mercoledì 16 ottobre 2013

LA RIVOLUZIONE SESSUALE...

sedici anni e mezzo, dopo un mese intero trascorso in Liguria non avevo la minima voglia di sorbirmi quindici giorni di campeggio.

L'iniziativa era patrocinata dall'oratorio del ridente paesello della bassa bresciana in cui sono cresciuto,  Lauro e Gigio decisero di andarci, ma con pochissime speranze di divertirsi, il campeggio dell'anno precedente si era rivelato una palla mostruosa, ma questo, sovvvertendo ogni previsione, si sarebbe dimostrato di ben altro spessore.

Trasportata da una brezza leggera la rivoluzione sessuale era approdata nel paesello della bassa bresciana, anche fra le ragazze "per bene" tutte casa chiesa ed oratorio femminile (rigidamente separato da quello maschile).

Lauro e Gigio si trovarono loro malgrado a coltivare la medesima ragazza che con molta nonchalance flirtava con entrambi, costei dopo esperienze con uomini adulti, maturi e giovani (si mormorava anche sul set di un film porno) era stata ricondotta all'ovile di nostro signore, ma non aveva certo perso il proprio sex appeal nè tantomeno il proprio appetito sessuale.

Gigio se la spupazzava alla grande, tanta abbondanza dopo una lunga carestia era per lui manna dal cielo, Lauro è sempre stato molto attento, disposto ad ascoltare, ma ugualmente non poteva farsi sfuggire una buona occasione.

Gigio venne coinvolto anche da una ragazzina (realmente giovanissima) di una famiglia bene che voleva essere istruita riguardo al baciare con la lingua, pur essendo già maggiorenne non si tirò certo indietro. e così nel campeggio di nostro signore si praticò con una certa foga l'iniziazione alla pratica sessuale con conseguenze tutt'ora riscontrabili nel ridente paesello.

La sorte, come più volte ho scritto, è spesso beffarda, i miei due cari amici vennero informati che quella che sembrava una semplice vaginite era in realtà un sintomo della Gonorrea e fu così che entrambi dovettero recarsi da un medico (uno di loro venne cazziato in malo modo) e Lauro (che non aveva avuto rapporti completi) se la cavò con un sospiro di sollievo, mentre di Gigio non seppi nulla, probabilmente non aveva avuto un rapporto vaginale.., probabilmente..

Come detto prima, nel ridente paesello della bassa bresciana la rivoluzione sessuale si manifestò in un campeggio "della parrocchia", da lì a pochi mesi venne chiuso l'oratorio femminile, ormai si era trasferito IN MASSA in quello maschile a dimostrazione che le donne riguardo al sesso, volano molto più in alto di noi maschietti.

 


Uno scatto di Nobuyoshi Araki un grande fotografo che ha fatto del corpo femminile la propria meta artistica

martedì 8 ottobre 2013

Marinella

Ragazza di una bellezza intrigante, un leggerissimo strabismo ed una miopia di un paio di diottrie le rendevano lo sguardo talmente dolce da perdercisi..

Ma Marinella non era una ragazza dolce, il suo aspetto poteva ingannare, bastava che aprisse bocca ed una serie di banalità senza fine finivano per tramortire il suo interlocutore, sciaguratamente qualche volta  ero io il suo bersaglio.

Aveva una passione sfrenata per le feste, lei figlia di un ufficiale le adorava, adorava anche i tenenti freschi di nomina, meglio se piloti, come suo padre.

Sul mezzo militare che ci conduceva a scuola (un privilegio, lo ammetto) tutti la trattavano con una certa deferenza, a me non importava minimamente di chi fosse figlia, per cui qualche volta veniva a sedersi di fianco a me a spiegarmi la bellezza del tenente pilota romano, con degli occhi così, mani cosà e che quella tal sera l'avrebbe visto al circolo ufficiali per la festa di questo e quest'altro.

"Marinella" ero solito dirle, "tu sei un essere festaiolo, io estivo" lei sgranava gli occhi..., "si io amo il mare, il sole, le giornate lunghissime, lo stare in compagnia, suonare..." "Eh ma tu sei un comunista" mi diceva, "io non voto PCI" le dicevo (in realtà a 18 anni votavo molto più a sinistra) e lei riprendeva ad illustrarmi il suo nuovo spasimante o l'attesa al circolo da sola perchè suo padre era in volo..

  La dama bionda non la vedeva di buon occhio, al ritorno da Scuola il posto accanto a me era suo di diritto (ed io gradivo tantissimo la cosa) ma Marinella era dispettosa e quindi salendo prima di lei sul mezzo, amava sedersi accanto a me.

