"Te li avrei reastituiti!" Urlava Piero con tutto il fiato che aveva in gola, "zitto!" gli intimò la madre menandogli uno sberlone mica da ridere, "no no no te lo giuro!, te li avrei ridati!", un altro sberlone inerruppe l'accorata professione di buona fede e di risarcimento.
Piero questa volta l'aveva fatta grossa, io avevo sette anni e sbirciavo la scena da dietro l'angolo della casa del Muto, un falegname maestro nel fare sedie, tavoli e modellare qualsiasi forma con la gommapiuma, un artista insolito e ahimè per lui, silenzioso;
Piero aveva rubato cinquemila lire dal borsellino della madre ed era poi corso da Maria de bè (un bazar di dolciumi, bevande improbabili, giocattoli, figurine dei calciatori, biglie, bambole, kit per fabbricare collanine, vicino al convento delle suore Canossiane), ad acquistare doddici pistole dei rengers (tutte in metallo) ed un mare di "calpis",cartucce esplosive per caricare le pistole giocattolo, ma Piero aveva sottovalutato Maria de bè, la quale si era rifiutata di vendergli le pistole e gli aveva chiesto di mostrargli i soldi per vedere se erano "buoni", una volta presi li aveva tenuti ed era andata dalla madre per chiederle se era al corrente delle spese folli del figlio.....
L'epilogo del dramma erano i sonori ceffoni che noi compagni di gioco di Piero stavamo udendo ben nascosti in fondo alla via.
Piero era un generoso, voleva acquistare le pistole per regolarizzare il nostro status di "banda"e farci entrare nel vortice di feroci duelli ed agguati in sella ai nostri destrieri a due ruote correndo per le vie del "castello" (vedi il link del post in cui ho spiegato origini e forma del "castello" ESTATI).
Cinquemila lire nel lontano 1967 era un discreto gruzzolo, ci si poteva acquistare il cibo per una settimana di una famiglia di quattro persone, una pistola costava centocinquanta lire, ma la madre di Piero nel borsellino aveva solo la banconota grossa e da qui nacquero i problemi del generoso (e decisamente incauto) ragazzo, il bandito del castello....
Il giorno dopo ci si ritrovò tutti insieme e Piero aveva ancora gli occhi lucidi perchè il padre la sera precedente, al ritorno dal lavoro, ricevuta una minuziosa e dettagliatissima relazione dell'accaduto, gli aveva fatto un "richiamino" a suon di sculaccioni, "non saremo mai una vera banda" commentò sconsolato il generoso Piero, decidemmo di ripiegare su qualcosa di meno costoso, manici di scopa, mollette del bucato ed elastici fatti con le camere d'aria malmesse delle biciclette.
Procurarsi i manici di scopa non era un problema, Cocòl, la ferramenta a pochi passi dal castello li vendeva per pochi spiccioli, le mollette furono rubate dagli stendibiancheria sparsi un po' dappertutto, si scelsero quelle in legno ed il più nuove possibile, il montaggio era semplice, si smontava la molletta, la parte con la molla la sifissava con un chiodo corto ma a testa larga , poi sulla metà piatta del (mezzo) manico si metteva un altro chiodo, con la testa piccola, una volta rimontata la molletta per panni si prendeva un elastico, in realtà composto da molte sezioni di camera d'aria larghe circa un centimetro ed annodate fra loro fino ad ottenere un "elasticone" lungo venti centimetri, si inforcava sul chiodo in cima all'attrezzo il primo anello dell'elastico e l'ultimo lo si bloccava fra le ganasce della molletta per panni, ora pomposamente rinominata "grilletto".
Purtroppo le mollette avevano una tenuta scarsa per cui si preferiva tirare l'elastico con un dito e lanciarlo con maggior forza possibile.
Ognuno di noi distribuì e fu oggetto di numerose "elasticate" senza danni particolari se non al proprio orgoglio di pistolero.
L'estate se ne andò a colpi di elastico e di tutti i giochi possibili ed immaginabili, verso la fine di Agosto mia madre decise di farmi come regalo un "arma"ad elastici a forma di fucile realizzato da Ezio, l'altro falegname il cui laboratorio era anch'esso in castello.
