mitragliere di coda premo il pulsante di sparo da meno di mille piedi dallo Stuka, vedo la carlinga crivellata dalle mie brownig da 7,7mm, lo spit rincula sotto i colpi delle otto mitragliatrici, l'aereo tedesco prende fuoco picchiando verso il suolo privo di controllo, richiamo i miei gregari che incredibimente mi sono stati vicino, sciolgo la formazione dicendo loro di prendersi un bersaglio qualunque, punto un altro stuka che sta tentando di svignarsela, lo attacco lateralmente calcolando l'inclinazione della traiettoria dei proiettili, ancora una volta la pioggia di fuoco innesca una cascata di schegge,  metallo e fiamme, gli ho tirato addosso non meno di trecento proiettili, sto rischiando di rimanere presto a secco di munizioni, viro stretto a sinistra per capire in quali condizioni è il velivolo che ho colpito, vedo la carlinga sporca di olio e d un fumo denso e nero uscire dagli
scarichi di destra, il pilota sta cercando di buttarsi fuori, apre il tettuccio, ribalta l'aereo e si getta nel vuoto, il mitragliere fa altrettanto mentre lo Stuka è ormai una pira fiammeggiante.

Vedo con la coda dell'occhio il mio gregario di destra, chiamo a raccolta l'altro, l'azione è terminata, non ci sono altri velivoli nemici in volo,  atterriamo in pochi minuti, ci attende il lungo debriefing, il mio gregario di sinistra si è visto aggiudicare mezzo velivolo, mentre quello di destra uno, confermato, me ne viene assegnato uno e mezzo perchè il primo era già stato danneggiato da un altro caposquadriglia.

I nostri velivoli hanno subito danni minori, il più inesperto dei miei gregari si è beccato una raffica sull'ala sinistra da parte del mitragliere di coda di una stuka, ma si è comportato bene, sopravvivere al battesimo del fuoco è la prova suprema per un pivello, in Francia ne ho persi tre, e per quanto ci si sforzasse di addestrarli e addestrarli ancora alla fine erano sempre loro i primi a cadere sotto il fuoco delle mitragliatrici tedesche.

E' una legge non scritta, ma che si è dimostrata vera in ogni guerra, ma oggi nessuno dei miei due gregari è stato abbattuto, dovrò pagar loro da bere, ammesso che  ne abbia il tempo.....

Dedicato ai seicento piloti del Fighter command che resistettero alla Luftwaffe fra Giugno ed ottobre del 1940 impedendo di fatto lo sbarco nazista in Inghilterra (operazione Leone Marino) ed ai duecento piloti caduti nell'aviazione della RSI combattendo una guerra già persa, ma tentando di difendere le città del nord Italia dai bombardamenti alleati.

Fra aviatori c'è un profondo rispetto, nel dopoguerra sono nate spesso amicizie fra chi ha combattuto sui due fronti.

In omaggio a quel grande cacciatore che Fu Luigi Gorrini (Medaglia d'oro al VM), recentemente scomparso, vi passo un link che potrà mettere un po' di luce su quegli anni bui e spiegare chi furono quei duecento piloti che persero la vita per una guerra che non potevano vincere.....

http://www.eaf51.org/newweb/Documenti/Storia/Gorrini.pdf

Supermarine Spitfire nella classica formazione vic (leader e due gregari)


Luigi Gorrini











sabato 7 febbraio 2015

INCONTRI

Un post scritto anni fa e recuperato miracolosamente dall'amico Pasone....

Questa notte ho dormito male, ho continuato a girarmi e rigirarmi.



Questa mattina, molto presto, molto sonno, mi sono recato in centro a Brescia per una questione di lavoro, un appuntamento alle 7 mi consente di evitare il casino del traffico e mi lascia più tempo per me, sono in anticipo di 15 minuti e vado a prendermi un caffè in un bar che non frequento da molti anni, uscendo passo davanti ad un giardinetto con due panchine, una è stata spettatrice di un pomeriggio passato con una ragazza, il mio primo vero amore molto tempo e qualche amore fa.




