Come ogni anno mi appresto a farvi gli auguri per l'anno nuovo che spero sia molto diverso da questo 2017. Auguro a tutti i miei compatrioti (si lo so, un termine antico, ma mio padre li chiamava così) che il nuovo governo si occupi di noi, delle esigenze reali, della carenza di lavoro, dell'imbarbarimento dei rapporti fra stato e cittadini, insomma , un governo per i cittadini e non degli amici, delle banche, delle cooperative, elle corporazioni, delle logge, dei giornali, delle TV e dell'Europa. Sopratutto l'Europa, matrigna infingarda spero se ne stia ben tranquilla fuori dalle balle, pensi ai titoli tossici di cui è imbottita la pancia di D. Bank. Spero che il prossimo governo restituisca dignità ai risparmiatori, sulle cui chiappe sono stati ripianati i buchi dei banchieri alla faccia del'articolo 47 della nostra costituzione. Se le banche hanno dei buchi enormi certamente gran parte della responsabilità è dovuta alla crisi economica che dal 2008 ha massacrato le aziende facendone fallire a migliaia, purtroppo essendoci noi giocati la sovranità monetaria assistiamo ogni anno alla penosa situazione in cui lo stato diventa un gestore creativo di finanza da delirio, da qui gli annullamenti di obbligazioni (e legalmente avrei qualcosa da dire perchè la natura stessa dell'obbligazione non può essere azzerata da un decreto del cazzo della peggiore legislatura della storia repubblicana). Speriamo, come sempre; di certezze ne abbiamo poche, il sistema elettorale creato per mettere in difficoltà i cinque stelle potrebbe in realtà creare insperate aperture trasversali, staremo a vedere... BUON ANNO A TUTTI VOI!!!!
PS il proposito di rileggere quanto scrivo durante il vecchio anno è stato disateso, il post era peno di orrori...
Scusate, scrivere per me è come suonare, viene di getto, rimetterci sopra l'attenzione mi è difficile, ma visto i risultati devo proprio sforzarmi di farlo.....
Tutte le primavere arrivano le rondini,
in Estate la gente va al mare, in autunno cadono le foglie ed in
inverno la neve, con altrettanta puntualità ad ogni campagna
elettorale questo omino di burro ci prospetta un meraviglioso paese
dei balocchi, pieno di meritocrazia, dolci, giri gratis alle giostre
e via via così andando.
Con metodica puntualità ad ogni suo
governo dopo il solito pacchetto di leggi ad personam, priorità
ripetitiva e sempre in primo piano per il nostro, ci scopriamo tutti,
noi Italiani, con delle lunghe orecchie d'asino, vessati come e più
di prima, derisi dai burocrati crucchi di un Europa germanocentrica.
Addirittura l'ultima volta in cui è
stato eletto è fuggito a gambe levate con lo spauracchio dello spred
lasciando il campo a Mangiafuoco Napolitano che grazie al duo Gatto e
Volpe (Monti e Fornero) ci ha portato via le nostre quattro palanche
e le nostre speranze di una pensione a 60 anni.
Signor Omino di Burro, nella Beauty
Farm in cui ha perso qualche chiletto ci resti per un tre, quattro
anni, non faccia ancora una volta promesse destinate ad essere
disattese, spero che Salvini prenda un voto più di lei....
Come lo scorso anno, fra Settembre ed
Ottobre, mi sono concesso una vacanza che condivido con un amico di
vecchia data, la meta è sempre Andora, l'angolo di Liguria a cui
sono legato da un affetto profondo.
Lo scorso anno le cose sono filate
lisce come l'olio, fra passeggiate, qualche buon film, visite
enogastronomiche nell'entroterra (ma anche in riva al mare) ed alcuni
tentativi di pesca la settimana è stata "rigenerante", ho scoperto fra
l'altro che la mia insonnia notturna nella ridente Liguria sparisce
come per incanto.