Ma ormai ero pronto per l'iniziazione, presto sarei passato ad un
arma vera, la cerbottana e poi la fionda......
Qui il seguito....
LA LUNA E LA VECCHIA CASCINA
Una forma evoluta del fucile della banda del castèl....
martedì 4 aprile 2017
domenica 19 marzo 2017
GLI ELFI BRESCIANI, una fiaba
In un angolo di un bosco, sulle pendici di una collina vi è un insediamento di Elfi, detto così vi sembrerà un po' strano, ma quanto vi dico corrisponde a verità.
Una piccola comunià di Elfi vive non troppo distante da dove sono cresciuto ed ogni volta che passo da quelle parti non manco di salutare la regina, ovviamente questi Elfi non si fanno vedere, a dire il vero non possiedono neppure un corpo, ma come spiriti vivono in comunità prendendosi cura del bosco e di tutte le piante che lo compngono, certo qui da noi i boschi sono giovani, qualche quercia, frassini, castagni, olmi, ma nessuno che abbia più di quarant'anni, questo perchè la nostra gente ama tagliare i tronchi per farne legna da ardere o per preparare braci su cui cucinare
gustosissimi spiedi.
Di questo la regina se ne dispiace, ma dopotutto questo è un luogo dove nessuno dà loro la caccia e dove nessuno li vede.
Il luogo da cui provengono non è in questo sistema solare, il loro pianeta di origine è molto distante, la luce impiegherebbe più di duecento anni per raggiungerlo, vivevano in un pianeta splendido, con un solo grande oceano e foreste lussureggianti con alberi alti più di cento metri, simili alle nostre sequoie.
Vivevano in armonia e si occupavano degli alberi e del rispetto della natura da molte migliaia di anni, un elfo sapete vive molto molto a lungo.
Mille anni fa quel pianeta subì una grande trasformazione, la popolazione non Elfica iniziò a costruire industrie, città, e poi a condurre orribili guerre fra varie fazioni, nord contro sud, est contro ovest, le guerre portarono morte e distruzione ed il pianeta diventò un enorme cimitero radioattivo, le bombe atomiche lanciate dalle fazioni avversarie avvelenarono il pianeta.
Gli Elfi si ritrovarono insieme, i loro corpi erano morti, ma loro continuavano a vivere come esseri, come spiriti incorporei, aiutarono i milioni e mlioni di esseri che opolavano il pianeta, privati drammaticamente del proprio corpo, a cercarne di nuovi.
Uno spirito può viaggiare molto velocemente, gli Elfi sapevano che a due anni di "cammino" nello spazio avrebbero trovato un nuovo pianeta, vi portarono gli esseri orfani del proprio mondo e fecero loro promettere solennemente che non avrebbero più combattuto fra loro e che la lezione che avevano imparato era che mai e poi mai una guerra avrebbe portato morte e disperazione fra di loro.
Le cose iniziarono ad andar bene, sul pianeta trovarono animali quadrumani in cui migrare (un essere può migrare in un corpo alla nascita) e grazie alla loro intelligenza crearono in poco tempo un inizio di civiltà, crearono utensili, costrurono case, palazzi, ma non mostravano rispetto per la natura e le piante.
Gli Elfi anche se privi di un corpo fecero capire alla gente che non era questo il modo di condurre le cose, che il rispetto per la natura sarebbe stata la premessa alla loro salute.
Ma le cose andarono via via sempre peggio, gli Elfi furono cacciati ed iniziarono un lungo peregrinare ed alla fine giunsero qui, nella mia Brescia,
Non sono rimasti in molti, durante il lungo viaggio alcuni hanno trovato altri posti in cui rifugiarsi, la loro regina però è su questo pianeta, è bella e saggia, a volte si lascia intravedere,
qui nessuno li caccerà, qui hanno trovato la pace e spero che la gente lasci crescere le piante e che i nostri Elfi possano vivere nuovamente fra boschi rigogliosi con piante secolari.