Non una sola volta ero ricorso a scuse anche banali, "scusa Marinella ma la dama bionda deve passarmi un libro e vorrei sapere cosa ne pensa". ma lei non si perdeva d'animo, un paio di giorni dopo ci avrebbe riprovato.

Marinella era soprattutto una ragazza sola, prigioniera dei suo bel corpo, della carica del padre, del timore reverenziale dei figli dei colleghi del padre, ci provò a sorpresa una mattina in cui uno sciopero generale aveva bloccato tutte le scuole, feci in tempo a ritornare in stazione giusto in tempo per prendere il mezzo militare che alle dieci e trenta partiva per la base passando dal comune in cui abitavo, salii a bordo e dopo tre minuti appena prima della partenza salì Marinella che si sedette accanto a me "per fortuna ci sei tu, in mezzo a tutti questi avieri...", "tanto lo sai che non sono cannibali" le dissi per prenderla in giro, mi chiese se avessi qualcosa per chiudere il suo gilet perchè l'unico bottone le si era scucito..., "spille da balia non ne ho" le dissi, ma mi misi a cercare..."proviamo con un tuo capello" le dissi..., acconsentì, zac!   "Ahi", armeggiai con il capello fra l'asola ed il filo rimasto penzoloni, ma il capello biondo di Marinella era troppo fragile, cercai nel tascapane in cui tenevo i libri  e trovai un lungo filo verde piuttosto robusto, mi misi ad armeggiare sul suo gilet e mi resi conto che la metà dei graduati a bordo stavano guardando me che armeggiavo addosso al seno di Marinella (notevole fra l'altro), ma io avevo finito, alzai gli occhi e vidi che la bella ragazza stava ridendo con un espressione di chi ha appena fatto una marachella"grazie" mi disse con un tono di chi ha messo in trappola propria preda, notai che aveva una camicetta aderentissima con una scollatura poco consona ad una studentessa, il gilet serviva certamente a mascherarla, il commnto "Marinella ma te l'ho mai detto che sei una gran gnocca?" lo pronunciai ad alta voce e venne accompagnato da un brusio e qualche risatina dei passeggeri.

Marinella era realmente una ragazza splendida, l'aver seguito suo padre nei vari trasferimenti che avevano contraddistinto la sua carriera l'aveva privata della cerchia di amici che una ragazza di diciasette anni dovrebbe avere.

Il giorno in cui iniziai la quinta superiore non la vidi sul mezzo militare, chiesi lumi alla dama bionda e mi disse che il padre era stato promosso Generale ed era stato trasferito a Roma.

Pensai che Marinella avrebbe dovuto farsi delle nuove amicizie, ma che in fondo entro due anni avrebbe avuto uno stuolo di ragazzi ai suoi piedi.

PS ho cercato tracce di Marinella sul WEB e l'ho trovata come firmataria di una raccolta firme del 2010 (organizzata da "Il Giornale", ci avrei scommesso), mi fa piacere sapere che è ancora in giro, probabilmente madre,le auguro che la vita non sia riuscita a zavorrare la sua insostenibile leggerezza...







sabato 5 ottobre 2013

CERTEZZE



Le stoppie del grano bruciate dal sole di agosto
gli odori di polvere e di paglia
il sapore delle more cresciute accanto ad un fosso
il canto delle cicale ed il sudore lungo la schiena.

L'ombra fresca sotto le fronde delle querce
i piedi a mollo nell'acqua di sorgente
accanto ad uno shelter sfondato da una bomba
che ha lasciato un cratere largo trenta passi.

Quei chiodi arrugginiti piantati sui portoni
il legno tarlato racchiude l'odore del mosto
due gradini che conducono in cantina
 le gerle appese al muro i tini pieni fino all'orlo.

I funghi ed il profumo del muschio
il fango attaccato ai miei gambali
l'odore della pioggia e l'asfalto bagnato
le nebbie basse e la luna sopra la testa.

La prima neve che cade nel silenzio
la campana che suona come rotta
il rumore delle pale e dello spazzaneve
i guanti senza dita ed il cappotto caldo.

Il primo crocus sboccciato già a febbraio
l'elleboro invernale lì a vegliarlo
il giorno del patrono e la sua festa
le bancarelle piene e tanta gente.

Le mie certezze nascono da questo
non sono grandi idee o bei concetti
ma son le cose con cui sono cresciuto
le stesse per cui sono tornato.