Si, a dire il vero un “problema”
c'era stato, lo scorso anno andando in giro ci sentivamo osservati, la
cosa era iniziata fin da subito, abbiamo scelto di affittare un
appartamento a cento emetri dal mare e la padrona di casa ci aveva
fatto preparare una sola delle due camere matrimoniali, condicio sine
qua non e prerequisito per la scelta dell'appartamento, La
sompaticissima Loredana si è lasciata scappare un “ma io pensavo!”
subito chiarito da me (con un sorriso) ”e hai sbagliato a pensare, questa è una
settimana senza mogli e figli”, il giorno dopo Loredana ci ha fatto
trovare in casa un ottima bottiglia di Vermentino....
Quest'anno le cose non sono filate
lisce, durante il viaggio di andata l'amico ha ricevuto una telefonata
dalla moglie, la suocera stava male, lei voleva andare a trovarla
subito, ma per una serie di motivi per me del tutto incomprensibili
non voleva o non poteva andare da sola, il viaggio Brescia Napoli lo si
effettua in quattro ore e cinquanta minuti con un paio di treni
giornalieri, ma lei non voleva andare in treno, in aereo o in auto, né
da sola, né con la figlia (di ventisei anni).
Non entro in merito alle paturnie che
ognuno di noi possiede e si coccola, ma il tutto mi pareva davvero
eccessivo.
Per farla breve, inizia un balletto di
telefonate e messaggi che ci porta a Martedi sera (noi eravamo
arrivati in Liguria Sabato mattina), l'amico mi chiede di portarlo a
casa, ed io non accetto (eravamo con la mia auto), mi rendo disponibile ad accompagnarlo a
Genova dove in treno in due ore e mezza sarebbe giunto a Brescia, viene invece la
figlia ed il suo ragazzo a prelevarlo al casello di Arenzano.
Decido di rimanere in Liguria da solo,
ed inizio un percorso diverso, mi concedo lunghe passeggiate, scopro
nuovi posti in cui pescare, scogli antichi, l'ideale per insidiare
orate e spigole.
Pesco anche alla foce del fiume,
catturo qualche Leccia di piccola taglia che prontamente rilascio.
Riscopro il silenzio, il rumore del
vento fra il cordame delle barche a vela nel porto, torno ancora una
volta vicino alle due stanze che mi avevano visto innamorato perso
all'età che ora ha mio figlio, noleggio un piccolo natante con un
motore da 40 hp, non è necessaria la patente nautica, la signora del noleggio è gentilissima, mi spiega i limiti entro cui posso
navigare, ma io ho intenzione di fare qualcos'altro, faccio fare il
pieno di carburante, mi consegnano la barca (cinque metri, tendina
parasole, timone ed acceleratore azionabili dalla colonna, si può
navigare anche seduto.
Esco fra mille attenzioni e molto
lentamente dal porto e mi dirigo a sud, il mare è piatto come un
asse da stiro, accelero pur restando a velocità moderata, mi
allontano dalla costa, inizio a vedere l'isola Gallinara antistante
Alassio, proseguo, i rumori sono solo quelli del motore e dell'acqua
spinta via dalla prua.
Dopo un ora di navigazione non vedo più
la spiaggia, neppure la riva, vedo solo le montagne, spengo il motore
e mi lascio cullare, il silenzio è rotto da qualche raro gabbiano,
non è stagione di passaggio di cetacei, un tonfo sulla mia destra,
un pesce che ha compiuto un balzo fuori dall'acqua, scopro un
silenzio diverso, fatto dal dondolio leggero dell'imbarcazione, dal
fruscio del vento sulla tenda, a volte lieve, a volte la fa sbattere
sui propri supporti, mi godo un periodo indefinito senza tempo, senza
inganni, frenesie, deliri.
Scopro che non ho alcun timore, né del
mare né delle mie reazioni e come uno scampato al calore del deserto
bevo avidamente questo tempo indefinito, indefinibile.
Ricordo quando a sedici anni andai in barca a pescare con un amico di famiglia, ricordo quanto amai quell'esperienza e quelle che seguirono.
Rientro quando la fame mi spinge a
farlo, il vento mi ha fatto scarrocciare a levante, rientro verso
terra e mi scopro quasi un miglio più ad Est, spingo
sull'acceleratore e rientro verso il porto.