Se venite dalle mie parti e siete in un bosco ai piedi di una collina non fate troppo baccano, non disturbate gli animali, non rompete inutilmente rami, forse in controluce, fra i rami e l'erba potreste scorgere un Elfo....
PS il vizio di non rileggere quanto scrivo mi è stato ancora una volta fatale, scusatemi.....
sabato 11 febbraio 2017
CURATO!
In un eriodo in cui la salute mi ha sbeffeggiato con una supercazzula prematurata ho ritrovato nelle mie passioni lo slancio per tirarmi fuori dal letto...
Un regalo per chi mi segue, un album che ha accompagnato le lunghe notti in servizio durante il mio militare, un album che tutt'ora ha parecchio da dire.
Sotto, il link dell'album completo.....
STEVE HACKETT "SPECTRAL MORNINGS"
Un regalo per chi mi segue, un album che ha accompagnato le lunghe notti in servizio durante il mio militare, un album che tutt'ora ha parecchio da dire.
Sotto, il link dell'album completo.....
STEVE HACKETT "SPECTRAL MORNINGS"
lunedì 2 gennaio 2017
PROXIMA CENTAURI, LO SBARCO SU TERRA NUOVA
Proxima Centauri prima parte
31 DICEMBRE 2075
Lo sbarco su Terra Nuova era imminente, Gianna lampredi era allacciata al sedile della navetta da sbarco e stava ammirando la complessità di Terra Nuova, un pianeta tanto diverso da quella terra che aveva dato i natali ai propri genitori, ma che non aveva mai visto se non snegli audiovisivi materia di
studio per i ragazzi come lei nati sulla nave generazionale Voyager.
Erano due ore che stavano effettuando rilevazioni della superfcie, calotte polari, due enormi continenti ed uno più piccolo la cui forma ricordava vagamente l'Australia, gli effetti della mancanza di una luna che mitigasse le enormi onde generate dalla rotazione stessa del pianeta erano osservabili nelle coste alte e frastagliate di tutti i continenti, solo quello più piccolo a causa della prorpia posizione, parzialemnte protetta dal secondo continente, pareva possedere spiagge molto estese e all'apparenza chiare, Gianna stava osservando ampie foreste rigogliose, due vulcani in aruzione, chiese al comandante della Buran di scendere a 100 miglia di quota per un osservazione più accurata, Petrov acconsentì e fu subito chiaro a tutti che di vita ce ne fosse in abbondanza su questo pianeta, volatili dall'apertura alare pari ad un albatros volavano in stormi da ovest verso est, nelle praterie del continente più ampio branchi di animali, probabilmente erbivori, si muovevano lentamente, Gianna si stupì della qualità dei sensori ottici della navetta e fece i complimenti a Petrov il quale le ribadì la natura esplorativa e scientifica della missione della Buran.
Dopo un ulteriore ora di sorvolo venne deciso di atterrare sul continente più piccolo ad una decina di miglia dalle spiagge del settore orientale.
La Buran lanciò la seconda navetta come procedura di sicurezza, avrebbe mappato il pianeta in maniera molto accurata dall'altezza di centoventi miglia.
La prima navetta toccò terra un ora dopo l'alba, Terra Nuova compiva una rotazione completa ogni ogni 26 ore e 32 minuti, a Gianna l'onore di sbarcare per prima, lei cresciuta in una gravità 0,6 volte rispetto a quella terrestre restò sorpresa dall'enorme peso con cui premette sul terreno; di massa 1,1 volte rispetto alla terra generava una gravità quasi doppia a quella a cui era abituata e nonostante le due ore quotidiabne di esercizio fisico per poco il ginocchio destro non le cedette; l'aria era respirabile, si tolse immediatamente il casco e fu sorpresa dal profumo di salsedine che lei non aveva mai sperimentato, l'analisi dei mari avevano dato una salinità media del 2 per mille e pur essendo ad una decina di miglia dal mare il robusto vento trasportava odori a lei sconosciuti che saturarono i suoi sensi.