Portone di una cantina






lunedì 30 settembre 2013

LIFE ON MARS, viaggio a ritroso negli anni ottanta

Mi trovavo in un hotel con Tv colori in camera, piscina con isolotto attrezzato con un chiosco specializzato in spremute di frutti tropicali, era la prima metà degli anni 80, dopo una giornata in cui ero partito da Brescia alle quattro e mezza ed in cinque ore ero arrivato in una determinata via di Campobasso, dopo aver risolto due problemi tecnici su altrettanti impianti, saltato il pranzo e ripartito verso Foggia dove avevo risolto altri due problemi ero realmente cotto a puntino.

Erano le diciannove,  ma non avevo voglia di cenare, mi feci una doccia veloce e poi acquistai un costume presso l'hotel, cambio rapido e tuffo in piscina, due bracciate  eraggiungo l'isolotto dove una ragazza più o meno della mia età mi chiese se volessi qualcosa perchè da lì a dieci minuti avrebbe staccato.

Le feci preparare qualcosa a suo piacimento senza alcol, e mentre sorseggiavo l'ottima spremuta mi chiesi se avessi fatto bene a farmi assumere da questa azienda, dopotutto non avevo fatto un solo giorno di ferie dopo aver finito il mio servizio militare, in ogni caso questa ditta mi avrebbe fatto lavorare in giro per l'Italia e l'Europa per cui di sicuro non mi sarei annoiato.

Dopo una cena leggera a base di pesce mi ritirai in camera e mi misi a dormire mentre il TG2 trasmetteva un analisi sulla crisi di governo.

La sveglia dell'hotel mi rapì dal mondo dei sogni alle sei in punto, in mezz'ora ero già in reception, colazione frugale e via per una mattina di impegni, gli impianti non erano di per se difettosi a causa di errori di progettazione o di assemblaggio, richiedevano tuttavia un minimo di esperienza nell'installazione, io avevo ventidue anni, ma ero passato attraverso alcuni mesi di addestramento intensivo dapprima su impianti assemblati in azienda a cui erano stati apportate modifiche per produrre funzionamenti anomali e poi sul campo con il mio capo, Giulio, quarantotto anni "ancora sei anni e vado in pensione" mi ripeteva contento, "mi trasferisco nell'appartamento a Moniga che ho comprato con la liquidazione della moglie e andrò a pescare le sardine a Luglio, le trote lacustri i lucci ed i cavedani alla traina con la mia barchetta  da gennaio a maggio, le alborelle fino all'autunno, le anguile durante i temporali estivi ed in inverno i coregoni...,ah che bella vita che farò" mi raccontava con gli occhi persi in direzione del Garda.

Quella fu la mia prima trasferta "lunga" normalmente avrei dovuto spostarmi in aereo, risparmiando tempo e denaro, ma quella volta avevo con me due motoriduttori completi che la ditta voleva sul banco prova per un accurato controllo.

Conobbi l'installatore locale, una persona che usava cinque parole quando ne sarebbe servita una sola, sostituii i due riduttori e tarai l'impianto senza particolari problemi, durante gli spostamenti da un sito all'altro apprezzai la campagna pugliese, gli immensi oliveti, la splendida presenza del mare, in un baleno mi ritrovai già a sera inoltrata, le cose erano andate bene, e la mattina seguente sarei ripartito per tornare in azienda con un viaggio di un migliaio di chilometri.

Negli anni seguenti le cose non andarono sempre così lisce, nuovi prodotti meno costosi e sofisticati ci diedero non pochi grattacapi e non sempre riuscii ad individuare prontamente le cause, alcune volte nascoste in difeti di progettazione o nella cattiva scelta dei materiali e delle lavorazioni a cui erano sottoposti, in ogni caso il mio contributo venne definito prezioso dal titolare della ditta.

Ho racontato questo spaccato dei miei anni ottanta perchè voglio usarlo come una cartina tornasole, immergendo le certezze di allora, nel brodo color piscio della realtà attuale sono molte le cose che non tornano,  quanti neodiplomati vengono assunti a tempo indeterminato oggi?, quante aziende possono permettersi un assistenza svolta in prima persona sui propri clienti?, conosco la realtà dei tecnici di settori affini a quello che era mio negli anni ottanta, tempi tirati, schede lavoro contestate se le sostituzioni in garanza non rientrano nelle percentuali stabilite dal costrutttore...

Siamo finiti nel brodo color piscio un po' alla volta, ci hanno fatto bere un ditale di veleno al giorno e li abbiamo lasciati fare perchè quel ditale non ci avrebbe certo uccisi, ma un ditale alla volta ci hanno tolto quasi tutto.

Paghiamo tiket su ogni prestazione sanitaria, abbiamo un carico fiscale doppio rispetto agli anni ottanta, una disoccupazione doppia e quattro volte superiore rispetto ai ragazzi con meno di trent'anni,  i contratti a tempo. (grazie all'odiosa legge Maroni) non consentono di accedere alla amggior parte dei mutui per la prima casa e nonostante le condizioni siano enormemetne peggiorate dobbiamo lavorare dai dieci ai dodici anni in più rispetto agli anni ottanta.