Il Sabato successivo sono rientrato a casa, mi
sono chiesto se condividerò ancora con qualcuno le mie vacanze
autunnali....
No, nulla a che vedere con il film
dalla colonna sonora carina tranne le brutture di Venditti....
Vi parlo della MIA notte prima degli
esami e, come nel film, dei giorni che hanno preceduto la maturità.
Le materie che costituivano "terreno" d'esame erano
elettrotecnica, Misure elettriche, Impianti elettrici ed (ovviamente)
Italiano, Io ho "portato" Elettrotecnica come prima materia ed Italiano
come seconda, studiavo spesso da solo, con metodo, ma anche con
qualche grattacapo, la mia ragazza se ne era andata in Germania a
fare la ragazza alla pari con lo scopo di portare il proprio tedesco
a livello professionale, giuro, non sto scherzando, tuttavia data la
mia testardaggine mi ero buttato a pesce nello studio continuando a
sognarla notte dopo notte.
Per quanto riguarda lo studio
“collettivo” lo dividevo con Vax, Zulu e Claudio, i quattro
moschettieri tutt'ora compagni di merende, lo studio a dire il vero
veniva spesso deviato da troppi goccetti di Ballantines, Pernaud e
salatini vari, in elettrotecnica ce la cavavamo tutti piuttosto bene,
ma in Italiano solo Claudio ed io eravamo all'altezza della
situazione.
Io temevo la quarta materia, Impianti
elettrici era la materia del membro interno, un Ingeniere poco
portato all'insegnamento e decisamente troppo pieno di se per
ammetterlo, per gli ultimi due anni avevo avuto con lui sottili
battibecchi che mi erano costati un punto in meno nella valutazione,
ma io lo reputavo un pessimo insegnante e per lui ero un alunno borioso, la
cosa coinvolgeva anche Dario, un soggetto di pochissime parole, ma
scritte nel granito che l'aveva messo in lieve, ma costante
difficoltà per tutto l'ultimo biennio.
Un pomeriggio (-4 dal primo scritto)
decido di andare a casa di Guido per buttare giù una simulazione del
tema di esame, ci accampiamo nel salotto ed iniziamo a sfogliare
l'ultima settimana di quotidiani, Guido sarebbe diventato geometra ed
entrambi decidemmo di gettarci sul tema di attualità, fra gli
articoli pubblicati nell'ultimo periodo il corriere della sera aveva
un bell'articolo sulla crisi energetica e sulle possibili fonti di
energia “pulita” a firma di un Vittorio Feltri assai distante dalle attuali posizioni.
L'articolo aveva una buona struttura,
portava tesi condivisibili ed auspicava soluzioni dotate di una certa
logica, decidemmo di effettuare la nostra simulazione su di un tema
basato sulla crisi energetica e le possibili soluzioni.
Il giorno -3 lo trascorsi sui problemi
di elettrotecnica posti come tema d'esame dal 1954 al 1977, li avevo
già svolti tutti, mi resi conto in cinque ore che avrei saputo
risolverli tutti brillantemente, finii la giornata con un ripasso
sulle macchine elettriche.
-2 Ci trovammo con Tazio, un laureato
in sociologia che improvvisò la classica interrogazione nella
materia che Vax e Zulu temevano più di ogni altra cosa, Italiano,
alla fine della simulazione la sentenza fu chiarissima, io dovevo
solo organizzarmi un po', idem per Claudio, ma aggiunse che Vax e
Zulu erano praticamente fottuti, ma la cosa era più che altro una
battuta per mollare la tensione....
-1 Decisi di non vedere nessuno, di non
aprire nessun libro e di non fare nulla, dormii parecchio, ma il
pensiero di lei si intrufolava in ogni pertugio e tener duro fu un
bell'esercizio di tenacia.
D-Day
Tema di Italiano, apertura delle buste.
Tema storico, tema di letteratura, poi l'attualità, CRISI ENERGETICA
E POSSIBILI SOLUZIONI...
Signori è andata esattamente così,
Guido ed io abbiamo azzeccato il tema d'esame del 1979....