Non venne posata alcuna bandiera, nè pronunciata nessuna frase storica, il pianeta li aveva assaliti con la propria bellezza, ad un miglio verso l'entroterra iniziava un bosco molto fitto, Tereskova, l'esobiologa della Buran pareva una bimba in un castello fatato, raccoglieva e catalogava ogni filo d'erba, ogni frammento di origine biologica e pareva in trance dando ordini secchi al proprio team che ubbidiva senza fiatare.
Gianna notò il blu profondo del cielo, l'ossigeno era in percentuale più che doppia rispetto a quello a cui era abituata ed una leggera euforia si stava impossessando di lei, scienziata nata nello spazio, ma teneva tutto sotto controlo, come al solito; "pensa che vi sia qualche forma di animale superiore, dotato di intelletto insomma" chiese Gianna alla Tereskova "non lo escludo" rispose la russa, "ma non abbiamo avvistato strutture artificiali, potrebbero vivere in caverne o nel fitto delle foreste".
Il comandante Petrov si avvicinò a Gianna chiedendole se stesse bene "Si" rispose il comandante della Voyager "mi aspettavo un pianeta diverso, questo embra la terra del Giurassico, grande vegetazione, grande concentrazione di ossigeno, vorrei vedere la spiaggia", dopo altre due ore di classificazione di qualsiasi sruttura vegetale l'esobiologa della Buran dovette arrendersi, la navetta imbarcò i primi otto terrestri sbarcati sul Terra Nuova e che dopo un viaggio di tre minuti arrivarono ad un chilometro dalla spiaggia, Gianna balzò dalla navetta e corse verso la spiaggia rincorsa da Petrov e dall'esobiologa, arrivò col cuore a mille e le gambe a pezzi alla spiaggia, si rese conto che non era costituita da sabbia, ma da un insieme di residui di strutture calcaree, "come una spiaggia in prossimità di una barriera corallina" osservò l'esobiologa, l'orizzonte eraappariva immenso, le onde alte non meno di tre metri si ingrangevano sul bagnasciuga ritirandosi in mille rivoli schiumosi, Gianna era impietrita, mai avrebbe pensato di restare senza parole davanti ad una semplice spiaggia, si sentiva travolta da troppi elementi, la sua vita regolata vissuta in una scatola a forma di ciambella non l'aveva preparata alla visione di un orizzonte ampissimo. a perdita d'ochio, le nubi torreggianti all'orizzonte, il vento che la schiaffeggiava ad oltre dieci nodi, il profumo della salsedine, l'aria stessa apreva viva, si sentiva prossima a svenire, ma alla fine l'addestramento prevalse sui sensi, Tereskova stava rincorrendo quelli che sembravano crostacei nella sua tuta sterile con guanti a triplo strato ed i suoi innumerevoli contenitori sterili, "a che temperatura è l'acqua?" chiese Gianna a Petrov che la guardò sorpreso, "i sensori davano ventotto gradi celsus vicino a riva", "l'ideale per un bagno" commentò Gianna, che non si era mai immersa in null'altro di più grande di una doccia sonica,
20 Gennaio 2076
Venti sbarchi, duemilatrecento elementi vegetali ed animali prelevati dalla Tereskova e dal suo team, erano stati osservati mamiferi inferiori simili a roditori, nessun primate, nessun essere arboricolo, gli animali erano tutti a sangue caldo, nessun predatore enorme. ma una vasta popolazione di belve simili a lupi che attaccavano in branco i grossi erbivori delle praterie la cui mole ed il cui numero rappresentava una strategia di sopravvivenza vincente, alcune forme di batteri locali si erano dimostrati pericolosi per l'epidermide ed altri per il sistema respiratorio, ma nulla che non si fosse arreso al laboratorio di analisi dal reparto medico della Buran, il pianeta non si era rivelato troppo aggressivo e questo andava aldilà delle più rosee aspettative, ma gli oceani avevano riservato sorprese incredibili, li popolavano crostacei di tutti i tipi, pochi erano commestibili a causa di batteri simili a quelli presenti in alcuni granchi che vivevano al largo delle coste del sud America causa di molti interventi medici su europei ignari della cosa, i locali possedevano un antigene naturale ed il laboratorio della Buran stava tentando di sintetizzare qualcosa di simile per poter rendere sfruttabile l'enorme biomassa rendendola commestibile.