Ci hanno rubato tutto, ci hanno riempito did ebito pubblico ed in cambio abbiamo preso gran parte dei nostri diritti.

Ce l'hanno (metaforicamente) messo nel culo.

Perchè un partito deve avere a che fare con una banca?, è possibile avere un partito azienda?, perchè segretari di partito possono possedere un imbarcazione da un milione di Euro, l'ho pagata per caso io con le mie tasse?, perchè mi si dice che il PD abbia a che fare con le sale Bingo?, e perchè mi si dice che ex AN o parenti di ex AN hanno a che fare con le macchinette di videopoker?

Cosa centra tutto questo con la funzione di rappresentanza di un partito?

 Ricordatevene quando tornerete a votare. 

 

 





martedì 17 settembre 2013

IL DIVINATORE -quarta ed ultima parte-

 -quarta ed ultima parte-




L'estate arrivò con le sue lunghe giornate, gli uomini cacciavano e si allenavano con i lunghi archi, il Rosso non era molto contento dei progressi di alcuni, ma il lavoro svolto ed il tempo speso stavano iniziando a dare i propri frutti, tutti gli uomini del villaggio sapevano imbracciare un arco e centrare un ceppo alto due spanne da trenta passi, la metà erano in grado i colpirlo da quaranta passi e questo era quanto il Rosso si aspettava da tutti.


Le frecce erano costruite dagli anziani, le punte di rame furono forgiate partendo da piccole pietre azzurre, Ute era stato sempre tenuto in disparte mentre si fondeva il rame, ma dopo quanto era successo gli anziani lo accolsero nella fucina spiegandogli passo passo come fare il fuoco vivo ed intenso, come le pietre piano piano cedevano un liquido che veniva colato in piccoli stampi di selce bruna, una volta raffreddati gli stampi rilasciavano una punta che aveva un colore scuro e che veniva affilata con molta cura su di una pietra nera assumento il colore dei capelli del Rosso.


Ute imparò dagli anziani quali cortecce utilizzare per fissare la punta della freccia, come sigillare il tutto con un liquido nero ricavato dalla corteccia delle betulle, il ragazzo era affascinato, ma in cuor suo stava crescendo un certo malanimo, le frecce con le punte di rame, gli archi, quanti uomini sarebbero morti?, il Rosso sarebbe andato ancora con lui a caccia di conigli?


La notte stessa Ute decise di fare qualcosa di più, iniziò con il guardare dall'alto il proprio villaggio, sentì di voler bene ad ogni singolo componente di questo gruppo e poi cercò il villaggio degli uomini blu.


Lo trovò ai piedi di una montagna scura, era un villaggio molto più grande del suo, con tende enormi e grandi fuochi, ma subito inizò a sentire un pianto sommesso, proveniva da una capanna al margine del villaggio, decise di capire cosa succedesse, dall'alto vide una giovane donna con il proprio bimbo morto, Ute capì che non era il solo bimbo che stava morendo nel villaggio, qualcosa, stava facendo ammalare i bambini.


Il bimbo di quasi cinque anni voleva fare qualcosa per questa gente, trovò la tenda della guaritrice, attese che si addormentasse ed entrò immediatamente nel suo sogno.


Si trovò in una radura fra molte donne giovani, riconobbe subito chi fosse fra loro la guaritrice, le si avvicinò e le disse, “perchè la tua gente muore?” “Chi sei tu per chiedermelo? “ si sentì rispondere il bimbo, “voglio aiutarvi” le disse, la giovane lo guardò storto e sibilò “ed allora portami la divinatrice del popolo delle colline che ha fatto questo orribile maleficio!”, Ute capì che stava parlando di sua nonna, sapeva che non poteva essere stata sua nonna, una donna che tutti veneravano, che non aveva mai imbracciato un ascia od una lancia, a voler uccidere i bambini del popolo del nord, “ascolta guaritrice” le disse, prima che la nostra gente muoia prova ad incontrarti con la guaritrice del popolo delle colline, sono certo che potrà aiutarti, incontratevi sotto i grandi Tassi a sud, porta con te tre uomini, altrettanto farà la guaritrice del popolo del sud, forse ci sarò anch'io, quando il sole sarà alto nel cielo forse ci vedremo.


Ute non aspettò l'alba per uscire dalla tenda di soppiatto e correre dalla nonna.