Scrissi cinque facciate fitte di dati,
riscontri, certezze ed ipotesi scientifiche, azzardai persino un
accusa ai governi di allora per la mancanza di una seria pianificazione
energetica nazionale, che ci crediate o no non stanno pianificando
una beata fava neppure adesso!
D Day +1
Il secondo scritto era ELETTROTECNICA,
il problema era l'unione di DUE problemi d'esame dati negli anni
precedenti, nulla di complesso, negli ultimi due anni il Prof. Rossi
ci aveva torchiato per bene e l'averci catalogato come una classe
“VB” di seconda fascia (A e B erano classificate la crema delle
sezioni di elettrotecnica nel mio istituto) mi diede un ulteriore carica, ricordo ancora la sua
espressione mentre agli ultimi colloqui disse a mio padre (non a me
che ero lì accanto) che non mostravo il sacro fuoco per
l'apprendimento, gli risposi, benchè non interpellato, che per me
studiare elettrotecnica non differiva poi molto dallo studiare
diritto o Filosofia.
Finii il tema in un ora e mezza, feci
in tempo a passare la formula del rifasamento a Zulu (dietro di me
come posto) scrivendogliela su di una pagina interna del manuale di
elettrotecnica con tanto di passaggi e calcolo...., il manuale è
ancora con me, dietro la mia schiena metre scrivo, insieme ai testi
di lettrotecnica ed elettronica industriale.
Gli scritti erano andati alla grande.
Poi arrivarono le pubblicazioni della seconda materia........,
ovviamente Dario ed io eravamo gli unici a cui era stata cambiata, io
avevo Misure elettriche, il bastardo si era vendicato, ma io gli
avrei dato filo da torcere.
L'orale volò via come un soffio, una
domanda di elettrotecnica semplice, una complessa che spiegai
brillantemente, il professore mi chiese se volessi continuare
all'università, risposi che probabilmetne vevo già un posto di
lavoro (era vero!) commentò con un "che peccato", misure elettriche, il prof attaccò con una domanda
banale, gli chiesi di andare oltre (l'arroganza dei 19 anni) mi
chiese qualcosa di molto tecnico sul moto dei contatori, nessun
problema, con il prof di italiano vedemmo poi il mio tema, non vidi
nessuna correzione tranne un ossessiva cancellatura dei puntini sulle
i che io sposto semrpe sulla lettera dopo!
Mi ero giocato i 60/60 per una
coglionata..
Maturità tecnica con 56/60......
Breve vacanza e subito lavoro, servizio
militare e di nuovo lavoro.....
Un tour de force che continua dopo 38
anni........ Francamente sto detestando non poco la legge Fornero.....
PS
Qualcosa del mio modo di affrontare le
cose devo averlo trasmesso a mia figlia, alla SUA maturità ha fatto
un errore di eccessiva sicurezza e si è giocata il 100/100......, ma si è
laureata con 110 e lode ed ha conseguito con lode anche il successivo
Master.....pugno di ferro in guanto di velluto, la migliore definizione possibile per la mia ragazza......
AH, come nel film vi dico dove diavolo
si sono cacciati i miei quattro amici con cui ho condiviso speranze e
rassegnazioni....
Vax: Capo del settore elettrico di una
famosa acciaieria bresciana, in pensione anticipata per esposizione a
materiale fissile ed asbesto, sposato, una figlia......
Zulu: direttore di un grande
stabilimento tessile, ora in pensione per motivi di salute,
oggi stimatissimo progettista elettrico, una figlia ed un figlio ben
instradati...
Claudio: Architetto con affermatissimo
studio, nel consiglio di amministrazione di una banca, due figlie....
Guido: ha fatto fortuna con il settore
immobiliare, attualmente gira con un Porche (ma nn chiedetemi il
modello) dopo aver sposato una modella con cui ha avuto una figlia ho
finito con il perderne le tracce...