I pesci, o la cosa più simile ad essi traevano l'ossigeno dall'acqua tramite branchie, la loro forma era idrodinamica, ma le dimensioni erano spesso enormi, la disponibilità di tanto cibo costituito dall'incredibile varietà di crostacei aveva favorito lo sviluppo di animali acquatici dalla massa media di oltre cento chili, e questi avevano predatori che parevano suciti da un film dell'orrore, lunghi non meno di venti metri dotati di una pinna di coda alta quattro metri e con un muso simile ad un enorme coccodrillo con fauci, dotate di una doppia fila di denti triangolari grandi quanto il palmo di una mano, attaccavano i grandi banchi di animali acquatici in piccoli gruppi.
Gianna iniziò a pensare alla devastazione di una colonizazione selvaggia e la cosa gli creava un sottile malanimo, dopo averlo esaminato, razionalizzato ed elaborato decise di parlarne con Petrov, organizzò una cena in una caletta giusto a misura di navetta, un incontro informale di fronte al mare.
mentre Petrov stava gustando un tiramisu Gianna attaccò senza preamboli come suo solito, "manderemo tutto a puttane anche qui?" A Petrov andò per traverso il dolce, "cosa?" riuscì a dire, "si, manderemo a puttane anche questo pianeta, lo faremo, lo sfrutteremo fino a renderlo invivibile, sfrutteremo le risorse minerarie, bruceremo i composti vegetali per fare energia perchè costa meno che sviluppare fonti nergetiche rinnovabili, ma io sono contraria a questo, NON QUI, non questa volta, dobbiamo creare un protocollo per una colonizzazione che sia sostenibile, abbiamo il vento, le radiazioni di Proxima centauri sono compatibili con il fotovoltaico di ultima generzione, cristo Petrov!, siamo arrivati dalla terra producendo più energia di quella che abbiamo utilizato con la Voyager dobbiamo impedire che questo paradiso si trasformi in un enorme discarica!"
Petrov non fece commenti, si limitò a finire il tiramisu, fece i complimenti al cuoco e poi senza preamboli baciò Gianna, guardandola negli occhi le parlò con grande calma, "Io non posso di certo scriverlo, ma è probabile che una nata nello spazio profondo possa farlo, ed io difenderò con tutto il mio peso il tuo protocollo, lo porterò all'accademia delle scienze a Mosca e stai pur certa che questa volta non manderemo tutto a puttane".
Gianna quella notte non dormì, estrapolò ogni potenziale singolo sito sfruttabile per installazioni ad energia eolica dagli accuratissimi dati prelevati dalal seconda navetta della Buran.
Centinaia di siti con vento rilevato di oltre dieci nodi, ci si potevano alimentare DUE pianeti con tanto vento, dopo una notte insonne attivò il rilevatore vocale di scrittrua, "titolo, protocollo per la creazione di una rete energetica con sistemi interconnessi e ad isola basati sull'energia eolica".....
PS. Nulla ci obbliga a mandare a puttane questo pianeta, la stupidità e l'ingordigia di pochi non può costituire un alibi morale per nessuno.
La Danimarca ha un piano nazinale energetico in cui è stato dato grande rilievo all'energia Eolica.
martedì 20 dicembre 2016
LETTERA A BABBO NATALE
Caro Babbo Natale sono un ragazzo di cinquantasei anni e anche se so che non stai confezionando pacchetti con i tuoi elfi al polo nord mando a te questa letterina e non a Santa Lucia il cui ritratto era ai piedi del mio lettino, quando ero bimbo e fra le mani teneva un vassoio con due occhi, la cosa mi pareva un po' truce e dato che lei è la protettrice degli occhi visto come mi è andata in questa vita direi che non mi ha protetto proprio per niente....