La mattina presto la vecchia divinatrice chiese al capo del villaggio di mettergli a disposizione i tre uomini più grandi e forti del villaggio, poi entrò nella tenda della guaritrice e le spiegò che doveva incontrarsi con la gente del villaggio del nord.


Il Rosso era stato fra i prescelti ed a lui Ute spiegò cosa fosse successo quella notte, l'uomo restò molto sorpreso, ma senza proferir parola accarezzò la testa del piccolo.


Il bimbo fece di tutto per essere presente all'incontro, disse perfino una mezza bugia raccontando che l'aveva promesso alla guaritrice, fu il Rosso a trovare una soluzione, sarebbe andato con Elis e si sarebbero tenuti in disparte, nascosti fra le felci. Facendo giurare alla propria donna di non uscire allo scoperto anche se le cose si fossero messe male.


Il drappello giunse sotto i grandi alberi di Tasso con grande anticipo ed Elis e Ute furono nascosti con molta cura, certamente in grado di sentire quanto fosse stato detto, ma al sicuro.
Quando il sole fu alto nel cielo nessuno si fece vedere, ma il Rosso decise di aspettare ancora un po' ed ebbe ragione, la giovane guaritrice e tre robusti guerrieri del Nord giunsero sotto i tassi, ci furono attimi di tensione, la guaritrice era convinta che le morti dei bimbi erano frutto di un maleficio della divinatrice, a questo punto Ute sfuggì dalla madre e si presentò davanti a lei inseguito da una preoccupatissima Elis.


“Sono io che hai visto in sogno” esordì, siamo qui per aiutarvi, i tre guerreri del popolo del Nord risero sommessamente, ma la loro guaritrice sbiancò in volto, fu Lane, la guaritrice del popolo delle colline a prendere la parola “ parlami delle morti” seguì un lungo conciliabolo, i bimbi morivano mentre venivano allattati dalle madri, non era mai successo, avevano scariche continue di dissenteria, si indebolivano poi le loro fronti scottavano e smettevano di mangiare morendo dopo due giorni.


Lane non aveva mai sentito nulla del genere, chiese se qualche adulto presentasse gli stessi problemi, ma nessuno degli adulti aveva avuto questi problemi, l'attenzione di Ute era lontana, stava cercando qualcosa nel villaggio degli uomini delNord che gli desse indicazioni, si limitava a guardarlo dall'alto e la sua attenzione fluttuava da una tenda all'altra quando ad un tratto un contenitore di legno chiuso con delle assi lo incuriosì, sentiva all'interno qualcosa di amaro e pericoloso.


“Cosa c'è vicino alla grande tenda verso la montagna” disse a voce alta Ute aggiungendo subito dopo “che cosa c'è nel tino con il coperchio?”, la giovane guaritrice trasalì, ma la domanda di Ute era stata diretta e si sentì obbligata a rispondere “la bevanda che le donne assumono la sera quando si riuniscono per ricordare i propri morti”, Lane chiese come fosse realizzata e la giovane guaritrice elencò erbe comuni e la parte molle intorno al seme del Tasso.


Lane fu presa da un dubbio, guardò Ute che le stava sorridendo, “chi prepara di solito questa bevanda?” chiese Lane, la giovane guaritrice sbiancò nuovamente, aveva capito che questa volta la bevanda era stata preparata dalla figlia di Bru perchè la madre era impegnata con la preparazione dei vasi per la frutta secca.


“Forse troverai dei semi di Tasso in fondo al tino “ disse Lane, sapeva che i semi del Tasso erano velenosi ed anche una ventina di questi in un tino d potevano creare guai grossi, ma non aveva mai pensato che potessero avvelenare il latte delle madri...


Il colloquio terminò bruscamente, il drappello del villaggio del nord si incamminò, ma la giovane guaritrice abbandonò per un attimo la scorta e corse da Ute “come hai fatto a comparirmi in sogno?” Ute guardò Lane, non sapeva spiegarlo, ma la guaritrice disse senza mezzi termini “è un divinatore”, la giovane sbiancò per la terza volta e corse ad unirsi alla propria scorta.


Due settimane dopo questo incontro il villaggio del popolo delle colline ricevette la visita di alcune donne del popolo del Nord accompagnate dal capo del loro villaggio e dai tre uomini che erano stati presenti all'incontro fra le guaritrici.


Portarono in dono dei bei vasi dipinti, ringraziarono la guaritrice, ma tutti vollero incontrare Ute, il divinatore che aveva aiutato il loro popolo, si accesero i fuochi, furono cucinati conigli ed un grande cervo.