Sono cresciuto in un piccolo appartamento in un paesello della bassa bresciana, una cucina con microscopico tinello, una sala da pranzo e la camera da letto dei miei genitori, appena ebbi compiuto sette anni, la nostra sala venne attrezzata per farci dormire, i nostri letti erano due paggetti (letti pieghevoli) che veninano approntati poco prima di andare a dormire, il che nelle serate d'inverno voleva dire subito dopo carosello, in estate, appena finita la scuola, ci trasferivamo dai nonni a qualche centinaio di metri da casa (vedi il post ESTATI) e potevamo scatenarci, ma per irestanti mesi questo piccolo appartamento era il nostro castello, dalla terrazza e dalle nostre finestre godevamo della vista di una collina prevalentemente coltivata a vite, la mattina in inverno il sole sorgeva giusto dietro la cascina che vedevamo sulla sua cima, ma prima il cielo veniva riempito da colori meravigliosi.
In primavera non era raro che ci si avventurasse sulle pendici della collina, la strada d'accesso partiva dallo stradone principale, ogni volta che vi andavamo mamma ci raccomandava di stare attentissimi, ma di pericoli non ve n'erano davvero, dallo stradone alla fine della via in cui abitavamo, dedicata al patriota bresciano Tito Speri, bastava fare venti passi per giungere alla stradina sterrata al cui angolo vi era una fontana in ghisa, da lì iniziava l'avventura, decsi un giorno, in compagnia del fratellino, di prendere appunti e di vedere dove sbucasse il viottolo, prima la discesa, un largo campo acquistrinoso sulla sinistra, non vi si coltivava nulla e le code di cavallo e le cannucce che vi crescevano indicavano chiaramente la presenza di acqua, proseguimmo passando accanto alla casa delle nostre cugine, poi il viottolo si restringeva e si inerpicava, trovammo la pelle di un "serpente" (una biscia) e ci allarmammo, cercammo dei bastoni e proseguimmo con molta cautela, dopo alcuni minuti giungemmo alla cima della collina, la strada costeggiava alcuni prati circondati da vigne, ne attraversammo uno e giungemmo al limite meridionale della colline, che corre perpendicolare alla strada statale che unisce Brescia a Mantova. La giornata era limpida, scorgemmo in distanza il duomo di Montichiari ed il castello che dal colle di San Pancrazio domina la cittadina, mio fratello mi chiese se si riuscisse a vedere la casa della zia Ada, ma gli risposi che era impossibile. Ritornammo sul sentiero passando accanto al cascinale che vedevamo da casa nostra "e ora?" chiese mio fratello, gli risposi che andavamo fino alla fine della strada, passato il cascinale vidi un altro piccolo cascinale in cui sapevo vi abitasse Giannino, un mio compagno di classe bravissimo a catturare ogni tipo di animale, dagli scoiattoli ai fringuelli, la strada sterrata, appena disegnata una curva, ci mostrò un gruppo di case, alcuni bambini stavano giocando a pallone ed appena ci videro smisero di farlo, decidemmo di proseguire, passammo accanto ai loro sguardi diffidenti ed arrivammo in fondo alla strada. Eravamo sbucati sulla strada comunale che portava alla frazione del nostro comune a sud della collina, decidemmo di tornare casa seguendo la via asfaltata, percorremmo via XV Giugno e poi tornammo nella nostra via, mio fratello mi tenne la mano ogniqualvolta si era sul marciapiede di una strada asfaltata, era un bimbo di poche parole, estremamente intelligente e dalla battuta fulminante nonostante la giovanissima età. Arrivammo a casa fra gli strepiti della mamma perennemente ansiosa, la nostra esplorazione era durata un paio di ore, il sole stava tramontando ed andando sulla terrazza vidi che la collina si stava tingendo di arancione. La collina oggi è cambiata, non è più possibile percorrere il sentiero che ho descritto, in realtà buona arte della zona più alta è stata acquistata da una famiglia facoltosa che ha modificato la cascinetta in cui viveva Gannino ridisegnando un ampia porzione della collina stessa creando un enorme catino al cui centro vi è la sontuosa costruzione dalla cubatura dieci volte maggiore rispetto alla cascinetta originale. Tempo fa avevo descritto la cascina in cui con i miei amici avevamo affitato due stanzoni (vedi post LA LUNA E LA VECCHIA CASCINA.) esprimevo il rammarico per il fatto che i cambiamenti in fin dei conti non siano mai MIGLIORAMENTI e così è stato anche per la collina del Roccolo.