Facciamo che ti scrivo come ad uno dei rappresentanti dello spirito natalizio, che incarna tutta una serie di feste e riti praticati da molto prima che il Cristo decidesse di venire su questo pianeta a darci un messaggio rivoluzionario e salvifico ma che già cinquant'anni dopo la sua morte era largamente compromesso....
Regali per me non ne voglio, se per caso ti avanzasse un bilocale in Liguria ecco, quello lo acceterei volentieri, diventerebbe il mio buen ritiro, ma se fosse troppo costoso mi accontenterei della ristrutturazione che stanno facendo a Monte , frazione di Padenghe, dove dalla camera da letto avrei la splendida vista della penisola di Sirmione ed a destra il castello di Padenghe, quello forse sarebbe il posto che amerei più di tutti;
ma bando alle cose materiali,vorrei uno strumento che pacificasse il pianeta, qualcosa che portasse pace al medio oriente, e che in seguito ogni nazione potesse scegliere il proprio governo ed il proprio destino, se non democraticamente (non certo un sistema esportabile a tutti contrariamente a quello che continuano a pensare le amministrazioni statunitensi) in base alle proprie credenze e fedi religiose e non.
Non mi pare molto, forse basterebbe un po' di buon senso, ma ormai sembra che non se ne produca in nessuna parte del mondo.
Vorrei inoltre he la mia tristissima nazione potesse finalmente andarsene da questo sistema monetario folle che è l'Euro, attraverso un referendum.
Poi per ultimo, ma primo per importanza, un anno di salute per i miei amati familiari e per i miei amici e conoscenti ed anche per me.
Noto sempre di più che per troppa gente contino solo soldi potere, potere e soldi, ma sono convinto che questi soggetti un attimo prima di spirare proveranno una forte delusione, in fondo soldi e potere sono solo soldi e potere, amicizie, e amore se li sono giocati e li hanno persi...
Tutto qui Babbo Natale, anche se non esisti, sappi che il Natale ha su di me un certo effetto, mi serve per riordinare le idee, fare bilanci e vedere se ho commesso ingiustizie nei riguardi di qualcuno in modo da rimediare prontamente , in fondo come si può vivere bene se si sa in fondo al proprio cuore che ci si è comportati da pezzi di m....
PS Scusate gli orrori di battitura, come primo intento per il prossimo anno vedrò di rileggere prima di pubblicare.....
Buon Natele a tutti Voi!
Un piccolo regalo musicale......
THE FIRST NOEL, Nat King Cole
Facciamo che ti scrivo come ad uno dei rappresentanti dello spirito natalizio, che incarna tutta una serie di feste e riti praticati da molto prima che il Cristo decidesse di venire su questo pianeta a darci un messaggio rivoluzionario e salvifico ma che già cinquant'anni dopo la sua morte era largamente compromesso....
Regali per me non ne voglio, se per caso ti avanzasse un bilocale in Liguria ecco, quello lo acceterei volentieri, diventerebbe il mio buen ritiro, ma se fosse troppo costoso mi accontenterei della ristrutturazione che stanno facendo a Monte , frazione di Padenghe, dove dalla camera da letto avrei la splendida vista della penisola di Sirmione ed a destra il castello di Padenghe, quello forse sarebbe il posto che amerei più di tutti;
ma bando alle cose materiali,vorrei uno strumento che pacificasse il pianeta, qualcosa che portasse pace al medio oriente, e che in seguito ogni nazione potesse scegliere il proprio governo ed il proprio destino, se non democraticamente (non certo un sistema esportabile a tutti contrariamente a quello che continuano a pensare le amministrazioni statunitensi) in base alle proprie credenze e fedi religiose e non.
Non mi pare molto, forse basterebbe un po' di buon senso, ma ormai sembra che non se ne produca in nessuna parte del mondo.
Vorrei inoltre he la mia tristissima nazione potesse finalmente andarsene da questo sistema monetario folle che è l'Euro, attraverso un referendum.
Poi per ultimo, ma primo per importanza, un anno di salute per i miei amati familiari e per i miei amici e conoscenti ed anche per me.