Al proprio quinto compleanno Ute venne ufficialmente nominato divinatore, la nonna lo prese sotto la propria ala protettrice e gli insegnò tutto quanto sapeva, ma in cuor proprio era chiaro che Ute fosse in grado di fare molto di più di quanto lei avesse mai immaginato, possedeva la vista, la preveggenza, il dono di entrare nei sogni, e  il suo vero compito era insegnargli il giusto modo con cui utilizzare questi immensi doni.


Epilogo


Ute sedeva su di una roccia nera ai piedi di una montagna, i tempi delle guerre fra i villaggi erano finiti molti anni prima, ora esisteva un solo vasto popolo che aveva incominciato a catturare i bovini femmina pregni e chiuderli in un recinto per ricavarne latte e nuovi bovini, nei villaggi le nascite erano di molto superiori alle morti, Ute sentiva questo popolo suo e lo amava più di qualsiasi altra cosa.


I propri giorni stavano per finire, ma sapeva che sarebbe tornato ancora una volta, nuovamente figlio del proprio popolo, per unificare la propria gente dopo che un invasore straniero l'avrebbe dispersa, ma mai umiliata.




stele risalente all' età del rame

domenica 15 settembre 2013

IL DIVINATORE -Parte Terza-


-Parte Terza-






Il Rosso e dieci uomini esperti stavano cercando lunghi rami di Tasso per costruire gli archi, non c'era abbastanza tempo perchè il legno si seccasse all'ombra dei grandi castagni, per fare un buon arco il legno doveva essere asciugato e bagnato molte volte fino a prendere la forma voluta su alcuni ceppi di legno di quercia, ma il consiglio aveva deciso di provare a intagliare ugualmente gli archi in maniera grossolana e di far asciugare il legno accanto a ad un focolare colmo di braci poi bagnarlo tenendolo per tre giorni in acqua ferma e metterlo in forma sui ceppi, si poteva tentare, pensò il Rosso, mentre dirigeva gli uomini verso una collina su cui Elis assicurava ci fossero non meno di cinque grandi piante di tasso, la sua donna conosceva bene quel posto perchè vi era solita raccogliervi grandi quantità di semi che faceva cadere percuotendo i rami con lunghe pertiche che aveva ricavato da una betulla, raccoglieva poi la parte molliccia e rossastra che circondava i semi in vasi e vi ricavava una salsa dolciastra da consumare con la carne di coniglio e di uccelli cotta alla brace.



  A metà della mattina gli uomini giunsero sulla collina e vi trovarono gli enormi Tassi, prima di salire sulle grandi piante scelsero con cura i rami da tagliare. Cinquanta rami per cinquanta archi, se fossero riusciti a renderli curvi ed elastici quanto bastava per poi tenderli con corde di budello intrecciato, a fine primavera avrebbe potuto insegnare agli uomini ad utilizzare gli archi, un arma difficile da gestire, molto potente, ma che richiedeva molta forza fisica e moltissima pratica.
Ute nel villaggio stava mangiucchiando un pezzo di susina secca e rimpiangeva ancora di non essere con il Rosso.


L'idea gli venne mentre stava parlando con Suri, una bimba della sua età, lei gli stava decantando la bellezza della collana con le pietre gialle che le aveva regalato il padre e mentre Ute stava ancora pensando agli uomini del villaggio si ritrovò  a guardarli dall'alto, li vide mentre stavano legando fra loro i lunghi rami che sarebbero serviti per costruire gli archi, Ute allargò lo sguardo con gli uomini che erano diventati piccoli come insetti della terra e vide che il sole era molto basso sull'orizzonte, guardò ancora più lontano vide colline poi grandi montagne coperte di neve e scorrendo per tornare dagli uomini del villaggio vide un gruppo di cacciatori dal viso blu, stavano cacciando ad almeno dieci giorni di cammino dal suo villaggio, erano in sei e stavano circondando una femmina di cervo, Ute non sentendo che la sua gente fosse in pericolo si alzò ancora di più e vide l'orizzonte sempre più ampio,la terra del suo popolo non più grande di un unghia del suo piede, ora vedeva le grandi distese di acqua, il Rosso gliene aveva parlato, sentì il desiderio di tornare e subito tornò con la vista dai propri occhi, Suri era ancora lì accanto a lui e gli chiedeva perchè non le rispondesse, Ute le disse che aveva sentito un verso, ma lo sguardo della bimba faceva intendere che non lo credeva.


Gli uomini tornarono, portando  quanto Ute aveva visto dall'alto, erano soddisfatti, i rami erano lunghi e senza insetti sotto la corteccia,. Sarebbero diventati dei bellissimi archi.