Nel comune in cui ora vivo vi è una maggiore attenzione verso natura ed ambiente, recentemente sono stati tracciati e ripuliti 22 chilometri di sentieri da percorrere a piedi od in mountain bike, è bastata questa iniziativa per far aumentare le presenze nei vari B&B ed agriturismi della zona, l'attenzione per l'ambiente è una risorsa, solo le menti vecchie ed ingorde lo utilizzano come un bancomat.
La parrocchiale del natio borgo vista dalla dall'inizio della collina del Roccolo....
La quarta casa è quella che fu dei miei nonni materni.
Nacqui in una famiglia di tessitori,
ero cresciuto fra tessuti sgargianti e gli odori forti dei prodotti
per la tintura, la nostra famiglia aveva l'onore di rifornire il
monastero più importante della nostra provincia ed io, figlio
primogenito ebbi l'onore di tentare l'ingresso nel monastero.
A cinque anni venni condotto davanti
alla porta del monastero e lì venni lasciato, vi ero stato condotto da mio padre, “vedi Galo, ti attende una vita complicata, di
sacrifici, ma come ti aveva predetto il santone un anno fa, i
sacrifici in questa vita ti porteranno grandi benefici nella
prossima”, “Padre, ma io vivo già in una famiglia rispettabile,
perchè devo sottopormi a privazioni e fatiche dato che sono nato
nella tua rispettabile famiglia?”, mio padre si scurì in volto,
l'avevo messo in difficoltà, mia madre non era voluta venire, non mi
aveva neppure salutato quella mattina, il proprio dolore era grande
ed incontrollabile, mio padre preferì non arrecarle ulteriore
sofferenza, “Padre, se tu ritieni che entrare nel monastero sia una
cosa saggia, io lo farò”.
Dopo un breve saluto venni lasciato
davanti alla grande porta, in attesa di entrare, pensai, ma nessuno
venne ad aprirmi, il sole illuminava le cime delle vette ed io non
sapevo che fare, iniziai a giocare con dei sassi, ne feci un piccolo
cumulo e poi tentai di colpirlo prima da venti passi, poi da trenta,
appena finii di giocare iniziai a contare gli uccelli in cielo, il
sole era ormai alto quando la porta si aprì ed apparve l'essere più
spaventoso che avessi mai visto, un grasso monaco con la tunica
sudicia mi afferrò per il bavero, “quale uccello avrà mai
lasciato questo schizzo di merda davanti al sacro monastero?”,
ribattei che mi chiamavo Galoon Dongstan e che la tunica che aveva
così mal tenuto era opera della mia rispettabile famiglia.
Venni scaraventato a terra “vattene,
non c'è posto per i figli dei commercianti e dei macellai”, con
uno scatto tentai di intrufolarmi fra le grosse gambe del monaco, ma
ricevetti un calcio che mi ribattè indietro. Mi sedetti davanti alla
porta, e piansi tutte le lacrime di cui disponevo, pensavo a mia
madre, a quest'ora a casa si serviva il riso dolce con il thè nero,
oramai non potevo tornare indietro, avrei disonorato mio padre e la
mia famiglia, sconsolato e molto pensieroso attesi così fino a sera,
il freddo mi stava intorpidendo le dita delle mani e dei piedi,
nessuno durante tutto il giorno era più uscito ed io mi ero convinto
che non mi avrebbero potuto lasciare morire fuori dalla porta, poi la
notte cadde velocemente ed io battei i denti talmente forte da
pensare che si sarebbero rotti, poi mi colse il torpore e mi
addormentai sapendo che chi si addormenta al freddo è destinato a
morire in un ultimo barlume di consapevolezza sperai che mio padre
alla notizia della mia morte avrebbe cessato le forniture delle vesti al
monastero.
Aprii gli occhi davanti ad un braciere,
“Buongiorno!” chi mi aveva apostrofato era una persona anziana
che portava con grande dignità la veste color zafferano, “cinque
anni e ti saresti lasciato morire pur di non fallire?”, con un filo
di voce gli dissi che non potevo disonorare mio padre, “ nessun
padre vorrebbe vedere morto il proprio figlio”, gli risposi che non
sarebbe stato lui ad uccidermi, ma loro, il mio interlocutore aprì
il viso ad un enorme sorriso “sei saggio, ed hai la ligua molto
affilata, mangia qualcosa Gal, domattina avrai molte cose da fare”.