Noto sempre di più che per troppa gente contino solo soldi potere, potere e soldi, ma sono convinto che questi soggetti un attimo prima di spirare proveranno una forte delusione, in fondo soldi e potere sono solo soldi e potere, amicizie, e amore se li sono giocati e li hanno persi...
Tutto qui Babbo Natale, anche se non esisti, sappi che il Natale ha su di me un certo effetto, mi serve per riordinare le idee, fare bilanci e vedere se ho commesso ingiustizie nei riguardi di qualcuno in modo da rimediare prontamente , in fondo come si può vivere bene se si sa in fondo al proprio cuore che ci si è comportati da pezzi di m....
PS Scusate gli orrori di battitura, come primo intento per il prossimo anno vedrò di rileggere prima di pubblicare.....
Buon Natele a tutti Voi!
Un piccolo regalo musicale......
THE FIRST NOEL, Nat King Cole
mercoledì 14 dicembre 2016
INSEGNAMENTO
Recentemente ho tenuto un corso di
marketing per un totale di una cinquantina di ore in un istituto
professionale. L'idea di insegnare mi è sempre piaciuta moltissimo,
la mia prima esperienza risale ad una vita fa, quando mi venne
chiesto (a sedici anni) di tenere un paio di settimane di prescuola
ad una quarta elementare.
Le lezioni si tennero presso l'oratorio
maschile e non ebbi il minimo problema, i ventiquattro ragazzini
erano sveglissimi, un po' turbolenti, ma il metodo dello scambio
(fate casino, 3 minuti in meno di ricreazione ad ogni richiamo, vi
comportate degnamente e partecipate, ricreazione di 45 minuti con
partitona a basket) è un sistema intuitivo ed equo per tutti, fin
dal secondo giorno avevo ottenuto partecipazione e collaborazione
piena e fattiva...
I miei colleghi no, li sentivo urlare
dal piano di sotto, stupidamente tronfi dall'autorità derivante dal
sedere sul trespolo, chiedevano senza dare null'altro in cambio se
non autoritarismo....., “noi siamo fortunati” mi aveva detto un
giorno Giovanna, la ragazzina sviluppatissima a 10 anni e per questo
presa in giro dai maschi della classe, (gli stessi maschi che da lì
a tre anni avrebbero sbavato per ottenere da lei un appuntamento) io
l'avevo corretta “no, voi avete imparato a fare i vostri
interessi”, che poi coincidessero con i miei era del tutto
inirrilevante....
Trovarmi a cinquantasei anni a dare
lezioni di marketing è stato per me uno scherzo del destino a cui,
si sa, non manca una certa ironia, io ho “subito” una montagna di
“cattivo” marketing; aziende incapaci di ascoltare la propria
clientela ed i propri venditori assumevano “guru” del marketing
strapagando idee bizzarre mascherate e condite con altisonanti
termini anglosassoni.
Se non funzionavano era la stupidità
di noi venditori a non rendere tali stronzate applicabili, peccato
che fossero concetti talmente idioti da non riuscire ad essere presi
sul serio da nessuno con un briciolo di sale in zucca.
E così, prima di mettermi ad insegnare
qualcosa a queste ragazze che per prime avevano aderito a questo
corso finanziato dalla regione ho indossato il mio saio penitente e
sono andato umilmente a rivedermi ciò che avevo dovuto apprendere
durante interminabili meeting dagli infiniti silenzi (dei
partecipanti)...
Mi ristudio i dogmi di Philips Kotler,
l'orientamento delle aziende, il B2C (Business to consumer) il B2B
(Business to Business) i vari piani, Obbiettivi di Marketing,
Programma d'azione, Controlli di Marketing....più mi inoltro e più
mi sono reso conto di osservare formule sterili, per certi versi
inutili.
In un mercato del lavoro isterico ed altamente
competitivo l'unico modo di sopravvivere al lavoro stesso è
l'orientamento, mi rendo conto che queste ragazze non hanno idea
di come sia strutturata un azienda.
Espongo i dubbi a mia moglie, che da esperto quadro li conferma in pieno....