L'inverno finì di colpo e la neve ed il freddo lasciarono il posto alle lunghe giornate di pioggia, Il Rosso e gli altri uomini del villaggio avevano lavorato duramente, grazie alla buona caccia della precedente estate la carne di cervo non era mancata ed in più gli archi erano stati realizzati, quaranta splendidi oggetti che sarebbero presto diventati delle armi eccezionali.


Ute aveva sognato ancora gli uomini blu, ma il sogno era cambiato, ora gli uomini del villaggio lottavano duramente ed uccidevano con le frecce, le asce e le lance molti uomini blu.


Il bimbo si chiedeva se fosse stato lui a cambiare il sogno con i propri desideri, ma sentiva che fosse stato l'averne parlato con la madre e con il Rosso a cambiare i propri sogni.


Fu alla fine delle piogge che Ute scoprì di essere in grado di cambiare i sogni delle persone, durante il primo plenilunio di primavera il ragazzo era intento a guardare il proprio villaggio dall'alto, gli piaceva osservare il proprio corpo e quello dei fratelli mentre dormivano, ma questa volta vide che il Rosso si agitava nel sonno, come se stesse lottando con un Lupo del nord, Ute guardò bene il viso dell'uomo e di colpo si trovò davanti un animale grosso e peloso, “UN ORSO” esclamò ad alta voce, sapeva che quello era il sogno del Rosso, l'animale lo stava ferendo con gli artigli e sembrava che per l'uomo non ci fosse molto da fare, il ragazzo decise di parlare con l'orso, “torna nella tua tana” gli disse, non è questo il tuo posto”, vattene, l'Orso si girò su se stesso e lentamente si allontanò dal teatro dello scontro, “Rosso, è solo un sogno”, gli disse, l'uomo tremante e ferito era a terra con larghe ferite sul petto e sulle braccia, aggiunse poi “Rosso, queste non sono ferite vere , stai tranquillo, ora ti porterò nel regno delle cose vere”.


L'uomo si svegliò di soprassalto nel suo giaciglio, si alzò di scatto per vedere dove fosse Ute e lo trovò seduto sulla paglia e sorridente, “come hai fatto?” gli chiese più stupito che spaventato “non lo so, ma volevo aiutarti”gli rispose il bimbo.


Elis aveva sempre avuto il sonno leggero, aveva sentito tutto, ed appena il figlio si riaddormentò chiese spiegazioni al proprio uomo ed alle prime luci dell'alba corse da sua madre per spiegarle l'accaduto, questa volta la divinatrice fua avara di parole “Ute è tuo figlio, ma è soprattutto un dono, continua ad informarmi di cosa succede al piccolo e non spaventarti”.

 File:Albero di tasso.jpg
 Albero di Tasso




venerdì 13 settembre 2013

IL DIVINATORE -parte seconda -



-Parte Seconda -



 
Elis ed il proprio uomo tennero sotto stretta sorveglianza il piccolo Ute per tutta la primavera e l'estate, il bimbo passò lunghe giornate nelle radure del vicino bosco sia con le raccoglitrici per i frutti estivi sia con i cacciatori di piccoli animali, aiutava spesso la madre che stendeva le susine selvatiche a far seccare, ed a raccogliere quelle che via via seccando diventavano più dolci, Elis le snocciolava poi con una corta lama in rame,e le poneva in grandi vasi di terra cotta che lei stessa aveva fatto modellando la creta e facendola poi cuocere nel forno comune fatto di sassi bianchi, Ute anche se piccolo sapeva che le prugne fatte bollire con acqua di fonte e miele di api selvatiche avrebbero costituito la cura per la tosse che nel lungo inverno tormentava in molti nel villaggio.


Fu all'inizio dell'inverno, stagione in cui era venuto al mondo, che Ute iniziò a fare dei sogni sempre più strani ed orribili, la notte spesso si svegliava terrorizzato, nel sogno gruppi di persone dai visi dipinti di blu attaccavano il proprio villaggio uccidendo tutti gli uomini e portando via le donne ed i bambini.


I sogni si ripetevano ad ogni notte ed Ute dapprima terrorizzato man mano che i sogni si ripetevano tentava via via nel proprio sogno prima di fuggire poi ad avvertire gli altri dell'arrivo degli uomini blu, una mattina Ute, bimbo di quattro anni, capì che doveva assolutamente parlare con il Rosso.