Mi svegliò il canto dei monaci, era
ancora buio, un ragazzo della mia età mi disse di lavarmi e vestirmi
in tutta fretta, mi avrebbe accompagnato alla lezione, ma prima
dovevo assistere al sutra del cuore, feci il più in fretta possibile
ed entrai nella grande stanza giusto per l'inizio, il monaco anziano
che mi aveva accolto stava per iniziare.....
Immerso nella saggezza suprema
davanti a monaci e Bodhisattva riuniti, Kannon (Avalokitesvara)
Bodhisattva della compassione, risponde all'allievo Shariputra
insegnando la dottrina del vuoto.
Oh Shariputra, la forma non
è che vuoto, il vuoto non è che forma; ciò che è forma è
vuoto, ciò che è vuoto è forma; lo stesso è per sensazione,
percezione, discriminazione e coscienza. Tutte le cose sono vuote
apparizioni, Shariputra. Non sono nate, non sono distrutte, non
sono macchiate, non sono pure; non aumentano e non
decrescono. Perciò nella vacuità non c'è forma né sensazione,
né percezione, né discriminazione, né coscienza; Non ci sono
occhi né orecchi, naso, lingua, corpo, mente; Non ci sono forma
né suono, odore, gusto, tatto, oggetti; né c'è un regno del
vedere, e così via fino ad arrivare a nessun regno della
coscienza; non vi è conoscenza, né ignoranza, né fine della
conoscenza, né fine dell'ignoranza, e così via fino ad arrivare
a né vecchiaia né morte; né estinzione di vecchiaia e
morte; non c'è sofferenza, karma, estinzione, via; non c'è
saggezza né realizzazione. Dal momento che non si ha nulla da
conseguire, si è un bodhisattva. Poiché ci si è interamente
affidati alla prajna paramita, la mente non conosce ostacoli; dal
momento che la mente non conosce ostacoli non si conosce la paura,
si è oltre il pensiero illusorio, e si raggiunge il
Nirvana. Poiché tutti i Buddha del passato, del presente e del
futuro si affidano interamente alla prajna paramita, conseguono la
suprema illuminazione. Sappi dunque che la prajna paramita è il
grande mantra, il mantra più alto, il mantra supremo e
incomparabile, capace di placare ogni sofferenza. Ciò è
vero. Non è falso. Perciò io recito il mantra della prajna
paramita, Che dice: andate, andate, andate insieme all'altra
sponda, completamente sull'altra sponda, benvenuto risveglio!
Ero stupito, quale
era la condizione in cui tutto quello che conoscevo non esisteva?
Il Sutra del Cuore
mi era noto, ma oggi, mi poneva innanzi adomande che sapevo essermi già posto.
Venni condotto
insieme a numerosi ragazzi a fare colazione, thè con burro di yak,
poi a lezione.
Un giovane monaco
mi chiese di definire il termine "impermanenza” ed io risposi
“tutto, niente di quello che ci circonda è eterno neppure le
grandi montagne”, mia madre mi aveva spiegato molte volte che se la
vita è un continuo divenire tutto è decadimento e nulla è per più
di qualche attimo, nasciamo e moriamo e così fanno gli animali e le
cose, e solo noi, come spiriti siamo eterni, vita dopo vita nella
condanna alla reincarnazione.
Il giovane monaco
allora mi chiese come si potesse sfuggire alla condanna della
reincarnazione, gli risposi che visto che mi era stato predetto che
avrei avuto benefici nella prossima vita avrei voluto raggiungere
tale stato in quella successiva; gli alunni scoppiarono a ridere, ma il
giovane monaco andò su tutte le furie e così toccò a me pulire la
grande sala in cui era stato recitato il Sutra del Cuore.