Il mio corso è
iniziato con lo schema di un moderno organigramma aziendale e dal
settore vendite sono partito affrontando via via le tipologie di
comunicazione, i piani di azione, fino ad arrivare all'analisi del
prodotto, della sua immagine e a come condurre un audit aziendale
interna,il tutto con un
unico orientamento, le esigenze del cliente e la qualità totale del
prodotto pensata, progettata e realizzata in modo che sia insita nel processo produttivo stesso.
Come è andata?, me
lo diranno le ragazze stesse, spero che quando entreranno in un
azienda siano in grado in un paio d'ore di individuare cosa è voluto
da loro e questo è possibile solo se si è in grado di inquadrare il
proprio posto...
Riprendendo un
antico racconto tratto da un libro dal titolo “fiabe ZEN”;
“RANA SU FOGLIA GALLEGGIANTE NON
SPICCA GRANDE SALTO”
Spero di avervi
fornito un minimo di base d'appoggio.....
Volate in alto
ragazze!, ve lo auguro di cuore....
venerdì 9 dicembre 2016
TRACCIA
Lasciare un posto dove si
è vissuto per molti anni è come gettarsi alle spalle momenti belli
e brutti, ma ho l'impressione che
inevitabilmente quanto di bello ho vissuto lì se ne sia andato per sempre, gli amici e le storie vissute insieme apparterranno per sempre a quel luogo ed io ne porterò con me solo il ricordo perchè vivono lì, nel posto che ho abbandonato.
inevitabilmente quanto di bello ho vissuto lì se ne sia andato per sempre, gli amici e le storie vissute insieme apparterranno per sempre a quel luogo ed io ne porterò con me solo il ricordo perchè vivono lì, nel posto che ho abbandonato.
Quei momenti e quelle cose
che mi stavano strette e il desiderio di andare, di crescere, di crearmi un
altra vita, di visitare il mondo e conoscere nuova gente mi ha fatto
perdere di vista che
quei momenti in cui si rideva davanti ad un
camino acceso sarebbero finiti; finiti per sempre.
Non ci saranno più le
assolate domeniche pomeriggio e la noia del non sapere come
impiegarle, le gite in bicicletta con il mio bimbo a veder decollare
i Tornado o quelle con mia figlia a cui da piccola facevo contare i
castelli che vedeva nel viaggio dalla nostra casa di allora e la
spiaggia di Moniga dove andavamo a "tirare" i sassi nell'acqua.
E non ci saranno più le
fughe verso la casa sul lago d'Iseo, le fresche notti, i bagni in
piscina prima di andare al lavoro, le interminabili partite a tennis
con la mia compagna, le pizze accanto al porto di Clusane.
Nulla più di tutto
questo, andato, perduto, via per sempre.
Ma io vorrei ancora il
colore delle albe dalla finestra della casa che dava sulla collina,
vorrei andare a pescare al lago in barca con i miei colleghi e poi le
bibite fresche sotto il pergolato del bar all'angolo della piazza, le lunghe sere alla chitarra nei licinsì (*), il vino
ed il pane e salame.
Ma mi sembra di voler
ricostruire un puzzle i cui pezzi sono sbiaditi e molti di loro
smarriti per sempre.
Ci sono dei momenti in cui
i ricordi bruciano più delle delusioni.
Ci sono dei ricordi con il
potere di salvare dalla disperazione.
E ci sono delle amicizie
che resistono al tumultuoso scorrere del tempo, al suo diluire la
vita stessa fino a renderla un acquarello troppo slavato per lasciare
traccia su di un foglio, non appiglio; certezze.
(*) Per i non bresciani, locale dove era posibile vendere solo vino e salumi, il termine deriva dal fatto che il titolare possedesse una licenza alla vendita ridotta, una licenzina, in bresciano un licinsì....
(*) Per i non bresciani, locale dove era posibile vendere solo vino e salumi, il termine deriva dal fatto che il titolare possedesse una licenza alla vendita ridotta, una licenzina, in bresciano un licinsì....
Vista dal porto di Clusane
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