Sono solito gettare uno sguardo su questa vecchia panchina in cemento, scomoda, improbabile, ma le sono affezionato e la cosa, ogni volta che la rivedo, mi strappa sempre un sorriso per cui questa mattina non mi stupisco se la testa mi si giri con modalità "auto" verso l'angolo del giardinetto, ma con mia enorme sorpresa la panchina non è vuota, mi fermo di scatto, non è vuota come al solito, c'è una figura seduta con un grande ombrello blu, sta leggendo; quasi in preda ad un comando mi avvicino guardo meglio e sobbalzo; il libro che tiene fra le mani è la metamorfosi di Kafka, uno dei suoi preferiti, la figura scosta l'ombrello ed io mi ritrovo in un caleidoscopio di sensazioni, non può essere vero, lei è seduta di fronte a me, gli anni sono passati anche per lei i lineamenti non sono più dolci come quelli di tanti anni fa, ma gli occhi color nocciola e con pagliuzze dorate sono identici, i capelli biondi e lunghissimi sembrano gli stessi di tanto tempo fa, il viso le torna di colpo fresco come allora aprendosi in un sorriso dolcissimo "ciao", non so cosa dirle, non so se sto sognando o se qualcuno mi ha infilato qualcosa nel caffè, non riesco a proferire verbo, la saluto con un cenno "allora ti ricordi ancora di me, non mi hai dimenticata" come avrei potuto, le dico con un filo di voce, la vita ha azionato uno scambio e noi siamo finiti su binari diversi, ma il breve viaggio che abbiamo fatto insieme non è stato nè banale nè inutile, la vedo abbozzare un cenno di assenso, "io ci sono sempre stata, eri tu che non volevi ritrovarmi, questa mattina è cambiato qualcosa ed eccomi qua" le sue parole hanno un qualcosa di definitivo.



Taccio per qualche secondo squadrandola da capo a piedi, questa mattina sono ancora meno sveglio del solito, le chiedo cosa intenda con "ci sono sempre stata", "semplicemente questo, mi sussurra, ero al tuo matrimonio, in un angolo vicino alla fonte battesimale, c'ero quando stavi per perdere la vita, c'ero anche quando tua figlia era quasi senza speranza, c'ero quando hai salutato tuo padre per l'ultima volta e quando hai tentato di rianimare quello sconosciuto, ero vicina a te, sempre".



Capisco, abbasso lo sguardo, "quando te ne sei andata?" lei con una mano mi sposta il mento verso l'alto "mai, non potevo, sono rimasta con te perchè fra tutte le persone che ho conosciuto tu eri il più strano di tutti, ed alla prova dei fatti sei stato uno che non mi ha ingannata" le dico che non penso di essere poi un esempio e lei ride di gusto "no di certo, però ti ricordi di me, ed il tuo ricordo è talmente vivo che starti vicino anche senza essere notata non è triste", mi si avvicina riparandomi con il suo ombrello, e senza preamboli si stringe a me, il bacio è stato lunghissimo e la sensazione di essere guardato da dentro è la stessa di allora "Ti saluto" mi ha detto all'improvviso, le chiedo dove sarebbe andata "non so, a ricominciare da qualche parte come mi dicevi tu" le dico che ora che l'avevo trovata non avrei voluto perderla un altra volta "non preoccuparti, il tuo binario ti sta portando su di una via diversa ed io sono arrivata ad una stazione", abbasso lo sguardo, "addio Anna".



Accanto ad una panchina con un ombrello blu fra le mani alle 6:55 mentre pioveva a dirotto e con i piedi in una pozzanghera non ho ben capito cosa sia successo.



Mi sono incamminato verso l'ufficio del cliente con i miei documenti sottobraccio in una Brescia più silenziosa e vuota del solito e per la prima volta in tanti anni mi sono

sentito inconsolabilmente solo.
 
 Immagini Stock - Giovane Donna Bionda Sorridente Che Cammina Con L'ombrello  Sotto La Pioggia In Autunno O In Primavera Nel Parco. Image 105538186