Mentre pulivo con
attrezzi troppo grandi per un bimbo di cinque anni, il vecchio monaco
che mi aveva accolto mi passò accanto e mi apostrofò “la tua
lingua ha mietuto un altra vittima?” sorrisi a questa persona che
mi ispirava una grande fiducia, “non volevo offendere nessuno, ho
solo detto ciò che pensavo”, "ed è un pregio mio piccolo amico, ma
io temo che tu sappia molto più di quanto mostri di sapere e
certamente più di quanto possano far presupporre i tuoi cinque anni,
vieni lascia le pulizie, dobbiamo parlare".
Fui un fiume in
piena, si, il sutra del cuore lo sapevo a memoria, ma non perchè
l'avessi imparato, lo sapevo e basta, come mi sembrava di conoscere
il monastero ed anche chi avevo davanti, i ricordi affioravano ad
ondate, sapevo chi fosse, come si chiamava, e sapevo che avremmo
dovuto incontrarci lì ed allora.
Lacrime uscirono
copiose dai miei occhi, erano lacrime di gioia, ero tornato a casa e
stavo riprendendo un cammino troppo presto interrotto nella mia vita
precedente ed avevo un vecchio amico che mi avrebbe guidato.
Replica di un manoscritto sanscrito su foglia di palma del 609 contenente il Sutra del Cuore
Una parte del Sutra del Cuore dal film il piccolo Buddha di Bernardo Bertolucci
Un raggio di luce entra fra le persiane
socchiuse, vi frappongo l'unghia del pollice della mano destra, mi
pare di scolpire la luce, gli do forma, i raggi si scompongono.
Sono in un negozio di strumenti
musicali, sto scegliendo una muta di corde in bronzo per sostituire
quelle della mia chitarra acustica, mi consigliano le bronzo fosforo,
ma io so che suonano male "di ferraglia”, il negoziante mi propone
quelle con l'anima in nylon, ma se volessi suonare qualcosa di Neil
Young non potrei, mi consiglia un ottima marca, ma non le vorrei su
questa chitarra, le ho già montate sull'altra.....
Socchiudo gli occhi, i raggi di sole
attraversano lo spazio fra le ciglia socchiuse ed esplodono in un
mare di riflessi, muovo leggermente le palpebre ed i riflessi sulle
ciglia cambiano direzione.....
Sono all'uscita di scuola, ho il mio
tascapane militare a tracolla e tolgo la catena che blocca le ruote
al mio Garelli, oggi non volevo vedere nessuno, la dama bionda si era
messa con Francesco ed io ero incazzato nero, non volevo essere amato
da una donna che amava anche un altro, inforco il motorino e vado per
via Vittorio Veneto diretto a casa...
Chiudo pollice ed indice e provo a
catturare un raggio di sole, socchiudendo gli occhi mi sembra di
vedere spazio nonostante le dita si tocchino fra loro, e lì in mezzo
un raggio di sole unico, singolo si intrufola e viene catturato.
Sto pagando il pranzo di nozze, a dire
il vero lo sta pagando mio padre, mia suocera sta rompendo le palle
ai gestori del ristorante perchè deve pagare solo nove persone, gli
altri sei non sono venuti e poi due hanno mangiato solo il primo, io
e mio padre ci guardiamo, dico gentilmente alla signora che copro io
l'importo con l'anticipo dato perchè tanto resto sempre lo stesso e
trecentomila lire non mi cambiano la vita, la suocera se ne va a
sparlare di me con gli invitati.
Doni mi sta passando davanti, quando mi
passa davanti mena sempre il culo in maniera esagerata, glielo faccio
notare e lei fa la colombella candida, mi dice che cammina così e
non può farci nulla, ma la sera stessa si mostra per quello che è,
una pantera con una fame arretrata incredibile....
Mi fa male la spalla, mi giro, non c'è
più il sole, sono sveglio, devo alzarmi, devo fare, devo uscire,
devo devo devo, ma non vorrei o meglio vorrei altre cose, riparare
alle cose sbagliate che ho fatto, non fare errori che ho commesso, ma
il tempo ha coperto tutto con un velo di fuliggine bastarda che copre
le forme, ma lascia trapelare il rimorso.
Santuario de La Stella appena sotto uno dei luoghi descriti nel post......