La mattina seguente l'uomo ed Ute andarono a caccia di volatili, serviva una mano ferma e molta forza per tendere l'arco in legno di tasso, lunghi appostamenti in assoluto silenzio, fu mentre camminavano insieme per raggiungere una postazione creata dal Rosso che Ute parlò “Rosso, chi sono gli uomini blu?” l'uomo si fermò immediatamente “chi ti ha parlato dei selvaggi del nord?”. “nessuno Rosso” disse con piglio deciso Ute “li sto sognando da molte notti mentre attaccano il villaggio ed uccidono tutti gli uomini”, il Rosso sentì un brivido corrergli lungo la schiena “quando dovrebbe succedere questo?” chiese al bimbo abbandonando ogni cautela e la promessa fatta ad Elis di non parlare al bimbo come se fosse un divinatore “penso che succederà in autunno, perchè nel sogno le foglie degli alberi erano gialle e rosse” disse con sicurezza”Rosso, chi sono questi uomini che vogliono ucciderci?” L'uomo, era diviso dal correre al villaggio e parlare con la vecchia divinatrice, la nonna di Ute, ed il rispondere al piccolo, scelse di parlare al bimbo, “Ute, più a nord ci sono dei villaggi, prima che tu venissi al mondo scontri e guerre erano frequenti, poi la nostra divinatrice propose di andare a parlare con loro, avremmo insegnato loro come conservare la frutta essiccandola, per poterla mangiare nei lunghi inverni, e come raccogliere il miele selvatico coprendosi con una pelle con due piccoli fori sugli occhi e bruciando legno di sambuco verde affinchè il fumo stordisca le api, la guaritrice del villaggio aveva inoltre insegnato loro come preparare un medicamento per curare le dita di piedi e mani che erano state troppo tempo al freddo, da allora le nostre genti non si sono più date battaglia”.

Ute ascoltò con attenzione l'uomo e quando gli parlò lo fece con un tono perentorio “torneranno Rosso”.

La sera stessa il Rosso entrò senza farsi vedere nella tenda della madre di Elis.

  L'anziana divinatrice ascoltò con molta attenzione le parole del Rosso che appariva molto preoccupato, “non parlarne con nessuno per ora” gli intimò con tono perentorio “e portami il piccolo”.

Ute venne portato da quella che sapeva essere sua nonna, entrò nella piccola tenda adorna di piume d'uccello denti ed ossa, la vecchia donna stava seduta dietro un fuoco che ardeva vivo, scrutò i palmi delle mani del bimbo, lo guardò a fondo negli occhi, e poi gli parlò “Ute, si dicono tante cose nel villaggio, adesso siediti e spiegami come uno grande cosa è successo con tua madre nel bosco e con tuo padre a caccia, poi mi parlerai degli uomini dipinti di blu”

Il bimbo descrisse l'attacco del cinghiale a sua madre, l'urlo che appena prima gli era uscito era qualcosa che sentiva di dover fare, descrisse la vista dall'alto della radura e di come aveva visto le tracce del passaggio dei conigli, Le disse che qualche volta prima di addormentarsi vedeva il villaggio dall'alto, come lo vedrebbe un un uccello, ed infine le parlò dei suoi incubi, di come fossero vestiti gli uomini blu e di come , nel sogno, uccidessero tutti gli uomini per portar via le donne ed i bambini.

La vecchia divinatrice accompagnò fuori dalla tenda Ute con passo malfermo, e trovò sua figlia Elis di fronte a lei “l'hai sempre saputo” disse la madre del piccolo mentre lo affidava alla sorella giunta con lei alla tenda della divinatrice, “l'hai sempre saputo ma non me ne hai mai voluto parlare” la vecchia guardò il cielo sopra la propria testa, poi i piedi della figlia “si, l'ho sempre saputo, ma non volevo anticipare i tempi, il bimbo sta ritrovando antichi poteri, sarà il più potente divinatore che abbiamo mai avuto ed il suo destino sarà quello di unificare le tribù dei monti e della pianura” gli occhi dell'anziana sembravano guardare oltre il viso della figlia.
“Ma ora dobbiamo riunire immediatamente il consiglio degli anziani”.

Ute ed i bambini del villaggio furono radunati nella grande tenda ed una giovane li fece giocare per tutta la sera, ma il bimbo era distratto, non gli andava di partecipare ai giochi, sentiva che gli adulti erano riuniti e che stavano parlando di ciò che aveva sognato, ma si trattenne dal guardare da sopra la tenda della riunione.

Il consiglio durò per quasi la metà della notte ed Ute si addormentò nella capanna come un qualsiasi bimbo di quattro anni dopo una giornata lunga e intensa.

Si svegliò alle prime luci dell'alba, gli uomini erano già tutti partiti, si arrabbiò con se stesso, perché avrebbe voluto convincere il Rosso a portarlo con se, ora gli spettava una mattina in cui avrebbe dovuto aiutare sua madre nella raccolta o nella preparazione della carne secca di cervo.


 
 Vaso di terracotta dell'età del rame